mercoledì 12 dicembre 2018

nelle famiglie contadine c'era un cesso. a volte solo fuori casa. e poi la vigna, l'oliveto.

i bambini potevano fare la cacca anche fuori. perchè poi arrivava mamma o nonna che col badile la levavano e davano a concimare  non certo le rose. magari i carciofi o i cavolfiori

mia nonna a commento diceva: c'è la merda che parla male del badile


quando la merda sale sullo sgabello o fa puzzo o fa danno ( proverbio veneto)

giovedì 29 novembre 2018


IL CANTO DELL'ASSENZA primo studio-esito di residenza


renzia.dinca


Vorno ( Lucca)


Dentro il progetto Della morte e del morire, stagione 2018-2019, ideato dalla Associazione Dello Scompiglio diretta da Cecilia Bertoni, una realtà oramai consolidata di ospitalità di residenze artistiche fra Natura e Cultura alle porte della città di Lucca, si stanno via via esplorando strade di incontro e confronto a livello internazionale di Compagnie di sperimentazione sui linguaggi del Teatro e delle arti performative. Nel ricchissimo programma (che si concluderà nel dicembre 2019) e dopo la ricezione di oltre 500 proposte da ogni parte del mondo), la vocazione internazionale Dello Scompiglio ha proposto l'esito di residenza artistica Il Canto dell''Assenza, ultimo tassello della trilogia performativa Rags of memory, progetto di ricerca teatrale e di formazione nelle arti performative nato nel 2006 dalla regista e pedagoga teatrale Anna Dora Dorno e Nicola Pianzola performer e pedagogo teatrale (cofondatore della Compagnia Instabili Vaganti), che ha attraversato diversi Paesi e coinvolto attori, artisti visivi, musicisti e performer da ogni parte del mondo (ne è testimonianza interessante di percorso il volume Stracci della memoria- Cue press, 2018, frutto di dodici anni di ricerca in oltre venti Paesi con diversi Premi anche internazionali). La performance a due, percorre con una certa grazia il tema della fine sia intesa come Morte fisica di un soggetto umano sia, forse quella più simbolica della separazione di una coppia, con tutto il dolore che ne consegue. C'è forte contaminazione nello spazio fra i generi: video, parola, canto, azioni performative che rilasciano suggestioni iconiche interessanti fra l'onirico e il memoriale. Come La sposa ( Anna Dora Dorno) che rintraccia nella natura i passi le tracce di una misteriosa scomparsa, come nel finale la danza atletica ma disperata dell'uomo ( Nicola Pianzola). Un lavoro da approfondire ma con spunti di pregio sul refrain Il suono dell'assenza non è il silenzio ma la saturazione del ricordo.
Carolina Balucani in ES , anche lei concorrente al Progetto come autrice ed attrice in esito di residenza, ha proposto una complessa prova tutta al femminile, dove interseca in una narrazione drammaturgica originale (da limare), in forma di monologo con diverse varianti nella riscrittura recitativa, di un lutto in rielaborazione dove l'ES, la parte oscura viscerale di noi umani, si confronta con le voci di dentro. Comprese le nostre infantili e rimosse. Per poter rinascere, poter rivivere. Anche questo un lavoro con valenze interessanti, da prosciugare.




IL CANTO DELL'ASSENZA-INSTABILI VAGANTI -Performance#3 della trilogia della memoria -Rags of Memory Performing Arts Project


Ideazione e regia Anna Dora Dorno

Performer Anna Dora Dorno e Nicola Pianzola

Cura del suono e progetto musicale Instabili Vaganti
in collaborazione con Riccardo Nanni e Alberto Novello

Ideazione video Instabili Vaganti



ES di e con Carolina Balucani

Progetti selezionati nel programma di residenze artistiche “Della morte e del morire” -Associazione Culturale Dello Scompiglio

Visti a Vorno ( Lucca), Tenuta dello Scompiglio, il 27 ottobre 2018



mercoledì 21 novembre 2018



"Amori violenti" di Francesca Pidone manuale di difesa psicologica su Ansa. #25novembre #amoriviolenti #nofemminicidio

ANSA/ Libri: Violenza sulle donne, per salvarsi parliamone
'Amori violenti' di Francesca Pidone, 25/11 in ebook a 0,99 euro
(di Daniela Giammusso)(ANSA) - ROMA, 20 NOV - Sei milioni e
743 mila donne tra i 16 e i 70 anni. E' l'esercito di mogli,
figlie, madri, fidanzate, amiche, colleghe, vicine di casa, che
almeno una volta nella vita hanno subito violenza fisica o
sessuale, secondo l'Istat. Una metropoli di vittime che si puo'
aiutare a uscire dal tunnel (o, meglio ancora, ''educare'' a non
finirci) secondo Francesca Pidone, coordinatrice del Telefono
Donna del Centro antiviolenza Casa della Donna di Pisa ,
criminologa e Giudice Esperto presso il Tribunale di
Sorveglianza di Firenze, oggi anche autrice di ''Amori
violenti'', vero e proprio manuale di autodifesa psicologica per
imparare a riconoscere, prevenire e contrastare la violenza
sulle donne, che Mursia, in occasione della Giornata
internazionale contro la violenza sulle donne, il 25 novembre
pubblica in ebook al prezzo speciale di 0,99 euro (poi sara' a
9,90; edizione cartacea dall'8 marzo).
''L'idea e' nata sul campo - racconta la Pidone all'ANSA - Da
noi arrivano situazioni gia' croniche, ma ci siamo chiesti: c'e'
un momento in cui un rapporto supera il limite tollerabile tra
legame affettivo e violenza? Quali sono gli indicatori? Perche' a
tutte puo' capitare di incontrare un uomo violento: diffondere la
cultura della prevenzione e' il modo migliore per evitare le
tragedie''.
Se i rapporti ''sbagliati'', come tutti i rapporti, nascono in
modo dolce, spiega infatti il libro, i germi della violenza
cominciano a mostrarsi quasi subito: isolamento, controllo,
aggressione verbale e poi fisica. ''La gelosia - spiega la
Pidone - viene confusa come segnale d'amore, il controllo per
cura e sostegno, la violenza per conflitto''. Un'escalation
sempre simile a se' stessa, che alterna momenti da incubo a
slanci di tenerezza, con numeri sconcertanti: nel 75% dei casi
chi esercita violenza su una donna e' il partner o un ex partner;
piu' del 90% delle vittime non denuncia, pure se una su tre dopo
le botte subisce anche violenza sessuale. E solo il 18,2% delle
intervistate riconosce la violenza in famiglia come reato.
''Il problema e' innanzitutto culturale e non e' solo italiano
- prosegue la Pidone - Dal 2007 (anno del rilevamento Istat e di
casi eclatanti come il pluriomicida Luca Delfino ndr) si e'
iniziato a fare molto, ma ancora e' difficile, ad esempio,
riconoscere il reato di maltrattamenti in famiglia. Se non si
cambia innanzitutto la concezione del ruolo dell'uomo e della
donna, non si puo' fare molto a livello di giurisprudenza. Per
fortuna oggi se ne parla molto di piu'. E' fondamentale, perche'
solo cosi' capisci che non sei sola, ne' l'unica.''.
Come il miglior manuale motivazionale, ecco allora le prime
due regole d'oro: ascoltare se stesse, perche' tutto cio' che fa
sentire confuse, stordite, scioccate e' sintomo che qualcosa non
va; e prestare attenzione alla reiterazione di episodi di
tensione o controllo compulsivo. Tra storie vere, indirizzi
utili, modelli cui ispirarsi, falsi miti e diritti da ricordare,
il libro aiuta innanzitutto a guardare in faccia e riconoscere
la violenza (da quella economica allo stalking fino alle
aggressioni fisiche) con le tre P da cui fuggire: Prepotenza,
Possessivita', Protervia.
''Non esiste l'identikit del perfetto aguzzino come della
perfetta vittima - riflette la Pidone - Un dato comune pero' e'
che spesso questi uomini, all'apparenza gentili e premurosi,
riescono a infilarsi in situazioni di isolamento e
vulnerabilita'. Ad esempio con chi ha appena avuto un lutto. A
queste donne bisogna dare le informazioni giuste. E ricordare

lunedì 19 novembre 2018


è su RUMORSCENA  di Roberto Rinaldi


STORIA DI AMORE E DI CALCIO

renzia.dinca

Pontedera. Una storia minimalista, strutturata su doppi scarti temporali (un'Italia del Sud in bianco e nero da neorealismo anni Cinquanta, un paesino sul mare di pescatori dominato dalla malavita, forse italiana (proiettato sul fondale), dove la prevalenza umana quasi assoluta nel plot narrativo (l’autore-attore Santeramo è in piedi davanti a un leggio), è di emigrati di e da diverse parti del Terzo e Quarto Mondo, tanto da poter essere catalogabile come un non luogo. Un impianto drammaturgico essenziale, giocato su continui passaggi di registro: dal quotidiano da Strapaese delle partite di calcio (però clandestine, e fra emigrati), al melò di un innamoramento fra ragazzi dal sapore esotico e fino ad uno stravolgimento dopo un climax e soprattutto un finale, che lascia intorpiditi e increduli. Eppure quanto di attuale sta dentro l'eco di questi Personaggi, di queste ambientazioni geo-politiche, volutamente- (e poi per nulla), vintage. La penna felice di Michele Santeramo punge forte in questo Storia di amore e di calcio, con ancora lui stesso nelle vesti di narratore, come lo era stato in altri suoi lavori recenti visti a Pontedera dentro la Stagione del Teatro della Toscana dove ha firmato i lavori: La prossima stagione, Il Nullafacente e fino all’ultimo Leonardo da Vinci. Solo sul palco, in una affabulazione convincente, completamente priva di enfasi, restituisce in scrittura ed in scena, un affresco della contemporaneità che magari non disturba, è gentile. Apparentemente. Almeno in un primissimo approccio di scrittura da affresco dal sapore di telenovela. Per poi lanciare strali durissimi e direttissimi, denunce esplicite verso crimini orrendi dentro uno spazio-vita forse concentrazionario o forse alla solita luce del sole, dove è legge il far west e dove vige la legge del taglione. Un trattatello semantico-drammaturgico che prende a calci (letteralmente e letterariamente), uno “ stato delle cose”. Quando la Parola-Killer che Santeramo gestisce assai bene, investiga su il bla bla bla del Mondo per affacciarsi alla finestra degli Ultimi, ben risuona per contrordine, l’orda degli imbecilli della Rete, in anticipo descritta da Umberto Eco. E così, un lavoro di scrittura e per la scena di primo acchito retrò, ci apparenta, e finalmente proviamo o riproviamo a capire, anche qualcosa di noi. Provate voi a parlare, oggi, con un tifoso sfegatato di una squadra di calcio, sia che sia la Vecchia Signora o una squadretta piccina italica periferica: sarete ricoperti di insulti perché la Squadra è, in Italia, come la Mamma: intoccabile. E qui Santeramo già prova a intaccare uno dei dogmi popolari italiani: il calcio. Per farne nella sua drammaturgia assai raffinata, un elemento di coesione (lo aveva fatto il regista Gabriele Salvatores in uno dei suoi film meglio riusciti Mediterraneo). Provate voi poi a intrattenere qualche vostra conoscenza sul tributo violento, che regaliamo a Persone ed anche Animali (figuriamoci all’Ambiente dove in questi giorni ettari di boschi secolari sono stati distrutti in tutto l’arco dolomitico), nel piccolo Mondo italico che ci circonda. Siano extra comunitari o donne, specie se straniere, chiunque fuori dai giochi, leggi: i diversi, gli irregolari. Ecco che le Donne, specie se straniere addirittura da altri continenti (sic!), possono occupare uno spazio-altro, quello del perturbante. Occhi in cui si sprofonda-scrive Santeramo e racconta la storia di un giovane che si innamora di una ragazza, innamorato per occhi in cui si annega. Perché innamorarsi è così. Ma qui il martello della lingua picchia. Picchia molto molto forte perché entra nella contemporaneità di una scrittura drammaturgica essenziale e tagliente. Dove, fuori, non c’è spazio. Né per l’amore né per la pietas né per la Comunità (la Patria è cosa altra). C’è solo e comanda la Bestia. Le musiche sono di Vito Palmieri che quest’anno alla Mostra cinematografica di Venezia, insieme a Santeramo, ha scritto la sceneggiatura del corto Il mondiale in piazza, due primi premi nella sezione MigrArti- la Cultura che unisce



Drammaturgia Michele Santeramo
con Michele Santeramo
regia cortometraggio Vito Palmieri
musiche originali Sergio Altamura
progetto video Orlando Bolognesi
costumi Chiara Fontanella

PRIMA NAZIONALE

Fondazione Teatro della Toscana

Visto al Teatro Era, a Pontedera, il 14 ottobre 2018



mercoledì 14 novembre 2018


FUCINI IN CITTA'

di PIERO NISSIM

L'amico poeta, musicista e burattinaio Piero Nissim mi ha fatto dono di alcuni sonetti ( già da lui stesso postati su FB), ispirati al noto scrittore pisano in vernacolo Renato Fucini alias Neri Tanfucio. Mi fa piacere postarli sul mio blog: descrivono con ironia la città di Pisa ai giorni nostri. Grazie Piero



LA MURTA AR CULO

Giravo 'n Pisa giusto l'artro ieri
pe' sgranchimmi le gambe e la piantana.
Borgo, via Dini e poi in Cavalieri, 
la bella piazza della 'arovana.

Ma c' ho i mi' anni, anche se un si vede
e dopo un po' la fiacca è bell' e presa.
Così mi sono messo un poco a sede'
sullo scalino della bella 'hiesa.

"Arzati e vai! Lo sai che un si pole?
Ti murto e paghi" m'urla un celerino
che dice che 'r Comune 'un lo vole!

"Un vole icche? Dimmelo, su, bellino! 
Che mi riposi un po' se 'r piede un regge?
Mi murti' r culo? Pagherò a 'curegge!" 


ER FURTO A RATE

Trent'anni fa dicevano che a Roma
c'avevano er viziaccio di rubbare.
E gliera vero assai, Maremma bona,
tanto che comincionnoli a imitare.

Rubava 'r padre, 'r figlio, anco 'r cassiere.
Fino a quarantanove di milioni!
E ir Capo dice a presa di sedere
"Si rende tutto a rate, in cinquantoni!" 

Neri, hai 'apito il furbo, che gioetto? 
Mi vene a mente 'r mi' 'ugino  er Topo,
che chiese di prestalli un gruzzoletto.

Io mi fidai e lui me li rirese! 
Ma non domani, neppure 'r giorno dopo:
in cinquant'anni, a una Lira ar mese! 


PRIMA GLI ITALIANI 

"Fermi, un sì passa! Indietro, brutti neri!"
Sur primo mi sentii 'hiamato 'n causa,
Ma un c'è l'avevan con me i Carabbineri:
l'ordine era fermare la marmaglia.

Gente in miseria, in fuga dalle guerre, 
donne cor bimbo 'n braccio o nella pancia, 
disposti a fatiare nelle serre, 
ne' 'ampi, pe du euri o pe' 'na mancia. 

'Un c'è miseriordia a questo mondo...
"Un so' razzista!" sfrugola 'r Sarvini
"Un sì po' accoglie' l'Affria ed ir Congo! 

Se poi s'avesse 'n mente d'allargasse, 
meglio ospità un polacco, du' ungheresi, 
tre turchi, quarche nazi... E si fa l'Asse!" 


ER PAPA BONO

"Sono Francesco" disse, e somigliava
davvero ar nostro Santo poverello.
Semplice, schietto (la gente l'adorava) 
dormiva pure fora dar Cancello.

Prendeva le difese dell'oppressi:
"la fame l'è r peggior di tutti i mali"! 
E vorse pure fare un ripulisti
fra certi Monsignori e Cardinali... 

Ma rispetto all'aborto prese un canto, 
offese r medi'o, lo 'hiamò si'ario, 
la donna non comprese nel suo pianto. 

Ma allora, Santità, la 'osa è strana! 
Preferivi le donne morte a frotte
e i sordi che faceva la mammana? 


ER DEGRADO

Un si fa che parla' di 'sto degrado:
Pisa l'è sporca, marcia, un è siura.
Tanto che per andà a San Piero a Grado
mi toccò girà largo, fori mura!...

Ma icche dici Astianatte, sei bevuto? 
Un l'hai 'apito? Seminan paura! 
Certo quarche cretino l'ho veduto
e a questi che ci pensi la Vestura!

Ma Pisa è bella e a sera su' Lungarni
l'è piena di studenti in capannelli
che ridono, discutono e un so' scarni. 

E tutto 'sto fervore giovanile
ci dà la forza della dritta via! 
Che a Pisa storto è solo 'r Campanile! 


AR PRONTOSOCCORSO

"Pronto, 118?" "Si, chi parla?"
"Chi parla un c'entra! Un omo nella via
l'han preso 'n pieno nell' attraversalla.
Mandate 'vi Ambulanza e Polizia!"

Passa mezz'ora... un s'era mia distanti...
però un arriva manco un motorino. 
Poi di furgoni ne arrivonno tanti, 
da Pisa, da Marina e da Piombino!

All'ospedale un ti dio r canaio:
codice bianco, giallo, rosso e rosa,
si passa l'ore 'n vesto ginepraio.

E pensa barellato giù in corsia
quer pover' omo di vesta mattina:
"L' era meglio crepare a casa mia!" 


LA SCOLA OGGI

"Neri, hai sentito di vei bimbi a scola?"
"No! Ch'è successo? Cadde un cornicione?"
"Macchè! Di peggio! Gira la parola
che i bimbi un siano uguali a colazione.

In certe scole all'ora della mensa
è apparecchiato tutto per benino
ma solo 'per i nostri'. Gli artri senza,
in un cantuccio, a rosia' un panino".

"E' propio 'na vergogna Neri mio,
armeno i bimbi sieno tutt'uguali,
nati dalla Miseriordia der bon Dio!

E poi son loro a dacce 'r bon esempio:
fra loro, bianchi, neri, rossi o gialli
son tutti amici. Siamo noi lo scempio!..."

PISA PULITA
"Neri, ecche piove? Un c'ho manco l'ombrello!"
"Un sembra propio, oggi c'era 'l sole,
tant' è che 'r mi 'ugino e 'r su fratello
andonno a prende'  'r garbo giù a Riglione..."

"Eppure varda vi, è tutto bagnato." 
"Vedi vella cisterna sur furgone? 
Er Sindao lo deve ave' ordinato
di lava'  'n terra co' l'acqua e 'r sapone".

"Bravo! Pisa pulita, qua la mano! 
Però chi era venuto a protestare
seduto s'è bagnato  'r deretano!" 

"Son giovani, lo sai, so' 'na razzaccia:
pe' le giuste ragioni so' disposti
a bagnasse un po'  'r culo." 
E voi la faccia? 


IL TAVVE

"O Neri, di 'sto Tavve 'osa ne pensi?
S'ha a collega' Torino co' Lione?" 
"Ma come non lo sai? Solo è pe' merci, 
che ar novanta pe' cento va 'n furgone"! 

"E lo faresti er Ponte sullo Stretto, 
più lungo de' viadotti 'meriani?"
"Bono anco vello! Per rinnova' 'r gioetto
fra mafia, apparti, banche e pesci'ani!" 

Sarebbe meglio che si dediasse 
ogni risorsa ai giovani, al lavoro. 
Murta' i corrotti e chi un paga le tasse. 

A da veni' 'na nova primavera:
pace e lavoro agli italiani onesti,
pe' l'artri manigordi la galera! 



LA MAFIA A PISA

La mafia a Pisa un c'è, la osa é chiara!
Vedi forse 'r picciotto o 'r caporale
che pe 'no sgarro piglia la lupara, 
"o paghi 'r pizzo o finisci male"? 

O ci son forse guerre fra le 'osche, 
morti ammazzati come spicinio? 
A Palermo li stiaccian come mosche, 
ma a Pisa vesto un c'è, ringraziaddio!

D'accordo, 'r posto 'r tu' 'ognato ar gasse
l'ebbe per conoscenza d'un sensale, 
artri alle Poste, all' Acque, Ufficio Tasse, 

o entronno co' la spinta all'Ospedale.
Ma la mafia da noi non attecchisce!
Qui s'unge solo un po'... Che c'è di male? 

giovedì 8 novembre 2018


è su RUMORSCENA di Roberto Rinaldi

Yorick-un Amleto dal sottosuolo

renzia.dinca

In Yorick-un Amleto dal sottosuolo di Simone Perinelli, c’è un rovesciamento metaletterario: dove c’era protagonista Hamlet, il Prence di Danimarca c’è il suo doppio il Fool, il buffone di Corte o meglio il suo Teschio parlante. Dove c’era Amleto e tutta la sua vita letteraria e reale (sic!), si impone uno sprofondamento che è una mise en abime del contesto: Atto quinto, scena I. Perinelli ci aveva già un po' incantati colla versione in totale a solo di corpo-voce del suo Pinocchio e forse dava già fin da lì una indicazione formale per il suo lavoro: Amleto dal sottosuolo. In tutto il testo ed il suo esperimento, visto a SPAM.
In Yorick, Perinelli si slancia dentro uno spazio essenziale con microfoni e musicisti in presa diretta, in una performance insieme fisica e verbale di performance totale, coraggiosa e a tratti indigesta. Un pò come quando il troppo stroppia. Tuttavia convince questa performance dove l’aver dato voce al Fool, con tutte le implicazioni caratteriologiche del ghost –Hamlet. Certo dare voce a questo Pinocchio/burattino-Hamlet, con tutta la sua infantilissima percezione della Realtà, perché qui, almeno in Italia, di sicuro, sono saltate le trasmissioni trans-generazionali (e quanto c’è di reale, pesantissimo, in questa presa d’atto del presente). Yorick è un adolescente che come gli adolescenti nella cameretta sua, prova a provare la sua vita, la prossima. Da morto. Un bel lavoro.





PRIMA NAZIONALE

Produzione Leviedelfool
Drammaturgia e regia Simone Perinelli
Con Simone Perinelli
Musiche originali Massimiliano Setti e al violoncello Luca Tilli
Disegno luci e scene Fabio Giommarelli
Tecnico del suono Marco Gorini

Costumi Labàrt Design di Laura Bartelloni

Teatro Era- Teatro della Toscana con il sostegno di Pilar Ternera/Nuovo Teatro delle Commedie e ALDES/SPAM


martedì 6 novembre 2018

è su DOPPIOZERO

Contro la gente perbene

Un’inquietante cardine della retorica delle nuove destre è che il voto sovversivo, che scatena odi razziali e si nutre di ostilità e frontiere, sia fatto da gente per bene. Sia Nigel Farage che Matteo Salvini hanno ripetuto parole molto simili: a victory for real people, a victory for ordinary people, a victory for decent people (una vittoria di gente reale, ordinaria, di gente per bene. Nigel Farage, discorso subito dopo il Brexit), oppure La gente per bene vive dappertutto (Salvini sul suo profilo Facebook).
Gente per bene è qui caratterizzato dalla paura di tutto: dall’immigrazione alla criminalità, dall’identità sessuale alla sessualità più in generale, una crisi pressoché totale e continua dovuta quasi interamente a politici corrotti del passato. L’inquietudine di fronte a cambiamenti percepiti come troppo rapidi o mal gestiti si trasforma in un malumore diffuso e qualunquista. Inutile cercare di razionalizzare e spiegare che i cambiamenti sono sempre in corso, e la realtà non è gestita o gestibile, poco conta anche osservare quanto possano rubare nel frattempo i politici attuali. Una volta scatenata la furia, la gente per bene non si ferma più. Questo è il paragone inquietante con gli anni tra le due guerre. Perché la paura è infinita. La corruzione è degli altri, quelli che non sono per bene. Non c’è più uno scontro tra visioni diverse della società ma tra gente per bene e politici corrotti, e cioè gli avversari, additati dai quotidiani in un mescolarsi di lotte combattute a colpi di magistratura, opinioni, giornali. 

La sfera pubblica è fatta nella sua essenza di interessi che confliggono, dove ci sono gli altri è chiaro che ci si incontra e scontra. Quando il campo politico diviene dominato dai me ne frego fascisti o dai vaffa’di Grillo, gli altri non sono più avversari, ma criminali da perseguire. 
Shakespeare scrive il meraviglioso Measure for measure quando i puritani iniziano a chiudergli i teatri, e oggi siamo di fronte a qualcosa di molto simile. Accusare gli altri di corruzione significa autoescludersi da una categoria, è come dire che sono loro a essere cattivi, noi siamo buoni, per bene, dalla parte giusta della storia.


Al contrario, la corruzione è uno dei cardini del compromesso. Quella economica è facilmente identificabile, se qualcuno ha rubato lo si vede facilmente da un conto in banca. Ma se a corrompere, come nella prima repubblica, era un partito come la DC o il PSI che avevano di fronte un PCI finanziato dall’URSS? O se vogliamo rovesciare la prospettiva, un PCI che aveva di fronte DC e PSI filo americani? Se dai rimescolamenti morali che sono seguiti un cattolico si trova in un partito dove un’altra corrente è favorevole ad aborto, divorzio, contraccezione? È più grave la corruzione politica o quella religiosa? O viceversa, se per un convinto liberale l’unico modo per essere eletto in una certa regione è compiacere opinioni conservatrice? Per non parlare di quanto è sempre corrotta l’intimità di due innamorati, tra intensità e intenzioni divine e calcoli economici su eredità o stipendi, figli che sono investimenti, rischi di fallimenti. Parlare contro la corruzione, per tornare a dirla con lo Shakespeare inorridito dall’ondata puritana, è immaginarsi fuori dal male, e non c’è nulla di più temibile della gente per bene. La corruzione non è di destra o sinistra, in un modo o nell’altro attraversa tutta la vita associata, non solo dei politici ma anche delle famiglie e delle amicizie. Anche dell’individuo quando di fronte al proprio Dio o alla propria coscienza, misura l’ambiguità delle proprie intenzioni, fa i conti con le ambizioni sbagliate, con le lezioni che ci dà sempre la realtà di fronte al delirio narcisistico della propria purezza. 

Quello che è spaventoso e al momento cavalcato dalla destra in Europa e negli USA e nel Brasile, ma che è certamente stato cavallo di battaglia di tanta storia della sinistra, inclusa quella della diversità morale del PCI, è il contrapporre l’onestà, l’essere per bene, all’illegittimità degli avversari. Spacciare un’immaginaria altra epoca che ci saremmo perduti alle spalle, o un mondo di là da venire, finalmente regolato dalle persone per bene.
Questa furia di gente per bene si contrappone al disordine morale che inevitabilmente attraversa le vite degli adulti, esposti a scelte difficili, in cui si deve esercitare maturità e consapevolezza (del resto se questo disordine, nelle vite nostre e degli altri non esistesse, quali virtù si esprimerebbero nella temperanza, nella giustizia, nell’amore per la libertà?). Sappiamo che nostro cugino sta divorziando, che il collega ha fatto carriera perché fa l’amore con il figlio o la figlia dell’amministratore delegato, che quel concorso pubblico è stato pilotato e via dicendo, e solletichiamo in un pubblico esausto la nostalgia di quando eravamo obbedienti e bambini, prima di incontrare cattive compagnie, il sesso, l’alcol e le droghe, l’avidità, l’invidia, il tradimento, quando eravamo figli, e papà e mamma ci dicevano cosa fare e il male non esisteva. Quindi non sentivamo tentazioni trasgressive (sessuali, intellettuali, o le droghe) e di fronte a chi ci invitava a fare il male potevamo contrapporre l’obbedienza, la legge del padre. A Eva che arrivava con una mela potevamo dire: papà ha detto di non mangiarla, va via. 

Ora bisognerebbe partire da questo primo momento: credo che anche le persone religiosamente più devote concorderanno sul fatto che non è che dal Paradiso terrestre siano stati cacciati alcuni e altri no. E non è neppure il caso di immaginare che se della gente perbene si mette a far la spia per il potere o ad assecondare l’autoritarismo dei reazionari per loro, perché sono stati così buoni, si possano fare delle eccezioni. In altre parole, Dio non è la nostalgia di un leader forte che ci consenta di non guardare le nostre debolezze, non è qualcuno che è rimasto indietro, nel paradiso da cui siamo stati cacciati, al contrario parla attraverso le cose, nel mondo, nei problemi concreti che ci troviamo ad affrontare, e parla attraverso la nostra umanità e intelligenza, il nostro comprendere quello che abbiamo di fronte. Come ricorda Pico Della Mirandola nel De Dignitate Hominis, ci ama più dei suoi angeli proprio perché ci ha messo in un mondo reale fatto di scelte e di esseri, non nell’immaginazione di Beppe Grillo, Salvini o Di Maio. Non nell’invitare gli smarriti a rifugiarsi nel perbenismo, ma nell’interrogare il nostro tempo; non in nostalgie senescenti per come immaginiamo fosse il passato o potrebbe essere il futuro, ma per un continuo lavoro nel cercare di comprendere il mondo. Un mondo dove l’immigrazione è la diretta conseguenza di guerre e carestie, e per coprire il dovere morale che sentiamo di fronte alla sofferenza ci vogliono tante, tante chiacchiere! 

Oggi la gente per bene ha inventato la categoria di migranti economici sostanzialmente per umiliare chi arriva. Come ne avesse ancora bisogno, dopo aver attraversato il deserto e il mare, dopo campi di detenzione, spieghiamogli bene che se è un futuro migliore che vorrebbe, la gente perbene vuole fargli capire qual è il suo posto! Dall’altra parte migliaia di persone che si mettono in marcia verso la frontiera. Cosa farete di noi?
Io so da sempre e con orrore cosa siano le persone per bene, conosco il modo in cui mi hanno additato nell’adolescenza e hanno commentato la vita mia e di tutti i miei amici, di tutto il mondo. I pettegolezzi contro Bocca di rosa e le fobie per la contestazione. E so che se avvicinati, riconciliati con i loro demoni, neppure loro sono per bene nel senso orrendo evocato da Salvini e Farage. Potendo accedere a un’educazione, se possono leggere Pasolini, Moravia e Morante, Bob Dylan, Tolstoj e Manzoni, Dante e Macchiavelli, il loro conformismo si dilegua, riemergono persone. Questo è il lavoro che fanno insegnanti di tutti i livelli dell’educazione. Poi purtroppo dalla ragionevolezza delle cose discusse in classe si cade in un mondo primitivo, nella colpa degli altri e alla fine in guerre terribili. Anche queste di solito volute dai vecchi e combattute dai giovani. 
Non solo quindi abbasso Salvini, di Maio, Grillo, i conformismi, ma benvenuto mondo con tutti i tuoi problemi, benvenuti migranti e mondo ricco di difficoltà attraverso il quale, grazie alla nostra umanità e non contro di questa, cerchiamo di costruire un mondo giusto, libero e per tutti.

domenica 28 ottobre 2018


renzia.dinca



FESTIVAL INEQUILIBRIO

FORMIDABILE PIER GIUSEPPE DI TANNO

Castiglioncello ( Livorno)

Un Uomo Ragno col viso coperto da una maschera  e una tuta in sexy latex rigorosamente black. Sta sopra una struttura leggera ad una discreta altezza fra cubo da disco e sospensioni da palestra modello coatti. Il suo corpo-macchina è perfetto, come anche la corrispondenza corpo-voce. Risulta stupefacente la  performance dall'alto di quel piccolo spazio di pochi centimetri quadrati rispetto alla prova vocale in cui si cimenta-in solitaria, nientepopodimenoché con Pirandello e i suoi Sei Personaggi in cerca d'autore. Lui è il settimo. Si perchè a lui è consegnata l'intera macchina da guerra-sintetizzata, dei dialoghi, didascalie,  implosioni, affioramenti di Personaggi (fra cui in particolare il Capo comico e la Ragazza), di e da riscrittura dell'intera drammaturgia pirandelliana per il lavoro: Sei. E dunque, perchè si fa meraviglia di noi?. Il lavoro originario era stato predisposto per il Festival di Chiusi per cui  erano state aperte  le selezioni per sei dei Personaggi, come da copione. Questo progetto è andato a monte. E ripresentato  ex novo allo storico Festival Inequilibrio di ARMUNIA, diretto per molti anni da Massimo Paganelli ed ora da Angela Fumarola e Fabio Masi a Castiglioncello. Ed ecco che nella  narrazione-tutta a prova atletica e ri-scrittura per un solo Personaggio(che ha trovato il suo Autore in Latini), l'attore performer Pier Giuseppe Di Tanno (diretto magistralmente dallo stesso Roberto Latini per la Compagnia Fortebraccio, musiche di Gianluca Misiti, luci di Max Mugnai), inscena un  canto ed il controcanto di una pièce che lascia lo spettatore senza fiato. Sì perchè la complessità dei piani narrativi anche meta-teatrali che si involvono e vanno a pescare nell'odierno generalizzato ormai ventennale mischiamento di generi di tanta cosiddetta avanguardia, lascia anche qualche perplessità, per esempio sul finale dove compare l'amletico monologo essere o non essere con tanto di gorgiera viola-blu sul collo del “Ragno” e poi quell'immersione dell'attore nella vasca con schiuma allo champagne da Marilyn Monroe che lascia un senso di horror vacui. tuttavia il piano di lavoro lascia lo spettatore incantato  e senza fiato per la capacità tutta artistica di ri-pensare e ri-attualizzare una tragedia che umana è e soprattutto non cambia di registro nella riscrittura, per la drammaticità dei temi pirandelliani di riferimento e tratteggia anche, forse, il tema della sofferenza psichica legata alla diversità, alla non omologazione con rimando alla complessità dei tempi. Compresa quella della riflessione sull'essere Attore sulla scena italiana, oggi. Questo tema ricorre nei momenti topici della narrazione: è come quando nel monologo tutto interiore esteriorizzato, quasi psicoanalitico tra la Figlia e il Padre, traslati in forma essenziale ma non ludica anzi, sulla  bocca-corpo Ragno dell' attore-io narrante, si apre una dimensione maschera tragica greca impressionante fra postura e gioco lessicale, mentre si dice del misfatto letterario, per poi lasciare spazio al respirare per prendere tempo- anche rispetto una prova fisica attoriale non indifferente. E qui  si apre l'orizzonte scena-luci sul retro-scena che si spalanca su un fondale bianco-torrido- atrofizzato, dove una macchina del vento restituisce un po' di movimento, di vita anche se immonda-che fa da eco alla narrazione. Un po' di frescura anche per il pubblico che è in cardiopalma per la tensione caleidoscopica dell'evento davvero di raro fulgore, e che in genere in quello spazio della tensostruttura dello spazio di Castello Pasquini con le sue appendici, a volte faceva  piegare dalla calura.  Notevole l'uso sinergico delle luci-come del sonoro, che segnano dal corpo allo spazio, i passaggi topici della narrazione mentre l'Attore si muove sulla postazione, come una scimmia in piena giungla da palcoscenico. In finale Di Tanno scende dalla postazione e si gioca gli ultimi minuti prima e dentro la vasca, mentre sono proiettate alcune parole-chiave quasi sottotesto del Testo e della neo ricerca laboratoriale di Latini fra le quali: vergogna-straziante-idea-azione- proteso- giocare- io- muoio- meraviglia- spegni. In loop. Lavoro criptico questo SEI, fin dal Titolo che trasporta  chiaroscuri metalinguistici e dal fortissimo impatto emotivo ed estetico.

ARMUNIA – Festival Inequilibrio

Produzione Fortebraccio

drammaturgia e regia Roberto Latini

con Pier Giuseppe Di Tanno

musica e suoni Gianluca Misiti

visto a Castiglioncello festival Inequilibrio, il 5 Luglio 2018

sabato 27 ottobre 2018


BEATITUDO o della Ricostruzione del Mondo

di renzia.dinca

PISA. Trent’anni del Teatro della Fortezza, un bel traguardo e prezioso per La Compagnia omonima diretta da Armando Punzo a Volterra in provincia di Pisa, che ha lavorato e lavora coi detenuti dentro le mura medicee del Maschi, il Carcere della città etrusca. Grandi festeggiamenti per lo storico anniversario al Teatro Verdi di Pisa (ne ha inaugurato la Stagione di prosa 2018/19 il direttore artistico Silvano Patacca), con una serie di iniziative come la mostra del fotografo Stefano Vaja, una lectio magistralis del regista alla Scuola Normale, corsi di teatro e incontri con le Scuole pisane. Dopo la messa in scena in prima assoluta e come di consueto dentro il Carcere volterrano del Luglio scorso Beatitudo (liberamente ispirato all’opera di Borges), costruito, giorno dopo giorno per molti mesi coi detenuti, esce, come da tempo accade, dal Carcere per approdare in diversi Teatri, dal locale spazio del Persio Flacco e poi in prima tappa al Teatro Verdi di Pisa, Teatro Lirico di tradizione per poi approdare a Milano Certo trent'anni sono tanti per un progetto teatrale e artistico, ma qui si tratta di una straordinaria Utopia, anche sociale, riconosciuta a livello internazionale, purtroppo ancora incompiuta rispetto ad un Progetto recente che prevedeva un Teatro Stabile in Carcere dentro la stessa Fortezza. Comunque e dopo aver visto Beatitudo, è vero e ancora vero, che dentro un universo concentrazionario di pratiche teatrali uniche nel loro genere, coraggiose e visionarie per tematiche rigore ideazioni innovative trentennali, si avverte e risplende sempre e ancora il mandato etico della poetica originaria di Punzo. Si intuisce in Beatitudo, la riflessione sulla ricerca critica dell’Artista a ciò che è fuori dalle Mura, nel mondo- un Mondo, quello di fuori, che bene non sta. E che di Utopia, dentro il carcere, dove la possibilità di vivere altri Mondi sembrerebbe essere negata ed invece, attraverso cultura studio e pratica teatrale, il riscatto c’è. E ce ne sarebbe anche un bisogno estremo fuori ed oltre la metafora (sic!) carceraria, dove dilagano distopie di muri, lager, espulsioni da parte di chi prova a includere (vedi modello Riace) e rigurgiti neo-nazisti nel nostro Paese e non solo.
La piazza di Pisa per la Compagnia della Fortezza è diventata consuetudine: già nel 1993 approdò al Verdi il lavoro di Armando Punzo Marat Sade, uno dei suoi lavori più riusciti. Radicale, eversivo, epico, transnazionale. Dopo aver lavorato per due anni su Shakespeare “contro Shakespeare”, in Dopo la Tempesta (visto anche al Verdi), una produzione che risale a due anni fa, in cui i Personaggi non davano scampo perchè Shakespeare non dà scampo come poeta e come drammaturgo (secondo Punzo), in Beatitudo, invece e cioè nell’Opera omnia di Borges, c’è l’anima opposta, quella che vuole ricostruire il Mondo, distruggendo da dentro i suoi personaggi, in quanto Borges è maledettamente contrario alla cosiddetta realtà. Perché la cosiddetta realtà non è unica. Ce la raccontano o ce le raccontiamo, le cosiddette Realtà. Forse oggi, sembra suggerirci Punzo, basterebbe cambiare o la gradazione di occhiali (si fa per dire) o mettere sul comodino e leggere qualche divulgativo testo di fisica quantistica (il fisico Carlo Rovelli, per esempio), oppure entrare dentro il buco nero dove vite di persone cose e animali del recente Nobel per le Onde Gravitazionali pisano Adalberto Giazotto, ci hanno predetto che siamo per cambiare prospettive sul Mondo

In Beatitudo, si respira uno spazio insieme forte e leggero di riscrittura multitestuale, per una operazione sulla carta (anche per la trasposizione che non poteva che essere molto diversa da quella del Carcere, dove la scena era completamente allagata, non restituibile in un Teatro di tradizione), non facile che poteva apparire di super-adattamento di una testualità di straordinaria efficacia letteraria ma di quasi impraticabilità teatrale e forse pure meta-teatrale. Affrontare Borges, l’immenso autore argentino, è stato un atto di fede estremo di Poesia Totale. Ne riscontriamo gli esiti, felici, che ricordano un po' nella traccia narrativa letteraria, il lavoro di e da Hamlice (che ha riempito Teatri Stabili da Prato a Milano), dove sembra davvero che le avanguardie novecentesche con la migliore storica visione, anche fantasmagorica, totalmente visionaria del Realismo magico dell’Autore argentino, siano state deflagrate da Punzo, in un sapiente distillarsi tra pensiero e azioni individuali e corali. Dopo molti lavori su Shakespeare, spesso violenti, come da drammaturgie del Bardo, qui Punzo ha interrogato i Mondi letterari di Borges. Una svolta. E se ne riscontrano gli esiti in scena. Mentre nello spazio totale del Verdi ancora e ancora i Personaggi-Totali, cioè Maschere Ancelle Vecchi Bibliotecarie Primitivi belanti, coprono l’intero spazio teatrale della Platea, nella cavea i musicisti- percussioni e batteria, eseguono dal vivo su musiche originali scritte direttamente sulla scena da Andrea Salvadori, commentano testi di Borges letti in prima persona dallo stesso regista statico in piedi davanti ad un semplice leggio. Sulla scena un succedersi di Personaggi fantasmagorici introdotti da una sorta di Coro tribale che corre e urla dotato di aste flessibili in lunghissime canne di bambu che fa da siparietto a comparizioni di figure immaginifiche, tratte dai testi di Borges- con sottotesto macro drammaturgico la Biblioteca, vita-sacrario del genio argentino, ma in leggerezza. La narrazione visiva sul palco è estremamente lenta e dove poco accade. Tutto è dominato dagli esiti psico-simbolici delle Parole delle poesie lette da Punzo. Per immagini rifratte rispetto alla scelta dei testi di narrazione. La testa mozzata portata in scena ad effetto cinematografico è quella del Minotauro. Il Bambino-un doppio di Punzo che assiste da seduto sugli scalini fra cavea e palco, si porta sulle spalle il carico della Palla Mappamondo-Mondo in una sorta di transfert Padre- Figlio. Un macro reading dove testualità e musica accendono vicendevolmente suggestioni metafisiche oniriche e anche un po' medianiche. Con qualche risvolto misticheggiante alla Jodorovski. Perché Punzo esordisce con i versi Tutto accade qui per la prima volta (tratto da Poesie- La cifra). Perché tutto si rincorre niccianamente, ad anello. Nella città di Pisa che ha dato i natali allo scrittore di Piazze d’Italia e di Sostiene Pereira Antonio Tabucchi, da poco prematuramente scomparso a Parigi ed in odore di Nobel, traduttore di Pessoa, che del Realismo magico sudamericano è stato mentore, Beatitudo è anche un omaggio alla città di Pisa, alla sua storia, e a chi ha creduto ben più di trent’anni or sono, alla scommessa di Carte Blanche di Armando Punzo e Cinzia De Felice.





Compagnia della Fortezza
Beatitudo ispirato all’opera di Jorge Luis Borges

Drammaturgia e regia di Armando Punzo
Musiche originali e sound design Andrea Salvadori
Scene Alessandro Marzetti e Armando Punzo
Costumi Emanuela Dall’Aglio
Movimenti Pascale Piscina

Produzione Carte Blanche e TieffeTeatro
con il sostegno di MIBACT-Regione Toscana-Comune di Volterra-Comune di Pomarance-Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra- Ministero della Giustizia C.R. Volterra

Visto al Teatro Verdi di Pisa, il 7 ottobre 2018

venerdì 24 agosto 2018


Chissà cosa avresti detto
commentato tu genovese rifugiato
per sventure nazi-fasciste a Cogne

col ricordo- bambino, delle bombe a Genova
delle sirene che annunciavano
catastrofi , giu nel tunnel colla mamma


chissà cosa avresti detto, commentato
come quando le Torri Gemelle vennero giu
ed io a abusare di te e non come Asia

mi manca il tuo Pensiero
la tua Parsimonia genovese
che regalava a me vizi, capricci

i tuoi schizzi da poeta
su fogli volanti
equazioni sulla Vita la Luce

che non capivo
e tu avevi invece capito tutto
pure me. col tuo Ponte delle Anime