venerdì 23 agosto 2019

Vendocasa siamo in tanti sul treno

Occhi stanchi ma nel cuore sereno

-Ciao si. Non mi restano che i gatti. Se vuoi si permuta

A Scandicci? A ddoveveiace a voifasci tipo zona meloni raggi? Cettolaqualun

Me va bene puro Matera.  Però fra i sassi. Intorno zona cesso 
Ho un qualche problema. Vado a urlare in giro che il governatore della Toscana ha rovinato la sanità

Starò  bene? Mica avrò perso la  littorina?mmm no. Lavevamopresa
Fasci lotti di


Tutto bene a casa?nel senso nonne bis nonne madri figlie et figli masculi?
Fra Pisa e dintorni immediati, accadono molte "cose" in politica e nella società.

Pensano loro i politici che bisogna alzare il culo e andare o in parlamento  o in Comune.

Intanto fanno passare leggi liberticide vedi sicurezza uno e bis.
In zona passaggi ruolo e persone che vivono di politica

Io non vado in vacanza d'agosto.  Io vigilo. E vivo di fatto fra Pisa  Firenze e Maremma.  Okkio 
Seggio. Signora vota
 Nome cognome. Risulta in lista diritto voto per residenza

- ma lei è  quel la che ha comprato da...
-si si è  tre anni

Ah.
Be se per caso ha bisogno (verifica del non detto). Oh yessee. Cettolaqualunque



giovedì 22 agosto 2019

Vedi la Storia si ripete. La macro e la micro. E tu sei centro.

Linconscio esiste. Dicesti. E il sogno lo ripete. La modalità  è stupefacente

#standby


Si era soffermata nel suo studio il pomeriggio del mercoledì. stava seduta a tavolino. forse scriveva o studiava nell'anticamera arredata a libreria. e' serena. esce  d'improvviso l'uomo  dalla sua stanza alle spalle. la fissa.

-e lei cosa ci fa qui?. e'alterato. si sente una musica come da una radio dallo studio.

-mi scusi mi scusi. pensavo ci fosse appuntamento anche oggi. come ieri.mi sono sbagliata

Lui è arrabbiato-ma cosa ha fatto? . venga venga con me
La donna non vuole. è scossa. per l'errore e per la reazione dell'uomo. lui la prende sottobraccio e le intima-adesso venga con me
-ma io ho lasciato la borsa, la giacca. ho la macchina parcheggiata

Lui la strattona lei lo segue. a piedi percorrono ua strada sterrata. lei lo guarda. ha i capelli radi quasi una ragnatela sul cranio. volto affilato stanco

nel tragitto lei intravede una gabbia con degli animali. si ferma osserva.
uno strano gioco fa due quadrupedi pelosi non riconoscibili. un animaletto volante una microscimmia si insinua fra i due, sembra giocare
-Mi piace molto osservare il comportamento degli animali
Arrivano in una casa. la casa di lui. c'è un lungo corridoio con tanti vestiti appesi al muro. seduti fuori dalla casa un noto chirurgo con la moglie. lui si schernisce con la donna. ora chissa' cosa penseranno

 Entrano. lui si avvicna a lei. l'abbraccia alla vita di spalle
poi si allontana. di nuovo alterato.
 compare una donna bionda alta

-buonasera
poco dopo lui  volta le spalle alla donna. nel corridoio. ha una siringa  conficcata sulla nuca.  una fialetta aperta appoggiata ad un tavolino

Decide che deve andarsene di li. cerca i suoi effetti personali. la giacca e soprattutto la borsetta. Accadde d estate.

domenica 18 agosto 2019

Pace. Spiritualità. Benessere del corpo e della mente 





venerdì 16 agosto 2019

14 agosto. Castel del piano Grosseto.  Orchestra della scuola musicale Rossini. La seconda per importanza dopo Grosseto. Piazza  madonna. Direttore Massimiliano  Santella. Presenta renzia d Inca ( e come dice qualcuna: è  impazzita  e non è  normale). 15 agosto Concerto jazz 15 elementi con Massimiliano Santella al trombone.  

giovedì 15 agosto 2019

15 agosto. Assunzione della Madonna

Disse hai visto cosa sta accadendo?
Al politico?
Si. Abbiamo  manifestato.  Vestite di rosso. Non mi dite che non mi avete vista tornare
Se era del PD non accadeva
#perlararararaavis

sabato 10 agosto 2019

Sai quando ti hanno sfilato l anima

Sai quando ti hanno sfilato l anima
Quei morti gia morti anzi putrefatti
Che se gliene chiedi ragione berciano
Che se cerchi di capire si voltano
Che se cerchi di spiegarti ignorano

Sai quando ti hanno sfilato l anima
Mentre tu ti aggrappi alla bellezza
Del bene di Dio e del creato
E la risposta è sì muore anche noi
E una sola volta e viviamo male
Eravate già morti durante traversata
Già durante la vostra prima sola volta

Sepolcri imbiancati vi chiamate
Senza cuore avidi di beni e di spade
Pronti ad essere uomini come lupi
Lupi ad altri uomini
Questo siete e nessuna carità vi placa

lunedì 29 luglio 2019

e invece Giacomo  Leopardi?

 passeggiando su acquedotto mediceo?

lunedì 29 aprile 2019


L'Eccidio un oratorio a tre voci

renzia.dinca

Fucecchio (Firenze)

L'Eccidio è tratto da un' inchiesta del giornalista  de Il Tirreno Riccardo Cardellicchio L'estate del '44 sull'eccidio dei tedeschi in ritirata nel Padule di Fucecchio (23 agosto, 174 vittime civili: donne, anziani e molti bambini), adattato per la scena da Andrea Mancini, professore universitario, studioso di Teatro, oggi direttore artistico del Festival del Teatro Romano di Volterra. Il lavoro è tornato sulle assi del Nuovo Teatro Pacini di Fucecchio in Prima nazionale per la regia di Enrico Falaschi (che ne è recente direttore artistico) dopo due diverse edizioni, la prima nel 1993 e poi nel 2002.  Nella prima edizione, dopo il successo  di repliche dello spettacolo, nacque il Teatrino dei Fondi. Il lavoro era stato pubblicato nel 1994 da Titivillus (Teatrino dei Fondi/Titivillus Mostre Editoria), e ripubblicato quest'anno per lo stesso Editore (Premio ANCT 2012 e UBU 2016 per l'Editoria teatrale). La strage di civili del Padule di Fucecchio, una zona di boschi e aree paludose al confine fra le province di Pistoia e Firenze, ha colpito le popolazioni dei Comuni di Fucecchio, Monsummano Terme, Larciano, Ponte Buggianese, Cerreto Guidi. Là si erano insediati molti sfollati, sfuggiti per riparare lontano dai centri abitati, a causa dei bombardamenti e rastrellamenti da parte delle SS. Sui territori toscani (come in quelli del Nord Italia dove la Resistenza ai confini con l'Austria è durata 22 mesi e fin dopo il 25 aprile '45), si stavano coalizzando cellule di organizzazione armata confluite nelle diverse realtà dei Gruppi partigiani in sostegno degli Anglo-Americani. Insomma lo scenario in cui si affaccia la narrazione de L'Eccidio,  è quello di un'Italia in piena guerra civile come ci riportano le fonti storiografiche più accreditate del post dopoguerra (cit. Claudio Pavone). Nella zona del Padule: con le 174 vittime per la ferocia delle truppe tedesche in ritirata mentre si stava organizzando la Linea Gotica che percorreva l'Appennino centrale e riorganizzando la controffensiva dopo la tragedia dell'Otto settembre '43. rievoca-di pochi giorni dell'agosto'44, quella di Sant'Anna di Stazzema, piccolo borgo ai piedi delle Apuane che guardano alla Versilia.

Il nuovo lavoro di Enrico Falaschi mette in scena tre giovani attori Alberto Ierardi (il narratore), Marta Paganelli (la donna) e Giorgio Vierda (il poeta).  Nelle  rispettive vesti i tre protagonisti, provano a scolpire in scena in un narrazione  realistica, un testo forse datato ma di assoluta contemporaneità che avrebbe davvero bisogno di essere diffuso fra gli studenti dai banchi dei più piccoli ai più grandi. “(...) oggi, tre quarti di secolo dopo l'Eccidio, crediamo sia ancora più importante rinnovare l'impegno nel conservare e diffondere la memoria di quei tragici fatti del passato (...)- dalle Note di regia Enrico Falaschi”. Disposti su una scenografia minimalista  creata da moltissimi cubi, rigorosamente bianchi, i tre protagonisti si lanciano in una narrazione che fa del Not in my name il suo sapore. Poi sulla scena si costruisce , proprio sulla testualità (dormi sepolto in un campo di grano- i tulipani-il rosso fiore sboccioso). Molto interessante il lavoro di Alessio Trillini.

L'Eccidio di Riccardo Cardellicchio

adattamento teatrale di Andrea Mancini

con Alberto Ierardi, Marta Paganelli e Giorgio Vierda

regia  Enrico Falaschi


disegno dal vivo Alessio Trillini

scenografie Angelo Italiano e Marco Sacchetti

luce Nicolas Baggi

costumi Chiara Fontanella

Produzione Teatrino dei Fondi con il sostegno di Regione Toscana Mibac, Città Metropolitana di Firenze, Comune di Fucecchio, Fondazione CR Firenze, UniCoopFirenze

PRIMA NAZIONALE


Visto a Fucecchio-Nuovo Teatro Pacini, il 13 aprile 2019



venerdì 12 aprile 2019


I PROMESSI SPOSI ALLA PROVA

renzia.dinca


Pontedera (Pisa)

Un lavoro di largo respiro adatto ad un pubblico di studenti e di appassionati di classici di diverse età: chi non conosce I Promessi sposi per il programma di  studi delle Scuole superiori? Il romanzo, rivisto e riscritto in forma di drammaturgia dalla penna di Giovanni Testori intitolato: I Promessi sposi alla prova, andò in scena a Milano al Franco Parenti  nel 1984 con lo stesso Franco Parenti in scena, a cui ha fatto seguito una ripresa nel 1994 sempre per la regia di Andrée Ruth Shammah. A distanza di oltre trent'anni  dal debutto, il testo e la messinscena si rivelano ancora una volta un piccolo capolavoro di senso per la restituzione di personaggi, umori, ambientazioni di quel classico dei classici firmato da Alessandro Manzoni, un gigante della letteratura italiana, che ben seppe descrivere i caratteri antropologici degli italiani (nel senso di Italia intesa come “espressione geografica”), con sullo sfondo la Grande Storia ovvero il Seicento nel lombardo-veneto.   Il lavoro è stato  in Prima  nazionale a Pontedera – Teatro Era e alla Pergola (Teatro Nazionale) con un cast di tutto rispetto, a cominciare da Luca Lazzareschi (in vari ruoli, fra cui quello di una potente interpretazione di sola vocalità microfonata de l'Innominato) con Laura Marinoni in una toccante e sofferta Gertrude -Monaca di Monza che esce da una botola del palcoscenico vestita in gramaglie; Carlina Torta (Agnese), Laura Pasetti (Perpetua) e i giovanissimi allievi della Scuola Orazio Costa ( iNuovi) del Teatro della Pergola fiorentino, a cui sono affidati i ruoli di Renzo (Filippo Lai), Lucia (Laura Pons), don Rodrigo (Sebastiano Spada).  Ruth Shammah ci propone una regia spigliata e scoppiettante. Soprattutto se teniamo conto della riedizione di un già classico di oltre trent'anni or sono e del fatto che lo spettatore è sottoposto ad un tour de force di oltre tre ore con breve pausa verso il finale.  Ma evidentemente l'alchimia di un Teatro di parola, un cast di forza espressiva e una direzione che crede nei propri valori di poetica  sia drammaturgica che di trasmissione di senso, restituisce al pubblico l'operazione dei Promessi, appunto alla Prova (teatrale) come compare nella scrittura scenica di Testori, assai godibile e con un messaggio in bottiglia per un  rinnovato impegno civile affidato a chi lavora con passione fra generazioni diverse dentro il mondo complicato attuale della scena.


PRIMA NAZIONALE

di Giovanni Testori

regia Andrée Ruth Shammah

scena Gianmaurizio Fercioni

musiche Michele Tadini e Paolo Ciarchi

con Luca Lazzareschi, Laura Marinoni, Filippo Lai - iNuovi, Laura Pasetti, Nina Pons, Sebastiano Spada-iNuovi e la partecipazione di Carlina Torta

Produzione Teatro Franco Parenti e Fondazione Teatro della Toscana
con il sostegno dell'Associazione Giovanni Testori

Visto a Pontedera (Pisa), il 10 Marzo 2019

martedì 9 aprile 2019



A BUTI, domenica 14 Marzo ore 21.15

MAGGIO DELLA PASSIONE DI GESU CRISTO

Riproporre ancora oggi in questo mondo, dove sembrano prevalere il vuoto dell’anima e la fine dei valori, una Passione di Cristo nel suo luogo naturale, cioè nella casa del Signore, è una buona sfida che supera il problema della fede praticante.
A questo si aggiunge un’altra notazione ed è il fatto che Buti può dire ora, con questa opera cantata in maggio, di aver creato con una ripetitività alla scadenza pasquale, una tradizione che le mancava.
Questa Passione è nata in cinque atti, ogni atto si svolge in luogo diverso, è a carattere itinerante e il punto di arrivo finale è la chiesa del paese  o del quartiere dove prima, per le strade e le piazze, si erano svolte le altre stazioni.
Negli ultimi anni, a Buti, la rappresentazione si è svolta nella chiesa e ha perso la sua forma itinerante.
Ritorniamo alla memoria tanti luoghi percorsi: il teatro sventrato e il greto del fiume a Buti; il mercato del pesce, il sagrato e le alte impalcature sulla Chiesa ottagonale, i fossi del quartiere Venezia a Livorno; i palchetti e una lunga scala a chiocciola di un teatro fiorentino, in angelo che vola in alto nella cattedrale di Sant’Eustorgio a Milano; un’annunciazione tra gli scavi archeologici di San Piero a Grado, il canto tra i fuochi in un vespro Capoverdino…tanti altri sono i luoghi dove è passata la Passione, che nella Chiesa del suo paese, a Pasqua ritrova da lì la forza per potersi rinnovare,, per poter uscire fuori dalle mura, e ripercorrere tra le luci del giorno fino ai misteri della notte il cammino di quell’uomo che è diventato un patrimonio del nostro inconscio collettivo.
Il nostro racconto della Passione si ispira al film di Pasolini di cui restano solo i canti della Missa Luba che scandiscono il passare del tempo e il mutare dei luoghi. Si cerca qui di restituire la visione mistica e la vertigine lucida di questo rivoluzionario, Cristo; che si agita fra questi volti di uomini e donne che con la loro passione, inconsapevolezza e pudore, riescono ad incarnare quello spirito della terra così difficile da toccare. L’operazione culturale e teatrale a Buti, iniziata nel 1984,e proseguita con nuove ipotesi, modalità e progetti di segno diverso, spesso tra loro in apparente antitesi, quando ha toccato la memoria e la tradizione, ha lavorato nella convinzione che una realtà teatrale  e culturale come quella espressa dal luogo di Buti (Il Maggio): che difende ancora oggi dei caratteri suoi peculiari, isolandosi e che tende ad essere diffidente delle “novità”, deve essere conosciuta dall’interno per potervi operare in modo rispettoso ed insieme “negligente”

Dario Marconcini

sabato 9 marzo 2019

DEFLORIAN/TAGLIARINI in QUASI NIENTE

renzia.dinca


PRATO. Da anni il Teatro italiano si era un po' lasciato alle spalle il confronto regista-attori rispetto a trame d’autore che si affacciassero sulla contemporaneità del mondo piccolo borghese. Questa mancanza di interesse potrebbe essere stata causata dal fatto che ad un certo punto della Storia individuale e collettiva recente la dimensione sempre connessa, superinformata della società globalizzata aveva saturato con la cronaca di fatti in sovraesposizione abituandoci al bombardamento mediatico alle prese con PIL e oscillazioni delle Borse al rialzo. Frastornati dal fare euforico, da promesse di magnifiche sorti e progressive, da qualche decennio a questa parte siamo stati avvezzi a subire qualsiasi narrazione o fake news fra bollettini dei mercati e Isole dei Famosi senza ricorrere ai dovuti filtri, senza possibilità del giusto distacco.  Nei tempi in cui la società del ben-essere a tutti i costi ha superato la china (e ne sono evidenti gli scricchiolii politico-sociali vedi gilet jaunes, dove un giovane filosofo come Diego Fusaro ce lo insegna in TV mattina, pomeridiana e in web, mentre Latouche, con la sua teoria sulla decrescita felice, è già un signore ottantenne), si comincia ad interrogarsi su: vivere è bello?, ecco che Quasi niente il nuovo lavoro di Deflorian/Tagliarini, mette le carte in tavola quasi a presentare il conto dell’ubriacatura di promessa felicità concessa a (quasi) tutti e lo fa  denunciando un malessere interpersonale da tinello per  effetto rebound  in una cornice di plot minimalista dal sapore no radical no chic. Il lavoro è una sorta di autodenuncia-specchio intergenerazionale. E’questo, in sintesi Quasi niente di Deflorian e Tagliarini. Tre generazioni di donne e due di uomini dai sessanta ai trenta, persone con storie autonarrate, le loro, normali, che non hanno mai avuto a che vedere con la Guerra finita nel 45 del Secolo scorso e nemmeno hanno patito scontri identitari (femminismo) o edipico-sociali come il coming out dell’essere gay, tantomeno la genitorialità o problemi amorosi di cui qui non vi è traccia. Le storie a mosaico dei cinque protagonisti (Daria Deflorian, Monica Piseddu, Francesca Cuttica, Benno Steinneger e Antonio Tagliarini), sono intervallate in un narrato hic et nunc da questi cinque personaggi in scena tutti super adulti con le loro autobiografie-schegge di vissuti e segnalano disagi e malesseri psicofisici. Sembra uno schiaffo all’incontrario di quell’épater le bourgeois di sessantottina memoria. Qui non appare niente di ideologico. L’esposizione è esibita con educazione quasi pudibonda da salotto borghese, svelato da sedute su una poltrona rossa per le donne (pochi gli arredi di scena, un comò, un armadio anonimo da Signorina Felicita di gozzaniana memoria). Una poltrona da flusso di coscienza che però non riporta indietro a Freud ma accenna rispetto la mise en abime della scena, all’occhio acutissimo di Francesco Orlando de Gli oggetti desueti nelle immagini della Letteratura. Parte una provocazione rispetto al pubblico voyeur. uno specchio- appunto, franto: noi e voi. perché noi siamo voi, voi sprofondati nelle vostre poltroncine di spettatori teatrali colti e borghesi. Una sfida dichiarata a cui nessuno peraltro, crede. almeno noi pubblico un pò anche bue. Sono cinque i personaggi in scena: tre donne di diverse generazioni in realtà la stessa Donna-una Monica Vitti (Giuliana) Monica Piseddu strepitosa, presa a prestito e pretesto dal film Deserto Rosso (1964) di Michelangelo Antonioni (il regista icona sessantottina dell’eterno tema secondo-Novecentesco della incomunicabilità fra i sessi) e due uomini. Le tre donne sono Giuliana, la quarantenne Monica Piseddu che supera sé stessa ad ogni nuova sua apparizione sulla scena, Daria Deflorian, la quasi sessantenne (sua alter ego) e la trentenne Francesca Cuttica, che canta con una voce sommessa molto molto calda ed incisiva. Sulla scena niente accade o quasi niente. Una fotografia dell’attuale status della piccola borghesia occidentale europea?
L’incipit afferra subito lo spettatore Giuliana-Monica Piseddu: che cosa devono guardare i miei occhi? Un racconto dove manca la trama. Mi fanno male i capelli. Frasi estrapolate dal film. Ma in scena niente di cinematografico. Piseddu si appalesa un po' dimessa, un po' signora nei segni di abito e scarpe col tacco giusto. In avanscena accende una radiolina anni Cinquanta da cui esce in loop una musica orecchiabile (in TV in questi ultimi mesi utilizzata a commento sonoro di una nota pubblicità di catena internazionale di intimo).
Ma qui, in questo Quasi niente, citando Mark Fisher prestato a sua volta come in Deserto Rosso il personaggio di Giuliana in uno dei monologhi di Deflorian, siamo ben oltre l’incomunicabilità dei sessi. Siamo oltre l’Uomo. forse in una zona senza speranza dejà vu quella dei tempi di Robert Walser. Quella dell’ultimo Nietzsche?

Cinque monologhi ad intreccio su microtrame sottili, cinque narrazioni di storie di vita dove non si trova il bandolo della matassa, il senso della propria storia ed esistenza. Non vi è nulla di tragico, non vi è cenno a sotto-testi di vizi o segreti inenarrabili. Aleggia tanta stanchezza e forse il dubbio che il Sistema o Pensiero Unico ci abbia rubato la passione, il desiderio di lacaniano intuito. quello che i Greci chiamavano Penia.


QUASI NIENTE Un progetto di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini, liberamente ispirato al film Deserto rosso di Michelangelo Antonioni

collaborazione artistica Francesco Alberici

con Francesca Cuttica, Daria Deflorian, Monica Piseddu, Benno 

lunedì 18 febbraio 2019


CENERI

renzia.dinca


Firenze. Un lavoro complesso e insieme leggero, visionario, ricchissimo di suggestioni visive e semantiche a livello antropologico e di tecniche di narrazione per lo spettacolo dal vivo questo CENERI, visto in prima nazionale al Teatro di Rifredi ( in programmazione coraggiosa di Angelo Savelli e Giancarlo Mordini), unica tappa italiana della Compagnia norvegese Plexus polaire ideato dall'artista Yngvild Aspeli. In effetti è raro poter vedere nel nostro Paese spettacoli dove si intrecciano in un connubio poetico risolto e riconoscibile marionette e attori in carne ed ossa. I piani di lettura sono molteplici e tuttavia il risultato formale è davvero stupefacente per la maestria nell'uso di diverse tecniche e nella capacità di bypassare segni di letterarietà che hanno molto a che vedere con la tradizione nordica europea fin dal lascito dei fratelli Grimm (di cui Jacob è stato fondatore della filologia germanica). E forse non a caso CENERI è stato così apprezzato negli USA dove la penna di Stephen King ha creato dei capolavori horror trasposti in film passati alla leggenda del cinema. Ispirato al romanzo Prima del fuoco di Gaute Heivoll (da evento di cronaca, da cui è stato tratto il lungometraggio Pyromaniac), narra due storie parallele (in una sorta di mise en abime polarizzato, un gioco di specchi e di rimandi di coppie padre-figlio), quella di un aspirante scrittore-con l'attore seduto alla scrivania in boccascena intento a riportare sulla carta memorie della sua infanzia (proiettate in parola su fondale) e l'intreccio della sua storia personale- lui neonato, con quella di un altro personaggio, in un'altra famiglia, quella del giovane piromane proteso in una guerra dai forti sapori psicoanalitici nientemeno che col padre pompiere. Un classico edipico che oggi non piacerebbe certo, per esempio al lacaniano Recalcati, per il quale nel contemporaneo per lo meno quello italiano, sono i figli a reclamare un Padre assente (l'ambientazione di CENERI è in Norvegia, fine anni Settanta). Qui si assiste ad una rappresentazione fra l'onirico e l'allucinatorio (lo scrittore colleziona sotto la scrivania bottiglie di birra accanto al cestino della carta: principio di realtà?), in un susseguirsi di suggestioni visive e sonore (anche queste molto ben cadenzate per ritmi pause sottrazioni accelerazioni), sottratte al piano narrativo della cosiddetta realtà dell'apparenza, dove tutto è sul piano della certezza, quella del giorno, per penetrare nel regno della Notte e del buio. Il gioco del doppio si tramuta in proiezioni fra i due protagonisti-figli, i loro padri, le famiglie. Di fatto ed allargate nello spazio-tempo dove le vicende si svolgono. E qui il rimando a Ingmar Bergman non è certo irrituale (e poi c'è molto di giallistica scandinava in questo lavoro, poco letta in Italia). Pensiamo per esempio al romanzo autobiografico del regista svedese Lanterna magica. Quindi gli elementi del lavoro sono Fuoco e Cenere. Il fuoco distruttore, ma anche purificatore. Il Fuoco che arde dentro il cuore adolescente, dentro la repressione degli istinti. Dentro la ribellione ai Padri. E qui entra in gioco il doppio piano semantico, l'ambiguità, ulteriore stilema messo in campo dai tre attori-burattinai (nascosti dal buio del fondale muovono le fila narrative di pupazzi-marionette mosse da fili invisibili, prima piccoli- Figli, e nel finale a grandezza d'uomo- Padri Madri, Comunità). Ulteriore effetto suggestivo di forte compresenza simbolica (insieme alle casette di carta pre-testo-fienili bruciate- sospese nel vuoto del palco a fili invisibili), come il fumo delle sigarette dal giovane piromane e poi concesse come ultime sigarette dallo Scrittore al Padre morente cacciatore di alci (immagine quantomai straordinaria evocativa che ricorda Cappuccetto Rosso salvata dal cacciatore che taglia la pancia della Bestia). Chè il Lupo è direttamente in e sulla scena in brevi apparizioni liberatorie in una compartecipazione straordinaria a commento di una Storia dove nessuno parla ma tutto si svela e rivela. Per tecniche ed immagini. E tutto dal vivo.


PRIMA NAZIONALE

Compagnia Plexus Polaire ( Francia|Norvegia)
uno spettacolo di Yngvild Aspeli

attori e marionettisti Viktor Lukavski, Altor Sanz Juanes( in alternanza con Alice Chéné) e Andreu Martinez Costa
scenografie Charlotte Maurel e Gunhild Mathea Olaussen
musica Guro Moe Skumsens e Ane-Marthe Sorlie Holen
costumi Sylvia Denals
luci Xavier Lescat
video David Lejard-Ruffet

Visto a Firenze, Teatro di Rifredi, il 10 febbraio 2019

giovedì 24 gennaio 2019


Storia d'amore alla follia

renzia.dinca

Firenze. Un amore per il Teatro che percorre oltre quarant'anni di esperienze fra direzioni artistiche di lungo corso (da quella pilota  del Teatro- Ragazzi anni Settanta fino alla fondazione della Città del Teatro di Cascina, cittadina  fra  Pisa e Pontedera) e poi lo sbocco sul palco, da attore con la sua Compagnia Animali Celesti|Teatro d’arte civile. La linea, diritta, di Alessandro Garzella sembra essere questa. Una traiettoria insieme forte e tempestosa. Ma anche dolce. Perché così può essere la vita. Quella personale e quella pubblica di un intellettuale e artista a tutto tondo. In questo lavoro Storia d'amore alla follia, che vede anche il supporto della supervisione di Antonio Viganò ( Bolzano, Teatro della Ribalta) che col Teatro del disagio ha condiviso tutta una vita artistica e, di recente, riconoscimenti prestigiosi della critica quale il Premio speciale UBU 2018. Il lavoro visto al Teatro delle Spiagge a Firenze (con  la direzione artistica di Beatrice Visibelli e Nicola Zavagli ), uno spazio dove l'ospitalità di fenomenologie teatrali di confine è di casa, Alessandro Garzella è andato anche in scena dopo un non breve rodaggio su altre piazze fra cui Milano, in un lavoro interamente da lui scritto in veste di drammaturgo (da regista aveva firmato  e avuto altre occasioni di percorso). Oggi Garzella, anche attore in scena quindi, dopo sette anni di assenza dai circuiti della Toscana, emoziona. Un Lui e una Lei (Francesca Mainetti, molto brava), che fa da  Moglie Amante e/o forse Badante. Ruolo non facile, quello di Francesca, attrice bresciana che con La Città del Teatro ha avuto connessioni. Ma cosa accade in scena? la relazione possibile| impossibile fra i due.  e qui sta il busillis. cosa lega i due? Amore? un Amore che significa “prendersi cura” e se poi “prendersi cura è un'azione violenta- bisogna armarsi di un amore pieno di collera”?. In realtà Nel 2018 la Compagnia Animali Celesti/Teatro d’arte civile ha avuto la menzione speciale della Giuria MIGRARTI per il progetto di Festa della cittadinanza universale che si è s
volta a Viareggio  con la performance Il Sigillo, dentro il Cantiere delle differenze. L’idea è la consegna di un passaporto di apolide multiculturale.

Teatro delle Spiagge
Regia e drammaturgia Alessandro  Garzella

con Francesca  Mainetti e Alessandro Garzella

visto a Firenze,  Teatro delle Spiagge il  12 gennaio 2019




martedì 22 gennaio 2019


Cascina, 18 gennaio 2019                                                                                                                           NOTA STAMPA



La gestione artistica della dottoressa Donatella Diamanti ha fatto crescere sensibilmente numero di spettatori e importo dei finanziamenti ministeriali del teatro di Cascina.
Così Matteo Arcenni (Fratelli d’Italia), consigliere della Fondazione Sipario Onlus, nella sua dichiarazione pubblica, al termine la vicenda legale vinta dall’ex direttrice artistica della Città del Teatro di Cascina (Pisa)

Si chiude così, con la dichiarazione pubblica di scuse e di riconoscimento di meriti rilasciata dal Consigliere del teatro di Cascina Matteo Arcenni (Fratelli d’Italia), membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Sipario Onlus di Cascina, una vicenda legale iniziata nel novembre 2016 quando Arcenni fece gravi accuse sul social network Facebook, e quindi pubblicamente, all’ex direttrice artistica del teatro, Donatella Diamanti.

Come spiega l’avvocato di Diamanti, Cristina Bibolotti, “La vicenda, prende le mosse da un post su FB scritto dall'Arcenni in data 06.11.2016 nel quale egli scriveva, in risposta ad un commentatore: ‘...si informi perché questi spettacoli sono stati scelti dall’attuale CdA. Alla Diamanti vanno invece i ringraziamenti per aver contribuito a creare il buco di 1.480.000,00 e per non venire al lavoro da settembre 2016 pur riscuotendo lo stipendio’ aggiungendo poi: ‘...mancano pochi giorni al 18 di novembre 2016 giorno in cui il nuovo CdA nominerà il nuovo direttore artistico (come già annunciato e previsto dallo statuto) Anche perché è bene ricordare che l’attuale direttrice non si presenta al lavoro da settembre, come buona parte del suo staff (si dice siano tutti malati bah!) ma continuano a prendere mensilmente lo stipendio. Questo è il modo per dimostrare l’amore per il teatro e per fare la guerra contro i barbari (come dice e ha detto anche durante la riunione col personale di luglio 2016) ma non scordandosi mai di avere il portafoglio ben gonfio!!! BRAVA!!!’.
A seguito di tale post la Dott.ssa Diamanti ebbe a sporgere querela per diffamazione che ha originato il procedimento penale n. 396/2017 RGNR innanzi al Tribunale di Pisa (Dott.ssa Giovannelli).
Dopo che il procedimento ha visto escutere diversi testimoni, giunti quasi a conclusione dello stesso, le parti hanno raggiunto un accordo per il quale, a fronte del riconoscimento dell'effettivo valore dell'opera prestata dalla Diamanti e di un risarcimento del danno, la Dott.ssa Diamanti ha rimesso la querela sporta.”

Questa la trascrizione della dichiarazione rilasciata e sottoscritta dal Matteo Arcenni (in allegato il pdf), membro del CdA della Fondazione Sipario Onlus, con la quale riconosce il buon operato di Donatella Diamanti, quando rivestiva la carica di direttrice artistica del Teatro di Cascina.

"Dopo due anni e mezzo da quando ho assunto la carica di Consigliere della Fondazione Sipario Onlus, è ben possibile tirare le somme di quanto fin qui fatto e di quanto ereditato dalla precedente gestione.
In particolare, a distanza di tempo, con una maggiore consapevolezza delle dinamiche del teatro nonché dello stato dei conti ereditato e del cospicuo debito patrimoniale della fondazione dovuto alle precedenti amministrazioni, è possibile affermare che la gestione artistica della Dott.ssa Donatella Diamanti  ha fatto sensibilmente crescere non solo il numero degli spettatori presenti in sala durante la stagione,  ma anche l’importo dei finanziamenti ottenuti dal Ministero con ciò garantendo al Teatro la possibilità di avviare un percorso di risanamento dei conti che sta continuando ancora oggi.
Alla luce di ciò è necessario riconoscere alla Dott.ssa Diamanti un ruolo importante nella rinascita della Città del Teatro e la sua estraneità a pretese perdite nel bilancio della Fondazione."

venerdì 4 gennaio 2019

Piu di mille visualizzazioni su fb
FARE BUCHI NEI MURI- don  Armando Zappolini un prete in trincea

di renzia.dinca

Perignano (Pisa). In un piccolo Paese: Perignano, alle porte di Pontedera in provincia di Pisa, un prete don Armando Zappolini (sessant'anni, consacrato a 24), combatte da lunghi anni battaglie civili e sociali di rilievo nazionale. Presidente di CNCA ovvero Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza,  si occupa di ludopatia e di infiltrazioni mafiose nel gioco d'azzardo (ne sono coinvolti fra 25 e 30 milioni di giocatori italiani); fondatore di Bhalobasa Onlus: Associazione di sostegno a distanza e progetti socio-sanitari in India, Uganda, Burkina Faso, Repubblica Democratica del Congo in cooperazione e sviluppo; attuale presidente della Caritas di San Miniato- Pisa, dove risiede la diocesi della parrocchia il cui Vescovo è monsignor Andrea Migliavacca. Lavora da anni in LIBERA con don Ciotti e padre Alex Zanotelli, quest'ultimo ancora e da sempre impegnato nei quartieri disagiati di Napoli.

La traccia del percorso è chiara: don Milani, i fratelli Gesualdi (frai  bambini allievi di don Milani alla scuola di Barbiana poi residenti nel Comune di San Giuliano Terme, situato tra Lucca e la Versilia alle porte della città di Pisa). Presente nel 2001 al coordinamento nazionale del G8 alla DIAZ a Genova, don Zappolini è prete di frontiera. Non alza muri ma prova a costruire ponti. Ne sono testimonianza i libri Il chiodo fisso per le Edizioni Paoline e poi il recente Un prete secondo Francesco. Contemplativo, sognatore e costruttore di ponti. Sempre per le Paoline.

Lo abbiamo intervistato per RUMORSCENA, dato lo “scandalo” provocato dal Presepe nel cassonetto, che ha allestito nella sua Chiesa a Perignano: un Presepe in Chiesa, che come tutti i preti cattolici allestiscono per grandi e piccini nelle proprie Parrocchie. Zappolini non è nuovo, peraltro a Presepi dove, per esempio, qualche anno fa aveva messo Gesù Bambino a guida di un caccia militare.

RUMORSCENA: don Armando, lei sta lavorando da sempre per favorire l'inclusione sociale. Locale ed internazionale. In una fase in cui in Toscana le città di Cascina e di Pisa sono governate dalla Lega. Il suo Presepe nel cassonetto ha suscitato proteste. Non tanto nella sua Parrocchia ma molto a livello nazionale specie da parte del Ministro degli Interni Matteo Salvini e sui social.


Don Zappolini: sono per la Resistenza operativa. In Toscana e ovunque. Ho 5mila amici su Facebook. Non stimo Salvini e non rispondo. Oltre a tutto quanto ho fondato a livello nazionale ed internazionale, c'è anche la Comunità di Usigliano (ex tossici).

Rumorscena: il suo impegno per gli Ultimi è un dato di fatto documentato. Lei è in prima linea adesso sul tema del razzismo, una emergenza sociale in Toscana e nel nostro Paese.

Don Zappolini: sono preoccupato per il razzismo dei fedeli che frequentano la Chiesa. Bisogna tornare alla lettura e alla pratica del Vangelo. Tornare alle parole non del cattolicesimo ma del Cristianesimo. Seguire gli insegnamenti di Papa Bergoglio. Che non a caso si è chiamato Francesco.

Ci spostiamo dalla canonica, un piccolo spazio essenziale con bei soffitti affrescati, per entrare in Chiesa dove si era appena celebrata la Messa del sabato sera. La Chiesa è quella del Presepe allestito da don Zappolini, quello dello scandalo sociale del Gesù che nasce dentro un cassonetto, fra la spazzatura. Un presepe degli scarti dove gli unici nella grotta sono gli animali, il bue e l'asino.

Rumorscena: Padre, cosa vuole segnalare col suo Presepe?

Zappolini: Che adesso e sempre non servono i Muri, ma i Ponti. Costruire relazioni, aprirsi all'Altro.  Adesso bisogna fare buchi nei Muri!

In Chiesa molti curiosi e operatori da diverse zone toscane osservano lo scandaloso Presepe ad opera di tanto scandaloso prete

Questo il Manifesto di don Armando appeso in Chiesa a corredo della sua iniziativa:


VOLETE CERCARE Gesù? Cercatelo nella spazzatura
Siamo abituati alla scena di Betlemme (…) la storia dei nostri giorni e le parole di Papa Francesco ci svegliano dal sonno e dalla indifferenza (…) Non c'è nessuna poesia, solo tanto dolore e solitudine e tanta amarezza! Parole e gesti di una cattiveria inaudita abbandonano per le strade poveri, bambini, migranti e alimentano sentimenti di odio e razzismo che contaminano perfino chi frequenta la chiesa (…) Dobbiamo avere il coraggio di fare il presepe dove Gesù ci aspetta, fra quegli scarti dell'umanità che da duemila anni sono la sua gente. A chi sale sulle ruspe e poi ci chiede di fare il presepe nelle scuole o di mettere i crocefissi nelle aule noi rispondiamo che il nostro presepe ce lo stanno distruggendo e calpestando proprio loro e che, se hanno mandato via tutti, nel loro presepe restano solo le bestie: un asino, un bue... e loro”

 E ancora altri manifesti in bacheca:

Cascina Il Comune dà i soldi ai rom per andarsene. E poi butta giù la baraccopoli.

Lodi Niente mensa per i bimbi di famiglie straniere: a scuola coi panini.

Crotone Decreto sicurezza 24 migranti cacciati dal centro di accoglienza e portati in stazione.

Modena. Il bimbo è autistico, al compleanno si presenta un solo compagno


Tutto questo avviene mentre a Rovereto in provincia di Trento, poco prima di Natale è stato distrutto il presepe di Piazza Rosmini allestito da Agostino Carollo che aveva provocato polemiche. Nel presepe erano collocati manichini femminili che hanno destato scandalo. E' in corso un'inchiesta della polizia.


Perignano (Pisa), 29 Dicembre 2018

martedì 1 gennaio 2019

Capodanno 2019

odo la tua voce silenziosa-dentro
la tua voce-guida ( o è la mia? )
mi raddolcisce dalle miserie del Mondo
mi ricorda l'amore che ci ha colto
un mattino del tardo autunno
e che mai si è sciolto o dissipato

odo la tua voce silenziosa-dentro
mi parla la lingua dei tuoi gattini
quelli sotto la scrivania
o dietro la tenda  curiosi di me
attenti alle nostre parole
parole pesanti parole di amanti


ho avuto la tua voce dentro
dentro al mio orecchio
profonda sensuale vicina
e distante. ho colto il presagio
Mago. mai sola sarò se tu
mi parlerai come mi hai parlato
da allora al nostro anno appena nato