mercoledì 26 agosto 2020


PAOLO RUFFILLI Le cose del mondo. Lo specchio Mondadori, 2020 L'indefinibile chirurgia delle cose Coerenza chiama coerenza nella poetica di Paolo Ruffilli. Così in questa ultima fatica letteraria Le cose del mondo, che raccoglie ben 40 anni di produzione e ricerca lirica, l'Autore di cui Eugenio Montale intuì la felice ispirazione giovanile, conduce chi lo segue dentro un nuovo viaggio esperenziale e sapienziale. Fedele alla unità formale-le sei sezioni o “capitoli” di cui si compone il volume, sono elaborate per lo più in forma di settenari e endecasillabi, Ruffilli costruisce una struttura ad anello dove la partenza, quella evocata nella prima sezione Nell'atto di partire, si sviluppa per cerchi concentrici a tema fino a riavvolgersi come un nastro e a ritroso vero il ritorno, un eterno ritorno. Il dualismo si sdipana fra la stasi e il moto, l'azione e l'osservazione che è auto-osservazione. L'Autore osserva la realtà o ciò che i suoi sensi percepiscono come tale, per farne materia di indagine interiore in forma di autonarrazione, di autosvelamento come in Morale della favola, dedicata alla figlia e in La notte bianca. Rispettivamente seconda e terza sezione, per poi affrontare lo zoccolo duro del volume nel capitolo Le cose del mondo( pag.105): Le persone muoiono e restano le cose solide e impassibili nelle loro pose nel loro ingombro stabile che pare non soffrire affatto contrazione dentro casa perché nell'occuparlo non cedono lo spazio vaganti come mine, ma nel lungo andare il tempo le consuma senza strazio solo che necessita di molto per disfarle e farne pezzi e polvere, alla fine. Cosa c'è di più statico delle “cose” e della loro nominazione. E la parola cosa poi: quanto di più ambiguo racchiude nei significati di cui è portatrice nella nostra lingua. Ruffilli gioca coi versi sulle ambiguità di senso, lavora sul significante, sulla relazione contenente/contenuto. Infatti ne Il nome della cosa (pag 109) si legge: Eccolo, il nome della cosa: l'oggetto della mente che è rimasto preso e imprigionato appeso ai suoi stessi uncini disteso in sogno, più e più inseguito perduto dopo averlo conquistato e giù disceso sciolto e ricomposto rianimato dalla sua corrosa forma e riprecipitato nell'imbuto dell'immaginato Da questo incipit parte una serie di poesie che, secondo un ordine alfabetico, danno un contenuto concreto e simbolico, funzionale e metaforico secondo l'uso della lingua italiana, come da locuzioni prese dai vocabolari: si va da Anello a Bambola, da Occhiali a Scarpa registrando anche un: Vocabolario Registro, elenco, catalogo, inventario -ministro di governo, regina delle carte e scorta e giacimento di parole in schiera (…) sistematico schedario di tutto l'universo A questa segue la sezione Atlante anatomico dove, dissezionate, sono alcune parti del corpo umano, da Ascelle a Collo, da Occhi a Seno. L'osservazione minuta del Poeta fin dalle sue precedenti prove in versi (Piccola colazione, Diario di Normandia, Camera oscura, Nuvole, La gioia e il lutto, Le stanze del cielo, Affari di cuore), dotato di un raffinato sguardo, affila le sue pinze chirurgiche di scavo in questo volume composito e diacronico che costituisce un micro trattato di linguistica in versi. Si avvertono echi delle filosofie orientali nell'ossimorica perlustrazione di un immagine e del suo complementare od opposto, specie dove l'Autore si affida e cerca relazioni analogiche per immagini. Predilige un registro linguistico sintattico quasi quotidiano come nello stile, così come nella scelta dei temi da entomologo o chirurgo pur senza mai scendere nel minimalismo. Un continuo rincorrere il tentativo di formulare senso del reale, lui consapevole che il reale è la personale unica e individuale rappresentazione della realtà. Mai univoca sempre di inesausta narrazione. Senza cadere nelle trappole della o delle verità, per tentare di afferrare la sua realtà che è la realtà della vita e delle sue diverse irrazionali componenti fisiche, psichiche, esistenziali, esperenziali. In questa ricerca Ruffilli si appoggia a metafore del Novecento letterario come quella del viaggio caproniano con cui si apre il volume, per approdare a ritroso e insieme in avanzamento di conoscenza al passaggio dell'ultimo capitolo Lingua di fuoco (pag.173): Il nominare chiama e, sì chiamando ecco che avvicina invita ciò che chiama a farsi essenza convocandolo a sé nella presenza E' la ragione che si fa linguaggio(...) E' una sorta di Manifesto di poetica, questa dell'ultimo capitolo. L'inesausta e mai esaustiva ricerca dell'uomo Ruffilli e della sua ricerca in Poesia. Renzia D'Incà Arcidosso, 23 Agosto 2020

NATURAE . La vita mancata-primo quadro renzia.dinca Volterra . Pensato per festeggiare i Trentanni della Compagnia della Fortezza il progetto triennale doveva concludersi questa estate dentro le mura del Maschio in forma di spettacolo con i detenuti della Compagnia della Fortezza diretta da Armando Punzo. A causa del COVID19 si è formalizzato in due tranche sempre in forma di studio, Naturae-la vita mancata- primo quadro realizzata dentro il cortile del Carcere e La valle dell’innocenza-secondo quadro, site specific in azione teatrale a Saline di Volterra, dentro la struttura del Padiglione Nervi. Un anno speciale il 2020 che inaugura un’idea sognata e finalmente realizzata da Punzo: l’inizio dei lavori per la realizzazione del Teatro Stabile in carcere e insieme funestato, come del resto tutto il comparto del teatro e spettacolo, dal virus planetario che ha bloccato spettacoli e produzioni in corso. L’attività in carcere è comunque stata portata avanti anche se con molte difficoltà dal regista, così che anche in questa affannosa estate un piccolo gruppo di spettatori (25 per regole COVID) hanno varcato il portone della Fortezza medicea. Un clima particolare si avverte fin sulla salita che porta al carcere di solito affollata e vociante: i giornalisti–pochissimi, che si salutano con gli occhi oltre la mascherina d’obbligo con uno sparuto pubblico che si è conquistato l’ingresso attraverso un posto aggiudicato per lotteria. Armando Punzo fa iniziare lo spettacolo in solitaria nello spazio alberato del pre-cortile dove di consueto si svolgono le azioni. Non avere paura. Qui c’è soltanto un uomo- una sorta di prologo di un io narrante fra il poetico l’esistenziale e il filosofico entro un copione dove l’io parla in terza persona. Un monologo –dialogo che attiva in sinergia con gli attori ( in parte detenuti in parte attori professionali), che manterrà per tutto il lavoro. Il passaggio testuale dal io sono solo a lui non è solo è incastonato dentro una metatestualità costruita su suggestioni di innumerevoli quadri creati da azioni plastiche coreografiche fra gli attori e le musiche create e suonate dal vivo da Andrea Salvadori. La scena è costruita su elementi essenziali: fondale in bianco e nero con effetto optical a spirale che richiama il labirinto ( Borges), un solo albero scheletrico rosso scarlatto ( l’albero della tentazione? Albero della Genesi dell’umanità secondo il Libro delle religioni occidentali). Punzo è autore- narratore e cantastorie : evoca con le Parole e commenti le azioni anche talvolta agendole quasi trasfigurandosi lui in libro-corpo sonoro e per immagini. Corre con una mela rossa, sbocconcella- si dirige verso un catafalco che ricorda il Cristo velato. Dal lenzuolo funebre se ne esce, a sorpresa una giovane donna bionda ( Eva?). intanto entrano ed escono dallo spazio scenico figure ieratiche cariche di simbolismi: uomini con scale rosse issate verso l’alto, uomini con caravelle, una geisha, uomini con mantelli costellati di pavoni secondo l’uso orientale, dervishi danzanti con ombrelli e mantelli rossi. Il poema della rinascita-immagina, ripete Punzo. poi altri figuranti: un viaggiatore con la valigia, sacerdoti e soldati-Voglio vedere le linee dell’infinito. Guerrieri puntano verso il pubblico- seduto lungo una sola parete sulla cancellata, dei bastoni di finto bambù rossi come il colore dell’albero, poi due di essi creano una forma di sostegno a croce dove Punzo si sdraia sulla schiena: una sorta di Cristo o di San Sebastiano. Si conclude con il monologo del detenuto ( che fiancheggia Punzo in doppio nel percorso testuale) : non smetto mai di sognare. Sono in un’isola sulla spiaggia. La mia nuova terra. In questo lavoro -studio del regista, si accavallano molteplici segni non sempre chiari anzi forse ridondanti. Sono comunque frutto di un percorso che parte da Shakespeare di Dopo la Tempesta per arrivare a Beatitudo da Borges. Narrano un viaggio –ancora incompleto, anche per forza maggiore dovuta alla emergenza sanitaria, di una fuga dalla realtà nel senso di cercare di vedere oltre, che del resto ha contrassegnato tutta la ricerca e l’utopia del regista. Insomma Punzo è giunto all’indagine sulla nostra Natura umana, anzi sulle nostre Naturae. Il fine è quello di superare l’Homo sapiens per andare incontro all’Homo felix, cioè al di là delle religioni e delle ideologie, alla ricerca hic et nunc, dell’armonia dello stupore e della bellezza. Del Paradiso in terra, quello della Vita mancata. E questo ha molto a che vedere col trentennale percorso artistico di Armando Punzo e della Compagnia della Fortezza. E ha molto a che vedere con l’attuata realizzazione in questo difficile anno 2020 del Teatro in Carcere, a Volterra. NATURAE-La vita mancata Regia e drammaturgia Armando Punzo Musiche originali e sound design Andrea Salvadori Scene Alessandro Marzetti, Armando Punzo Costumi Emanuela Dall’Aglio Corografie Pascale Piscina Con Armando Punzo e………….

venerdì 31 luglio 2020


ANIMALI CELESTI TEATRO D'ARTE CIVILE. Il SIGILLO E IL CANTIERE renzia.dinca Pisa. Teatro Verdi di Pisa: gloria nazionale fra Teatri Nazionali destinati alla Lirica. Struttura ottocentesca incastonata nel pieno centro storico fra un di qua e di là d'Arno per il passaggio obbligato sul fiume, per via del Ponte appunto chiamato di Mezzo, situato nel quartiere ebraico. Spazio cittadino che ha ospitato nel secolo scorso e nei primi due decenni del Duemila, stagioni liriche d'eccellenza anche internazionali in partnerariato con Teatri Lirici nazionali. Ma non solo: spettacoli di Teatro e di Danza anch'essi di rilievo internazionale. Fra questi il progetto la RAGIONE INSIDIATA, un memorabile Carnevale in cui fu rappresentata Sogni di cartapesta, una performance itinerante ideata da Alessandro Garzella assieme a Emanuele Luzzati e Pietro de Vico ed altre attività teatrali che travolsero Pisa. Insomma un fiore all'occhiello di amministrazioni lungimiranti sul tema centrale citato nell'articolo 9 della Costituzione: una realtà e pratica di governo della cultura dentro uno spazio di bellezza e accoglienza, spazio con al centro la quotidiana attività per le Scuole di ogni ordine e grado nonché delle collaborazioni con le Istituzioni universitarie cittadine. Dal lockdown il Teatro Verdi è ancora chiuso. Non solo: non si sa se e quando riaprirà. Il direttore artistico Stefano Vizioli ha dato le dimissioni. Del resto altri più piccoli spazi pisani, ma non di meno rilievo nazionale e internazionale, presìdi in grado di sviluppare e proteggere realtà territoriali di arte e cultura: due fra tutti Teatro Lux fondato da Paolo Pierazzini e Sant'Andrea Teatro (anche sede storica della Compagnia I Sacchi di Sabbia): anch'essi sbarrati con una ipotesi di riapertura del più recente Teatro Nuovo. Fra le eccellenze teatrali ed artistiche della Provincia di Pisa Alessandro Garzella, regista ora anche attore, aveva fondato con alcuni collaboratori oltre 25 anni fa, il secondo polo di Teatro Regionale dopo Prato per le nuove generazioni: La Città del Teatro di Cascina. Ne è stato ideatore e Direttore artistico per oltre 20 anni. Garzella, in continuità col suo percorso di ricerca artistica sul rapporto tra il teatro e le differenze, ha fondato la Compagnia Animali Celesti/teatro d'arte civile (definizione di Teatro d'Arte Civile: Andrea Porcheddu, il volume Teatro Stalla. Edizioni Moretti e Vitali e il volume Che c’è da guardare –Edizioni Cues, Renzia D’Incà Il Teatro del dolore-Titivillus). Fra le ultime rappresentazioni di Animali Celesti (a settembre al Parco di San Rossore si rinnoverà l'appuntamento con la terza edizione di ALTRE VISIONI -contro festival di teatro nei boschi di Coltano Pisa), vi è Il Sigillo - delusioni e sogni di migranti in cerca di diritti universali. Visioni di teatro, musica, video arte e danze sui popoli migranti. L’opera, come piccolo tributo alle sofferenze e al coraggio dei popoli del Terzo Mondo, ripropone il percorso artistico svolto dal Cantiere delle Differenze, un presidio d’arte contemporanea che ANIMALI CELESTI teatro d'arte civile, assieme a AEDO, promuovono da molti anni in Toscana, nelle zone a rischio di marginalità, con particolare riferimento alle culture extra comunitarie, alle disabilità, agli adolescenti e agli anziani in difficoltà. Il Cantiere è un laboratorio di ricerca basato su processi di reciproco apprendimento che utilizzano le abilità e le disabilità di ognuno, nella prospettiva di valorizzare l’arte come linguaggio che combatte le ingiustizie sociali e nutre le periferie umane più povere e dimenticate. Il Cantiere delle differenze, opera in tre sedi territoriali: a Pisa in collaborazione con CRI - Croce Rossa Italiana, sezione di Pisa, a Lucca in collaborazione con Provincia di Lucca e Arci Nova-Lucca Versilia e a Viareggio con il Comune di Viareggio, Cooperativa Odissea e Uovo di Colombo. La performance IL SIGILLO è stata premiata a Palermo con una menzione speciale della giuria nella fase finale del Premio Migrarti 2018, perché “presenta una ricchezza di linguaggi artistici e mostra un percorso di teatro sociale esemplare, in grado di coinvolgere, in una azione etica e artistica un gran numero di partecipanti con particolare attenzione ai ragazzi di seconda generazione”. Il lavoro, visto al Giardino Scotto dentro una Rassegna sotto il coordinamento artistico di Luca Biagiotti per il Teatro Verdi è intitolata FUORI TEATRO. Non essendo stato possibile riproporre in scena dopo molti laboratori, un percorso che ha coinvolto centinaia di partecipanti in molti anni di laboratori, Alessandro Garzella e Satyamo Hernandez, assieme a Chiara Pistoia, Sara Capanna, Giulia Paoli, Alain Frank Nahi e Boris Pierrou, hanno raccolto l’essenza fondamentale di questa esperienza, concentrando il senso emotivo dei vissuti in un piccolo viaggio di parole, suoni, danze e visioni. L’azione teatrale de IL SIGILLO, propone un video curato da Indiara Di Benedetto e Shawn Hernandez (giovani professionisti immigrati di seconda generazione). Continua con monologhi e dialoghi serratissimi fra Alessandro Garzella (portato in scena da un ragazzo di colore) e Satyamo Hernandez che propone alla chitarra canti della sua terra originaria il Portorico, canti di emigrati verso gli Stati Uniti fra le lingue spagnola inglese e italiana. Un discorso fra monologhi e dialoghi interno fra i due attori – anche drammaturghi entrambi in scena, molto intenso, pur nel dramma della scrittura che tratta di esclusione e dis-appartenenza. Una bella coreografia di giovani donne, coordinate da Chiara Pistoia, che mimano la traversata sul mare dei profughi. E al gran finale, alcuni ragazzi di colore, coi loro strumenti a percussione e danze dei collaboratori. Il lavoro, molto interessante e che avrà visibilità, si conclude con la distribuzione di un Passaporto di apolide multiculturale di cittadinanza universale (la Dichiarazione dei diritti Universali dell'Uomo del 1948), un omaggio a tutti gli spettatori che con la loro presenza, hanno condiviso i principi e le responsabilità di un documento particolarmente significativo sul piano simbolico: prefigurare, non solo utopicamente, un mondo senza confini, privo di violenze economiche, sociali e culturali. Un mondo reso bello dall’arte, un mondo divenuto apolide per la felicità d’esistere ovunque, nonostante avversità e sfortune. drammaturgia e regia Alessandro Garzella e Satyamo Hernandez con Sara Capanna, Alessandro Garzella Satyamo Hernandez, Alain Franck Nahi, Giulia Paoli , Boris Pierrou, Chiara Pistoia e alcuni partecipanti al CANTIERE DELLE DIFFERENZE coreografia Chiara Pistoia ripresa e montaggio video Indiara Di Benedetto e Shawn Hernandez collaborazione tecnica Abha Federica Mariano menzione speciale PREMIO MIGRARTI 2018 lo spettacolo è prodotto da ANIMALI CELESTI teatro d’arte civile con il sostegno del Ministero ai Beni e alle Attività Culturali, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Regione Toscana, Fondazione Pisa, Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, Croce Rossa Italiana/Pisa (progetto P.I.S.A.), Cooperativa Odissea, ARCI Lucca - Versilia, Uovo di Colombo in collaborazione artistica con il Cantiere delle differenze, AEDO, Geometria delle Nuvole

lunedì 13 luglio 2020

RUMORSCENA- COMPAGNIA DELLA FORTEZZA Volterra (Pisa) renzia.dinca “Felice per l'avvio dei saggi archeologici per realizzare il Teatro Stabile in carcere”. Così dichiara l'Assessore alla Cultura del Comune di Volterra Dario Danti: sono orgoglioso di essere assessore alle culture in una città dove vogliamo realizzare il Teatro Stabile in Carcere. E continua: quando svolgevo il medesimo ruolo a Pisa, nel 2014, lanciammo con l’allora Assessora regionale Cristina Scaletti ,l’idea della Rete delle città per il Teatro Stabile nel Carcere di Volterra. L'idea era stata rafforzata dalla presenza dell’allora Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, alla prima di Santo Genet al Teatro Verdi di Pisa. E fu importante l’incontro fra il Ministro e i detenuti-attori alla fine dello spettacolo. Da allora sono trascorsi ben sei anni. Di fatto oggi il finanziamento del Ministero di Grazia e Giustizia, ammonta a 1,2 milioni di euro, denari che dopo anni di attesa, potranno finalmente essere impiegati. E così lunedì scorso(6 Luglio), sono iniziati i saggi archeologici per realizzare la struttura del Teatro Stabile in Carcere: un momento importante per la città di Volterra, ma anche per tutto il nostro Paese. Armando Punzo, regista e attore, artefice del progetto, insieme a Cinzia de Felice dell' associazione Carte Blanche, ne ha realizzato di fatto l'utopia. Punzo infatti da ben trent'anni dirige la Compagnia della Fortezza-Compagnia formata da detenuti dentro la Fortezza Medicea. La struttura adibita a carcere, è perfettamente incardinata fra le mura dell'architettura medievale della città di origine etrusca, che l'ha resa famosa, arricchendola di turismo internazionale anche grazie al Festival di teatro che si è tenuto per decenni nel mese di Luglio in concomitanza con l'esperienza dentro il Teatro in carcere. Il lavoro di Armando Punzo coi detenuti della Fortezza, è una esperienza artistica che ha fatto il giro del mondo: rientra ad ampio spettro negli studi della letteratura della Storia del Teatro, oggetto di studi, tesi di laurea ed esempio di buone pratiche di lavoro di riabilitazione delle persone incarcerate, secondo un recitato di articolo della nostra Costituzione, da decenni oggetto di salvaguardia da parte della Regione, che ha fatto del territorio toscano un presidio di attenzione e cura delle situazioni carcerarie. La notizia- ufficiale, dell'inizio dei lavori, ha scatenato ire sui social. Su Facebook, dove l'ex Sindaco della città Marco Buselli, dal 2009 e fino al 2019 per due legislature alla guida del Comune in Piazza dei Priori, eletto con Lista civica appoggiata dalle Destre, esterna da cittadino volterrano la sua non contentezza rispetto alla realizzazione del Teatro Stabile in Carcere a Volterra. Nell'aprile 2019, dopo elezioni amministrative, l'attuale Giunta volterrana ha come Sindaco Giacomo Santi eletto in una Lista di centro sinistra dove Dario Danti ricopre il ruolo di Assessore alle Culture. Scrive l'ex sindaco Marco Buselli sul suo profilo personale FB: Se avessi dovuto sceglier delle priorità su cui spendere energie sarebbe stato oggi come ieri (ma con l'emergenza ancor di più) Lavoro, Ospedale, Servizi e Strade(...) Probabilmente ho solo detto quello che molti pensano ed il mio non è neanche un pensiero di cui detengo l'esclusiva(...) Non si fa attendere la risposta di Cinzia de Felice: Il Teatro sarà solo ed esclusivamente di proprietà del Ministero della Giustizia. Ogni lavoro o danneggiamento da riparare non potrà essere a carico della comunità (…) Tutte le carceri italiane sono dotate di sala teatrale (…) il carcere di Volterra pur essendo famoso nel mondo per l'attività teatrale è uno dei pochissimi che non ne è dotato. Si è quindi osteggiata strumentalmente per anni una questione normalissima solo perchè collegata alla nostra esperienza. E prosegue: si getta pubblicamente discredito su chi lavora e opera seriamente(...) facendo arrivare fondi sul territorio e creando lavoro facendo girare la voce orribile e offensiva “che si rubano soldi pubblici”. Questa polemica -sostiene de Felice, è strumentalizzata in chiave politica in una fase in cui i cittadini italiani sono chiamati alle urne per elezioni amministrative in particolare alle elezioni regionali della Regione Toscana. Su FB si sono succeduti post a sostegno del regista Punzo e della Compagnia della Fortezza e post incandescenti con botta e risposta di cittadini volterrani pro e contro il progetto. A questo proposito l'assessore Danti dichiara:ringraziamo in modo particolare l’ex-Garante dei detenuti della Regione, Franco Corleone, per la tenacia dimostrata in tutti questi anni, finalizzata a dare concretezza a un sogno. In meno di un anno - i lavori sarebbero dovuti partire a metà marzo, ma l’emergenza Covid ha rinviato tutto - abbiamo dato la svolta politica necessaria. Questa accelerazione è stata resa possibile dalla determinazione dalla nuova amministrazione comunale di Volterra e da Monica Barni, Vice-presidente della Giunta regionale, che ha saputo coordinare e far dialogare tutte le istituzioni per conseguire l’obiettivo. Al di là del ruolo istituzionale che in questo preciso momento ricopro-continua Dario Danti, mi sento di fare un ringraziamento ad Armando e Cinzia, per tutti: sono persone a cui mi unisce un senso profondo dello stare al mondo da una precisa parte della vita. Quella che accoglie e ri-conosce il valore di ogni forma di vita. Che non ritiene la legge del taglione la cifra per giudicare e condannare, assolvere o rimandare. La parte buona della vita non si misura, si pratica ogni giorno attraverso il dono.

giovedì 2 luglio 2020


renzia.dinca

Pisa- Firenze

Abbiamo in tanti nel cuore il volto dolce e sorridente di Alessandro Fantechi, artista da poco prematuramente scomparso, che con Elena Turchi , sua compagna da molti anni nella vita e sul palcoscenico avevano creato: ISOLE COMPRESE Teatro, Compagnia teatrale che fra Firenze e Prato aveva ideato e portato avanti una piccola rivoluzione nel Teatro sociale. Dagli anni Settanta Fantechi, attore con vocazione al comico e al mimo, passa dal teatro di strada al Teatro ragazzi fino ad approdare al lavoro con pazienti psichiatrici, disabili mentali e fisici, ex tossicodipendenti. Al Teatro di Antella a Firenze nel novembre 2018 (pochi giorni dopo la scomparsa), è stato rappresentato il suo ultimo lavoro: Manifesto, alla presenza oltre che di numerosi colleghi, di un suo estimatore che del Teatro e disagio è Maestro internazionale: Giuliano Scabia. Dell'esperienza di Isole Comprese si ricordano spettacoli memorabili come quello presentato a Volterra nell'ambito del Festival diretto da Armando Punzo Io sto bene del 2006, i Convegni nazionali su Teatro e disagio mentale al Teatro Florida a Firenze, gli spettacoli sempre al Florida-l'ultimo Fondamenti di difettologia. Avevano creato in coppia, sempre a Firenze il piccolo spazio Seipuntozero, una stanza per pochi spettatori. Fantechi ha lasciato come sua eredità il progetto in corso Teatro come differenza. Una eredità passata alla sua compagna nel teatro e nella vita: Elena Turchi. Elena ha un trascorso giovanile di mimo danzatore. Psicologa e psicoterapeuta ha da sempre diviso la sua professione di aiuto con la creazione di spettacoli per e con il disagio fisico e mentale insieme ad Alessandro. Oggi è direttore sanitario del Centro di Solidarietà pratese- Comunità terapeutica Tossicodipendenze. E' da molti anni collaboratrice di Armando Punzo nel lavoro coi detenuti della Compagnia della Fortezza a Volterra. Ora, nel passaggio di consegne, Elena Turchi è su iniziative avviate da Alessandro Fantechi, ha un percorso con diverse associazioni che lavorano su Firenze e provincia su Salute Mentale. Sono, oltre a Isole: Arbus, diretta da Francesca Sanità, Teatro come differenza diretta da Marilena Manfredi, EsTeatro diretto da Paolo Biribò, Arte in corso.



venerdì 29 maggio 2020


INTERVISTA  A ARMANDO PUNZO – COMPAGNIA DELLA FORTEZZA

renzia.dinca

Volterra ( Pisa)

Rumorscena: Cosa è accaduto nelle attività teatrali in carcere  al Maschio di Volterra dal  primo Decreto sicurezza di Marzo, in piena pandemia COVID19?

Punzo: io da solo sono rimasto a lavorare dentro il carcere fino alla seconda settimana di Marzo. Abbiamo preso accordi con la Direttrice  Maria Grazia Giampiccolo per capire come portare avanti  il lavoro e come mantenere i rapporti coi detenuti dall'esterno. La Direttrice, con molta disponibilità, ci ha permesso di continuare il lavoro che stavamo facendo in vista dello spettacolo Naturae che in forma di studio avrebbe debuttato a Luglio, come di consueto da trent'anni nel cortile del Carcere. Abbiamo avuto a disposizione e-mail e video-chiamate attraverso un telefono dedicato della Compagnia oltre ad un PC molto potente per video chiamate sulla Piattaforma ZOOM. Dalla piattaforma ci colleghiamo quasi ogni giorno interagendo da casa nostra coi detenuti-attori dentro il carcere, dove hanno a disposizioni i libri su cui stavamo lavorando  e siamo in continuo scambio di testi immagini  e riflessioni collettive. Oltre al lavoro in continuità con loro, infatti, i collegamenti sempre su Zoom sono con tutti i collaboratori  (siamo anche 50 ogni volta). Le sessioni si svolgono in questo modo: la costumista Emanuela Dall'Aglio, per fare un esempio, propone dei bozzetti  che vengono condivisi come immagini rispetto a conversazioni avute nella seduta precedente, oppure il musicista Andreino Salvadori propone le musiche anch'esse condivise. Stiamo anche lavorando molto sulla Parola, cioè sui testi della futura drammaturgia. Tutto questo in vista di passare alla fase delle azioni dell'allestimento di Naturae. Siamo in collegamento inoltre anche con  gli attori della Compagnia che ora sono usciti dal carcere: Aniello Arena, Giuseppe Venuto (Pino), Placido Calogero, Ibrahima Kandji, Qin Hai Weng, Ivan Chepiha. Questi attori erano sempre ospiti in Carcere durante l'inverno, ora sono assolutamente disponibili alle nostre riunioni  collettive in piattaforma.

RUMOSCENA: Quale è stato l'impatto sui detenuti-attori di questa nuova modalità di lavorare sullo spettacolo?

Punzo: Un impatto molto buono. Abbiamo avuto il beneplacito a livello istituzionale dell'Ispettore Alessio Pistacchi  che ci sta seguendo con molta convinzione in questo nuovo aspetto dell'esperienza teatrale. In realtà abbiamo lavorato su un terreno già conosciuto e praticato dagli attori-detenuti. Uno degli aspetti difficili in questa fase Covid in carcere, è stato infatti quello di una impossibilità assoluta di continuazione in presenza dei colloqui coi famigliari. Per questo sono state attivate le telefonate  skipe in video con le famiglie. Ma già c'era stata sensibilità in precedenza dell' emergenza COVID per avviare  questo tipo di comunicazione: da anni qui si svolgono video telefonate fra detenuti e famigliari.

RUMORSCENA: Quali prospettive ci sono adesso nella Fase2 di riprendere le attività in presenza dentro il Maschio?

Punzo: Nei prossimi giorni capiremo meglio la ripresa. Secondo il nuovo Decreto di fine Maggio, siamo in grado di poter riprendere il lavoro dentro il Maschio. La stagione ci consente di poter fare le prove  all'aperto in cortile, così come ci concede di poter allestire lo studio di Naturae  per l'estate.  Il contagio si sta abbassando ed io sono ottimista. Per quanto riguarda l'accesso agli spettatori: se fino allo scorso anno potevano assistere allo spettacolo circa 300 persone più settanta collaboratori, in questa fase i numeri saranno necessariamente ridotti. Altra buona notizia è che stanno iniziando a riprendere i lavori nel cantiere per la costruzione del Teatro in Carcere, aperto proprio due giorni prima  del   Decreto Covid di Marzo. Invece non abbiamo notizie  e mi preoccupo per gli aspetti economici relativi al progetto ACRI. Ad oggi non abbiamo contatti su questo capitolo col ministro Franceschini e col ministero della Giustizia Bonafede

RUMORSCENA: ACRI ci puoi spiegare di che si tratta?

Punzo: Il progetto a cura di Carte BlancheCentro Nazionale Teatro e Carcere, è nato tre anni fa come esperimento pilota allo scopo di esportare l’esperienza trentennale e il modello operativo della Compagnia della Fortezza di Volterra. E' arrivato oggi alla creazione di una rete nazionale che coinvolge undici fondazioni bancarie e dodici strutture teatrali che operano professionalmente nelle carceri.
Pochi giorni fa si è svolta  in videoconferenza, la riunione ufficiale, che segna la partenza della terza edizione di PER ASPERA AD ASTRA - come riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza, alla presenza del  Direttore di Acri Giorgio Righetti, del Presidente della Commissione per le attività e i beni culturali Marco Cammelli, dei responsabili delle fondazioni bancarie e dei rappresentanti  delle associazioni partner. Il progetto ACRI è firmato da numerose Fondazioni bancarie  che sostengono i mestieri del Teatro come formazione di figure professionali che operano dentro le carceri italiane. Il progetto pilota è incentrato sull'esempio della Fortezza. Prevede scambi  di operatori fra diverse realtà carcerarie da Palermo a Milano e rappresenta un esempio di buone pratiche. In  video conferenza Marco Cammelli ha confermato la volontà delle Fondazioni per una  ripartenza importante ed emozionante allo stesso tempo, che racconta la volontà a livello nazionale di sostenere ancora di più, nel contesto attuale, un progetto di cultura, civiltà e bellezza.
 Il progetto è sostenuto e promosso da ACRI-Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio Spa con Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, Fondazione Cariplo, Compagnia di San Paolo, Fondazione Con il Sud, Fondazione CariSpezia, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, Fondazione di Sardegna, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e vede in partenariato Associazione Baccanica - Palermo, Associazione Gli Scarti - La Spezia, Opera Liquida - Milano, Teatro e Società - Torino, Teatro dell’Argine - Bologna, Teatro Stabile dell’Umbria - Perugia, Cada Die Teatro - Cagliari, Voci Erranti Onlus - Saluzzo (CN), Teatro Necessario – Genova.


martedì 12 maggio 2020


INTERVISTA a Franco D'Ippolito- direttore artistico del MET

PRATO

RUMORSCENA: qual è la situazione attuale al MET e cosa state facendo per far riemergere l'Ente da questa gravissima crisi di settore a causa del COVID-19? Quando pensa potrete ricominciare a lavorare e quali saranno secondo lei i problemi da affrontare per ripartire?

D'IPPOLITO: Stiamo facendo quello che ci è consentito provando a immaginare possibili scenari. Il Teatro è stato chiuso l'otto Marzo. Io stesso da direttore sto lavorando in Remoto. E' necessario azzerare alcune questioni a livello di Amministrazione rispetto al lavoro che già avevamo programmato avendo chiuso in anticipo le attività annullate per forza maggiore dall'emergenza sanitaria. Il nostro obiettivo attuale è quello di cercare di recuperare il pregresso riproponendo a Produzione programmata sia per gli artisti che per i tecnici. Un obiettivo che speriamo di poter realizzare dentro lo scenario possibile di una riapertura. L'ipotesi a cui lavoriamo è quella di riprendere da dopo Ferragosto ossia ricominciare a lavorare con una proroga della Stagione 2020/2021 con la realizzazione del Festival Contemporanea previsto dal prossimo 20 Settembre. La Stagione calendarizzata non è stata contrattualizzata, quindi l'unico scenario possibile a cui agganciarci è quello preesistente dal momento brutalmente interrotto dell' otto Marzo. Se riusciremo a riprendere la nostra attività sia di palcoscenico con gli spettacoli che di platea con la presenza del pubblico (settembre o dicembre o Gennaio 2021), sarà necessario rivedere tutta l'organizzazione delle attività dal punto interrotto. E se ripartiremo, come tutti ci auguriamo, non sarà in modo normale. Dovremo convivere col contagio. Stiamo lavorando con l'AGIS per proporre un protocollo con scienziati per capire insieme le modalità. Si riaprirà nell'interesse della salute di tutti i lavoratori, degli artisti e del pubblico, ma è necessario riaprire perchè abbiamo bisogno del Teatro! Oggi la stragrande maggioranza dei lavoratori del Teatro sono a reddito zero. Dobbiamo riportarli al loro posto di lavoro. Per quanto riguarda il pubblico: la nostra idea è quella di ridurre di 1/3 la capienza dei nostri Teatri. Per cui il Metastasio da 600 posti ne conterrà 200, il Fabbricone da 360 ne conterà 120 e cosi' il Magnolfi. Al Metastasio avremo uno spettatore ogni due sedie vuote. Le file saranno occupate in alternanza: una sì e l'altra no. Stiamo ragionando con degli architetti per capire come fare per restituire al futuro pubblico il piacere di tornare a teatro dentro un luogo di bellezza, evitando la sensazione di disagio, come quello di fruire uno spettacolo dentro uno spazio di guerra.
Il primo comandamento che ci siamo dati è quello di riuscire a mantenere il binomio Arte e Bellezza: la situazione del settore è difficile ma siamo in grado di farcela.

RUMORSCENA: A livello dei vostri rapporti col Ministro del Turismo e Spettacolo Franceschini, cosa sta accadendo rispetto alla ripresa del lavoro?

D'IPPOLITO: Per quanto riguarda la ripresa economica dei lavoratori nel Decreto Cura Italia: dovrebbero esserci inclusi degli ammortizzatori sociali. Stiamo collaborando col ministro Franceschini e i suoi uffici per definire un biennio speciale in stato di emergenza. L'anno 2020 è andato perduto. Il 2021 rischierà pesantemente le attività sospese dal 2019/20. Tutti lavoreremo per un rientro graduale: la prospettiva è quella di una nuova normalità però diversa da prima che ricominci dal 2022 nel senso che torneremo ad una proposta calendarizzata delle attività e della Stagione triennale solo dal 2022. Quindi non ci sarà una Stagione triennale regolare 2021/2023 ma una programmazione speciale per due anni fino al 2022. L'ambizione è quella di definire proprio dal 2022 una nuova normalità sia organizzativa sia per gli artisti che per i lavoratori del MET in una prospettiva a cui stiamo pensando in cui ci sarà un modo diverso di fare Teatro in totale libertà creativa per gli artisti dentro un tempo per ora sospeso.

RUMORSCENA: Cosa pensa del dibattito attuale sul ruolo dell'artista di teatro in tempi di Covid 19 e Social? È favorevole a questo spostamento di campo dal teatro dal vivo ai Social?

D'IPPOLITO: Sono favorevole. L'Artista vive in questo momento l'occasione per ampliare in maniera decisiva il dialogo e il confronto con altri artisti e con se stesso. E' questo un fattore importantissimo nell' adesso e nel dopo emergenza. Ben vengano quindi piattaforme sui social utili quando si possa veicolare l'arte teatrale per i propri lavori artistici o come esempio di archivio in Rete come sta accadendo su FB o su canali privati come Whatt's up. Tutto questo aiuta a mantenere un dibattito vivo fra artisti, operatori e un collegamento virtuale col pubblico. In attesa di un ritorno allo spettacolo dal vivo. Sono gli artisti il nostro propulsore di idee. Il loro “narcisismo” è in funzione dell'arte e della creazione quindi ben vengano proposte e idee da parte loro.
Per quanto riguarda invece la mia responsabilità di Direttore di un Teatro Pubblico sugli artisti, tecnici e organizzatori, sta a me garantire una maggiore incisività di prospettive lavorative. Coloro che oggi sarebbero sotto scrittura e non hanno contratti, posso provare a garantire loro lo stesso reddito, le stesse giornate lavorative nel momento in cui ci sarà la ripresa di Settembre. Il mio primo criterio da funzionario per gli Artisti e lavoratori del MET è il recupero della Produzione con la riprogrammazione delle attività interrotte l'8 Marzo. Per il momento: arrivederci a Prato al Festival Contemporanea dal 20 Settembre.





Intervista a ANGELA FUMAROLA direttrice artistica (con Fabio Masi) di ARMUNIA e Festival Inequilibrio

ROSIGNANO MARITTIMO ( Livorno)


RUMORSCENA : qual è la situazione attuale ad Armunia e cosa state facendo per far riemergere le attività produttive, le Residenze e il Festival In/Equilibrio da questa gravissima crisi del settore dovuta al COVID 19?
Quando pensa si possa ricominciare a lavorare e quali saranno i problemi da affrontare per ripartire?

FUMAROLA: Ad Armunia continuiamo ad utilizzare dalla chiusura di Marzo degli spazi e delle attività, lo strumento digitale: un tavolo di riunioni in team. Le teniamo in collettivo anche con i tecnici e il personale di accoglienza una volta alla settimana in video chat, mentre con l'ufficio stampa e social team ne facciamo una al giorno. Abbiamo anche aperti dei tavoli internazionali. L'eccezionalità della fase ci porta ogni giorno anche sui tavoli regionali delle residenze artistiche toscane. Per quanto riguarda il Festival In /Equilibrio (spostato a Settembre), il compito degli operatori è quello di creare le condizioni per la cura degli artisti come da protocolli Regione Toscana e come priorità insieme alla Compagnia Kilowatt Capotrave (Sansepolcro-Arezzo). Ma non voglio adesso parlare del problema attuale perchè preferisco pensare al futuro che voglio immaginare in termini di desideri. In questo momento di totale incertezza con tutte le attività sospe In /Equilibrio a Settembre. Abbiamo ancora l'obbligo di impedimento di trasferimenti fra Regioni, cosa che per le nostre collaborazioni artistiche sono necessarie. Sono saltate le ospitalità internazionali previste a Giugno-Luglio con la Cina e col Canada spostate al 2021. Il nostro Festival si terrà tutto all'aperto nella cornice degli spazi fra le mura medievali del Paese di Rosignano Marittimo. Non prevediamo la partecipazione di pubblico se non dei cittadini dai propri balconi. Non vogliamo parlare di recupero del calendarizzato nella stagione bloccata, quanto piuttosto guardare avanti. Oggi il tempo per noi di Armunia ha acquisito una dimensione non più lineare ma diagonale. La sfida che lanciamo insieme a Kilowatt è quella delle Residenze toscane di cui siamo capofila. Per questo abbiamo pensato a stilare e pubblicare il Bando per Residenza digitale già operativo (si trova su FB pagina:ARMUNIA). Servirà a trasformare la mancata prossimità fra gli artisti e degli artisti col pubblico, in un'altra dimensione: quella di un' agorà virtuale. Gli artisti sono invitati a presentare il loro progetto da dentro le proprie mura domestiche e avrà come canale il WEB. Come ne usufruiscono? Con un contributo individuale da interagire col pubblico della Rete. La nostra proposta certo non potrà sostituire le Residenze ma stimola nuove forme di ricerca autorale. Interrogarsi sul presente via piattaforme del Web, non potrà sostituire certo il Teatro dal vivo, tuttavia sono convinta che lo strumento del Web sia molto interessante in questo momento. Penso, per esempio, che gli adolescenti abbiano vissuto meglio di noi adulti questa fase dei due mesi in quarantena del COVID 19, in quanto loro a differenza di noi sono nativi digitali. I problemi che stiamo affrontando e le paure, riguardano oggettivamente la normativa relativa all'ordinanza sulla sanificazione degli ambienti di lavoro. Per quanto concerne alcune categorie di nostri lavoratori, immaginiamo si possano creare dei pannelli di divisio

lunedì 4 maggio 2020


In ricordo di un grande artista Giacomo Verde

renzia.dinca

Giacomo Verde aveva negli occhi la curiosità mobile del bambino e nel lavorare coi colleghi la capacità di entusiasmare e interagire con sana leggerezza, complice una creatività a tutto raggio che spaziava dalle ideazioni alle performance alle installazioni che lo hanno reso una delle personalità di spicco della Video Arte.
Ho avuto occasione di assistere ad alcune sue prove d'artista come critico teatrale e anche la fortuna di collaborare per uno spettacolo in cui ero stata coinvolta come drammaturga.
La prima esperienza di contatto diretto e personale è stata alla Città del Teatro di Cascina dove collaboravo come consulente. Era il 2005. Alessandro Garzella allora direttore artistico, lo invitò per allestire Storie mandaliche 3.0, una riedizione di Storie mandaliche 2.0, lavoro rivolto al Teatro Ragazzi ma anche adatto ad un pubblico adulto. Lui stesso era in scena come performer diretto da Fabrizio Cassanelli. Trovai il lavoro interessante anche se in corso di aggiustamenti. Piacque molto ai ragazzi perchè coglieva in pieno l'esigenza di utilizzo anche in teatro e nella narrazione, delle nuove tecnologie che allora stavano entrando in modo massiccio nell'immaginario dell'infanzia e adolescenza. Nel 2006 sempre per La Città del Teatro produsse il video Sintomi-è più potente di me sul Laboratorio tra disagio mentale e scena tenuto da Garzella e Cassanelli (vedi anche Il Teatro del dolore -Titivillus, a mia cura). E' nel 2007 che collaborammo insieme chiamati da Paola Marcone regista e attrice per il lavoro Passio Mariae, che andò in scena per il Teatro di Buti di Dario Marconcini, di cui curò le video-scene ed ebbe molte repliche. L'ultimo incontro con lui fu nel 2015 a SPAM di Roberto Castello ( faceva parte del team artistico) presso Lucca. Lui stesso era in scena con Artist=Zombie. Nel lavoro erano esposte 12 foto accompagnate da una lettura dei punti di un Manifesto secondo cui gli attori sarebbero Zombie “se uccidi uno zombie non è omicidio. Se uccidi un artista è un omicidio?”. Ciao Giacomo





giovedì 30 aprile 2020


LA PAROLA A TE DOVUTA

  CORPI NUVOLOSI

*

Il tuo è un corpo nuvoloso
un corpo opaco opacizzato
il tuo è un corpo lattiginoso

Come ai raggi X un referto numinoso
il tuo è un sorriso etrusco
un occhio magnetizzato brusco

Il tuo è un suono elettrizzante
stupefacente nomadizzante
penetrante errante

Ed io  così ti colsi sulla soglia
finchè cadde la foglia
e si cadde come corpo morto cade


*

Leggemmo insieme lo stesso passo
Io esitante e tu  già innamorato
stessa lingua stesso presepe

il passaggio fu necessario, breve
non ti mordesti la lingua
tutta l’allungasti tutta ex abrupto

 e come ratto s’apprende il senso il suono
fuori come adesso il gelsomino
ed il moscone, mio drone

*
Nel letto -lago ghiacciato
-è stata lei che non ha voluto
ma io volevo e tu lo sai bene


Chi la corda e chi l’impiccato?
chi il servo chi il padrone?
 a testa in giù bivaccati

Tu  col tuo bastone
io col mio pastone
le piogge  lavano la mente

I corpi nuvolosi
dominano dall’alto  sul niente
ll cane latra, Caronte non mente


*
e tu come hai passato il nostro anniversario?
ad ascoltare, silenziato, il suono del murmure
su muretti a secco-bivaccato

fianco a fianco femore a femore
epicondilo su epicondili
guarnito di matita copiativa

di là  da te muro contro muro
la madre punitiva la Gorgone
la badessa la mater dolorosa-serpentessa

ed io? io in  Normale a ripassare
lezioni di canto e di suono
accanto  a me il tuo dono: il perdono


*
Nel letto -lago ghiacciato
-è stata lei che non ha voluto
ma io volevo e tu lo sai bene


Chi la corda e chi l’impiccato?
chi il servo chi il padrone?
 a testa in giù bivaccati

Tu  col tuo bastone
io col mio pastone
le piogge  lavano la mente

I corpi nuvolosi
dominano dall’alto  sul niente
ll cane latra, Caronte non mente

*
Tu sei la prova vivente
di cosa esercita la mia mente
perfetta sposa del mio niente-

Io? io ti ho amato e t’amo
nel mio ghiacciato peccato
Abele è stato  vendicato impalato

Chi fa scempio di spada
attenda che la parola affondi
sul  fiume seccato incontinente

sei nell’esatto centro della mia mente
sei per me per sempre
metamorfico demonico presente





*
Sei nel corpo astrale, adesso
quello che tu chiami inconscio
-esiste l’inconscio, sì  io lo chiamo

corpo astrale dove tu esisti come onda
vibrazione presenza- assenza
Spirito puro incistato mammillare

*

io non sono il mio Sintomo
sono il mio Stile, il che
mi rende irresistibilmente SS

seduttiva adorabile odiosamata stronza
tanto io vado per la mia strada-adieu
e chi mi ama non mi segua alé

*
conosco un uomo di me
assai più danneggiato
ma ahimé parlar non posso
 del peccatore-e neanche del peccato

proverò a travestirlo sotto falso nome
insomma un nick name  da devastato
quel nome si chiama hybris
e prova ne costituisce reato


*
Era scritto- disse l’amico poeta
l’avevi già vissuto in te ed adesso
lui è arrivato . ti chiama a Sè

Ti vuole. Nella Caina, precipitare
saltare il fosso la nona dimensione
giù nel gorgo a più non posso

come il cane cerca l’osso
nel vortice  a due dentro la prigione
del corpo a corpo corpo mortificato corpo


*
eppure tu lo sai e solo tu adesso
che son stata io che ho salvato te
e non tu me

e mi dovrai ringraziare ad oltranza
perché come maschio – e audace
in fondo sei solo un uomo anzi un batrace


*

lunedì 20 aprile 2020


l'Amore al tempo del Coronavirus

fa effetto trovarti in farmacia
io e te insieme parcheggiati
io e te insieme non ancor malati

dunque tu eri, anche di spalle
anche dopo un pò di tempo
-noi in tramaglie amareggiati

poi entrasti tu per primo
e subito ne uscisti: eri tu!
oh mio principe divino

in Farmacia sull'argine alle Maggiole
il di di lunedì del Dagli all'untore
9 marzo

--------------
il mio super ego è al tuo superiore
Or che arriva il decreto per l’untore
or che  in casa parcheggiati


Mentre vedo te ahinoi in farmacia
tu che sei il Re della  egomania
anche tu malato di coronafollia?

e poi il 10 fummo tutti all'appello Marzolino
scolarette scolaretti tutti fuori dal cancello
soli in casa da follia DPDR 1-2-3contagiati

anche tu solo e sei (Aprile d'aria marcia l'aria)
e senza un fiore.io ascolto solo Greta e il Papa
Noi non accompagnati ma LIBERI da esiliati

Casa-mia (Tua) 20 Aprile 2020

#tuttaquestasimmetria

#uffa! ora sbotto


sabato 18 aprile 2020


Intervista a Elisabetta Salvatori. In morte e in vita di Luis Sepulveda

renzia.dinca

Forte dei Marmi-Pisa

La scomparsa di Luis Sepulveda, lo scrittore cileno esiliato in Europa dopo la dittatura di Pinochet per la sua militanza politica a fianco di Salvador Allende (ne era stato da giovanissimo, guardia del corpo) a causa del Coronavirus, lascia un senso di stupore e annichilimento sia in chi lo aveva amato in quanto lettore dei suoi romanzi sia in chi aveva visto in lui un simbolo di resistenza contro le dittature in America Latina. La sua fama in Italia inizia in una fase politica in cui il nostro Paese era sull'orlo di una crisi della democrazia senza precedenti dopo la seconda Guerra mondiale (sullo sfondo del rapimento di Aldo Moro il golpe di Pinochet nel 1973, la repressione di Videla in Argentina, la Grecia dei colonnelli). In quella fase complessa per il nostro Paese molti intellettuali perseguitati dalle dittature del Centro e Sud America trovarono in Italia un Paese d'accoglienza. L'Università di Pisa ospitò docenti e studenti sfuggiti ai regimi provenienti dall' Argentina, dalla Bolivia, dal Cile, da Atene, come più avanti molti palestinesi in fuga da Sabra e Chatila. A Pisa in un comune della provincia: Vecchiano (dove tra l'altro è nato Tabucchi), si formò un forte tessuto politico-sociale che faceva riferimento alla Scuola di don Milani e che ha visto e vede tuttora proseliti ispirati alle figure di Michele e Francesco Gesualdi, fra i primi allievi del prete ribelle di Barbiana.
Lo scrittore Sepulveda era molto amato in Europa e nel nostro Paese sia da lettori forti che da intellettuali che avevano visto in lui, vittima di carcerazione, torture e successivo esilio nel Cile del golpe, una figura di riferimento per la sua storia personale al servizio di cause civili mondiali e per la sua scrittura che incarna uno spirito critico di impegno, solidarietà, lealtà ed amicizia sui temi della giustizia sociale, dell'ambientalismo, della resistenza verso ogni forma di repressione individuale e collettiva. Molti intellettuali pisani uno fra tutti Antonio Tabucchi, ereditò e rese a sua volta unico nelle sue opere letterarie di ambientazione portoghese (una fra tutte: Sostiene Pereira) quel “realismo magico” che in America Latina aveva in Marquez la sua punta massima di fulgore. Sepulveda ha ricevuto il Premio Pegaso d'oro a Firenze nel 2013 nelle mani del Presidente della Regione Enrico Rossi e fu premiato a Prato al Centro Pecci nel 2015 nel corso della Rassegna Uomini di guerra, nel quarantennale della morte di Pier Paolo Pasolini con una motivazione che parla del ruolo della letteratura come denuncia contro i soprusi. Ma l'affiliazione dello scrittore cileno col nostro Paese ha radici più antiche: è nella Versilia dei cavatori del marmo di Carrara, nella storia dell'anarchia che in quelle province fra la costa della Versilia e le Apuane ha un peso importante, una delle sue più corrisposte e intense partecipazioni a riti collettivi di piazza e di condivisioni umane ed amicali. Ne abbiamo parlato con Elisabetta Salvatori, attrice e autrice che dalle mani di Sepulveda ha creato una riduzione ed adattamento per la scena di una delle sue più famose opere letterarie per l'infanzia: Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare (Guanda 1996) da cui sono stati tratti un film e un cartone animato

Rumorscena: Come e quando ha conosciuto Sepulveda?

Salvatori: Era il 1998. Stavo per andare in Bosnia per tenere un laboratorio di burattini. Vado in libreria perchè volevo portare con me in viaggio un libro. Trovo uno scatolone di libri appena arrivati con in copertina il nome: Sepulveda. Me ne compro uno e lo leggo d'un fiato: era La Storia della Gabbianella. Ho subito capito che quel libro “era stato scritto per me”, per una serie di assonanze autobiografiche personali. Ho creato una riduzione di 15 minuti della storia per la scena. Pochi mesi dopo a Pietrasanta viene invitato Sepulveda per un pubblico incontro dove ho un primo contatto con l'autore. Nel 1999 il 14 Settembre Sepulveda viene invitato a Pietrasanta dal Sindaco perchè insignito di cittadinanza onoraria. Il Sindaco mi aveva chiesto di presentare il mio lavoro nel corso della cerimonia che avveniva nella piazza con un enorme concorso di pubblico. Io mi presentai con baffi da gatto (il gatto Zorba, che era gatto di famiglia di Luis, di sua moglie e dei numerosi figli in casa ad Amburgo) e tutina nera. Dopo oltre due ore a cerimonia quasi finita, Sepulveda mi fa cenno di salire sul palco. Conosceva bene l'italiano (la sua traduttrice lucchese anche di molti autori in lingua spagnola è Ilide Carmignani). Una volta eseguita la mia performance mi disse: Ascoltavo la storia come se non la conoscessi e fosse la prima volta” Io gli risposi: Questa storia lei l'ha scritta per me

Rumorscena: Come è poi arrivata a diventare l'autrice-attrice con centinaia di repliche tuttora in tourneè della Gabbianella?

Salvatori: Qualche mese dopo la cerimonia a Pietrasanta andai a Torino per un provino RAISAT, una registrazione di 33 puntate di GLU GLU RaiSat per i bambini con delle favole che avevo scritto di mio pugno. Eravamo sempre nel 1999. Caso volle che Sepulveda fosse a Torino per incontrare alcuni suoi traduttori. Fu in quella occasione che mi autorizzò con liberatoria a recitare in pubblico la Gabbianella. Mi disse: Mi sa che questa storia l'ho scritta per te

Lo rividi poi qualche anno dopo a Roma, a casa di Gianni Minà in occasione del compleanno del giornalista che tanto conosceva l'America Latina, sua la famosa intervista a Fidel Castro. Mi aveva invitata sua moglie perchè aveva apprezzato il mio lavoro sulle fiabe e sulla Gabbianella. Portai allora come dono di compleanno a Minà la mia fiaba per bambini: Lucio è un Poeta, dedicato a Luis.

Elisabetta Salvatori è attrice e autrice. Nella sua casa di Forte dei Marmi conduce uno spazio teatrale dove recita testi suoi e ospita rassegne di poeti e intellettuali. L'ultimo in ordine temporale una serie di incontri con la spiritualità con interventi di sacerdoti nell'epoca di Papa Francesco


giovedì 9 aprile 2020


Indomabile è la notte- da Prometeo renzia.dinca Prato E' stato l'ultimo lavoro visto al Fabbricone di Prato prima della chiusura per la pandemia di Covid19 questo Indomabile è la notte per l'adattamento e la scrittura scenica da Prometeo di Eschilo di Oscar De Summa, anche regista e interprete. Riletta con lo sguardo di questo presente drammatico sotto la tempesta e le conseguenti macerie che questa “peste” sta portando nel mondo, il monologo finale in forma poetica detto da Marina Occhionero (Premio UBU 2019 come miglior attrice under 35), ha il sapore di una sfida dentro la metafora della rinascita: (…) Che ho paura Ce l'ho Quello si ma me ne dimentico Cannibale di luce Me ne disinteresso (…) Che quando la vita si incastra Allora l'idea della vita Prende il sopravvento. Nella suggestiva lettura molto liberamente tratta dal mito del Titano Prometeo che osa sfidare gli dei rubando il fuoco e ne verrà punito per l'eternità, colpisce l' ideazione dei quattro personaggi in scena: Prometeo è Tea (una fresca ed efficace Marina Occhionero), una ragazza colma di entusiasmo e energia, capace di sfide ma anche di errori per ingenuità e cadute che incarna la giovinezza carica di amor vitae. Epimeteo detto Epi fratello di Tea, è un giovane nerd anche lui soggetto a fascinazioni informatiche (Luca Carbone) che si innamora di Pandora (Rebecca Rossetti) donna smaliziata e sexi conosciuta in chat. E infine L'Aquila in greco Aetos (Oscar De Summa in diversi ruoli) una figura più adulta che riconnette i giovani ad un principio, anche cinico, di realtà. De Summa imbastisce un plot narrativo in più quadri per la scena sviluppando la sua scrittura drammaturgica su personaggi della più consueta attualità, quella dei sempre connessi, quelli della chat, quelli del revenge porn e degli incontri che nascono in chat per poi diventare incontri reali al buio in una interconnessione continua fra realtà e virtualità con tutte le conseguenze pericolose per l'equilibrio psichico e fisico che il mondo della Rete sta portando a galla. Una visione che mette al centro la tecnologia del Web e delle sue infinite variabili e applicazioni che ha modificato e rivoluzionato completamente in pochi anni le vite di ciascuno di noi. Come nel saggio dello storico dell'economia David Landes al centro del suo saggio Il Prometeo liberato vi è la trasformazione del mondo del lavoro ( il saggio prende in esame la rivoluzione industriale dal 1750 agli anni Sessanta del secolo scorso), così De Summa mette in scena la rivoluzione tecnologica che ha caratterizzato il mondo globalizzato da Bill Gates a Zuckerberg attraverso una riduzione schematica di situazioni che restituisce nelle azioni e nei dialoghi fra i diversi personaggi. La scrittura di scena si apre e chiude ad anello con la stessa Tea in un drammatico tentativo di suicidio, salvata dalle parole di Aetòs che la convince a desistere, a tornare al principio di realtà E si chiude con il monologo della ragazza, un lungo monologo sussurrato al microfono, che è un inno alla vita. La notte è buia e non si vede niente. Ma il giorno ricomincia sempre e il fuoco rubato agli dei, il fuoco della luce, della ragione, della conoscenza trionfa mi piace mi piace la mattina quando so rendere poesia ogni mia cicatrice. Il nuovo lavoro di De Summa supportato dai tre attori convincenti lascia qualche perplessità non tanto sul piano della trattazione in scena quanto nella difficoltà per lo spettatore, almeno di coloro che conoscono il testo originario greco, di decifrare i diversi personaggi rispetto alla trama di Eschilo. Ma forse è meglio assistere allo spettacolo senza preconcetti che sicuramente deviano da una ricezione schietta. Del resto è dichiarato fin dal manifesto di sala: Indomabile è la notte. Da Prometeo. L'attualizzazione di temi e personaggi tratti da classici non è mai operazione indolore per un artista eclettico. E se lo spettacolo girerà, come ci auguriamo anche se non sappiamo quando avrà modo e maniera di essere visto, avrà maturato ben altri temi di approfondimento e riflessione: forse l'amore ai tempi del Coronavirus? PRIMA NAZIONALE Testo e regia Oscar De Summa con Oscar De Summa, Marina Occhionero, Rebecca Rossetti, Luca Carbone scene Francesco Fassone Produzione Teatro Metastasio di Prato, Arca Azzurra e La Corte Ospitale Visto al Teatro Fabbricone di Prato, il 1 Marzo 2020

domenica 29 marzo 2020

Chissà se coloro che mi inviano messaggi intimidatori al fisso da due anni adesso sono chiusi in casa. Bene  chissà se qualche monatto non vada  ora a prenderli in casa. La loro. Buona vita brava gente . Che dio vi accontenti.  più denunce depositate ai carabinieri 

lunedì 23 marzo 2020

mio padre diceva: se verrà una guerra
io mi ero preparata presto. dalle elementari nell'atrio della scuola, con le maestre cantavamo Bella ciao e La guerra di Piero. e poi nella scuola media intitolata ai fratelli Schiocchet assassinati nella nostre campagne ( erano quattro piu il padre, quasi FratelliCervi) perchè avevano rifugiato i partigiani nelle feroce ritirata delle SS. io sono preparata

auguro alle nuove generazioni cresciute nel consumismo e nel familismo amorale  italiota uguale fortuna. ma sarà dura. per loro. a quelli che vogliono chiudere le frontiere anche con l'Europa di non beccarsi il Covid per cui medici in prima linea rischiano le vite loro e dei loro famigliari anche per i fasci attuali e i loro nonni. quando si ripartirà saremo tutti più poveri. ma la battaglia era prima. era capitalistico finanziara. chiudi le frontiere Inghilterra. Trump. tanto te le spalanca l'infezione


lunedì 9 marzo 2020


CIRCO KAFKA. Partitura per corpo e suono

renzia.dinca

PRATO

Un piccolo-grande saggio di teatro all'ennesima potenza, un concentrato di poetiche fra letteratura alta :Il Processo di Kafka e poesia del corpo; una summa di essenzialità condotta con maestria (la regia è di Claudio Morganti), dove l' immaginario scenico si realizza in azioni-minimaliste e suoni, condensati e confluiti dentro la maschera e la mimica di uno straordinario attore e artista qual è Roberto Abbiati. Affiancato in scena dal musicista Johannes Schlosser, creatore a sua volta di forti suggestioni in perfetto feed back autorale. E' così che questo Circo Kafka (50 minuti di spettacolo), sia uno dei lavori più interessanti visti finora dentro la fitta Stagione del Metastasio di Prato. Si assaporano infatti felici consonanze fra i tre artisti: Abbiati, Schlosser e Morganti, che coraggiosamente si sono sfilati ruoli di interazioni reciproche per la riduzione di un lavoro letterario complesso:Il Processo, romanzo di un mostro sacro della letteratura europea e mondiale, l'ebreo di Praga Franz Kafka. Del resto Roberto Abbiati non era nuovo a processi artistici ispirati da un suo sapiente scavo letterario. Anni fa aveva creato un lavoro tratto da Moby Dick di Herman Melville, dove era riuscito a condensare, lui che viene dalla Scuola di mimo milanese e dalla grafica: Una tazza di mare in tempesta ospite al Festival della Letteratura di Mantova in forma di installazione per poi girare in tutta Europa. Un evento per bambini e adulti in 17 minuti per 22 spettatori, anche corredato dal volume Romanzo a disegni, composto da 135 tavole disegnate da Abbiati sul tema di Moby Dick la balena bianca, e con anche qui la compartecipazione del musicista Johannes Schlosser.
Nel lavoro visto al Magnolfi-uno dei tre spazi teatrali col Metastasio e il Fabbricone della Stagione del MET di Prato, la dimensione raccolta, per pochi spettatori, dilata la trama surreale della costruzione simbolica e insieme concettuale dello spettacolo. In scena vi è un piccolo catafalco - appena più alto delle sedie del pubblico, gremito di oggetti. Uno spazio concentrazionario, dove ci accoglie Roberto Abbiati in tuta bianca e occhiali scuri. Passa per la mente l'immagine degli uomini in tuta del film Ghostbuster forse perchè per associazione mentale, non possiamo non pensare che siamo nella città di Prato ai tempi del Coronavirus, seconda comunità cinese in Italia, ma anche la città dello scrittore di Caos calmo Sandro Veronesi che molto ha scritto su questo operoso popolo, nonché città dove Luca Ronconi ha allestito i suoi spettacoli più innovativi dentro il Laboratorio del Fabbricone.

Lo stupore incomincia: Abbiati porta noi (e un consistente gruppo di bambine e bambini sugli otto-dieci anni) dentro la sua Balena Bianca, che è la scatola magica del Teatro, la lanterna magica di Ingmar Bergman. Abbiati si toglie la tuta bianca e passa un biglietto fra il pubblico come incipit dove si legge: Josef è stato calunniato. E qui inizia non certo un “ circo” come da titolo, si tratta di un pleonasmo, ma di un dramma che subisce un trattamento per la scena geniale. La levità con cui l'artista Abbiati scrive e descrive trasferendo per la scena le vicissitudini del protagonista del romanzo Il Processo, è esemplare. Inscritto dentro un plot tra il fiabesco e il fumetto no horror, delicatissimo, senza nulla togliere alla violenza conturbante della trama originaria aggiunge, nella narrazione scenica, storie a storie, dilatando il significante al significato. Abbiati non articola parole (tranne in un breve monologo con Schlosser di tipo filosofico sul rapporto causa-effetto con conseguenze surreali di spostamento di senso sul narrato complessivo): si fa corpo narrante in sinestesia con l'accumulo di segni di cui è disseminata la scena composta dalla stanza - camera da letto dove Josef viene prelevato. Lui che niente sa. A cui niente viene detto. Lui vittima probabilmente innocente. Il lavoro di identificazione di Abbiati col povero omuncolo-alter ego dello stesso Kafka, il dannato dalla Legge, si avvale della replicanza: Abbiati diventa doppio di se stesso e specchio impersonando i figuri persecutori che lo porteranno al carcere e alla morte. I poliziotti, il magistrato, l'avvocato, il sicario. Ciò che davvero impressiona in questo gioiello performativo straricco di suggestioni e con straordinaria plusvalenza di segni extra-letterari e meta – teatrali, è l'accumulo di segni registici corporei e soprattutto sonori. Anche la scena è sovraccarica e tutto il percorso narrativo ne è colmo. Abbiati sa far bene risuonare il suo lavoro sul suo corpo di mimo. E' una macchina teatrale che fa trasalire, immaginare, trasferire e trasformare. La sua macchina-corpo non dice, mai. Non parla con parole dicibili. indossa gli oggetti di scena, se ne fa voce. Si moltiplica. Se li mette addosso oppure li evoca. Abbiati racconta col suo corpo e con pause, silenzi, stacchi corporei veloci nel minuscolo spazio fisico dispnoico ritagliato denso di cianfrusaglie che evocano altro, il quotidiano rispetto l'improvvisa irruzione del caos. Straordinario il rapporto con lo strumentario musicale. Se la Voce-Parola non riesce più a dire niente, balbetta, ecco che parlano gli strumenti musicali a farsi corpo-voce: il contrabbasso oggetto di scena pesante, l'organetto, l'armonica a bocca, la zampogna suonati dallo stesso attore-interprete che duettano con l'indicibile sé stesso introiettato, se ne fanno parola sonora cantata. Non certo casuale l'abbinamento di regia fra Morganti e Schlosser. Morganti ha lavorato su Woyzeck per molti anni e diverse riproposizioni anche molto recenti proprio per il MET. Circo Kafka e' un concerto per voci dove si rappresenta semplicemente l'orrore. Come nei sogni o nel peggiore degli incubi.









da il Processo di Franz Kafka con la partecipazione di Johannes Schlosser

regia Claudio Morganti e Johannes Schlosser

con Roberto Abbiati e Johannes Schlosser

Produzione Teatro Metastasio di Prato, TPE-Teatro Piemonte Europa in collaborazione con Armunia residenze artistiche

PRIMA NAZIONALE

Visto a Prato, Teatro Magnolfi il 24 febbraio 2020