mercoledì 1 settembre 2021

Inneschi - Teatro Povero. Storie che continuano nelle assenze e in sofferenza Covid renzia.dinca Monticchello-Pienza (Siena). Scomparso pochi mesi or sono Andrea Cresti, anima di artista, pittore, drammaturgo e intellettuale, che aveva reso celebre in Italia e coeso fin dagli anni Cinquanta e Settanta un piccolo Borgo: Monticchiello, patria del famoso auto-dramma molto studiato anche nelle Accademie, una perla del lavoro di tradizione di teatro in terra Toscana rinomato da artisti e appassionati. Un tesoro di spazi e creazioni inscritte nella tradizione orale che coinvolge un intero Paese con tante famiglie-genitori nonni e figli, nell'invenzione di convogliare un lavoro teatrale che è stato e ancora è un appuntamento estivo fisso da molti decenni. Nella cornice delle straordinarie colline dentro la protezione del Patrimonio UNESCO (come gran parte della provincia senese della Val d'Orcia, ai confini con la Provincia di Grosseto, quest'ultima affacciata sulla costa, fra Punta Ala e Capalbio, a pochi chilometri da Montalcino e suoi vini di fama mondiale), durante i primi mesi dell'anno gli abitanti del Borgo di Monticchiello, da anni a rischio spopolamento, nell'inverno anche rigido, si ritrovano nelle case per proporre, discutere, narrare per poi rappresentare in agosto nella bella piazza medievale del Paese, un tema local di comune sentire. Teatro amatoriale, si direbbe fra gli addetti ai lavori, ma con una ideazione di fondo che ha incuriosito e appassionato intellettuali di fama per il modello sociale e culturale unico qui creato e portato avanti con la determinazione e passione che lo ha reso celebre. In questa zona, che ha dato i natali al poeta Mario Luzi, fiorentino di istituzione, ma con casa proprio nel gioiello rinascimentale di Pienza e cittadino onorario durante le sue estati più recenti, la frazione di Monticchiello è riconosciuta come gloria nonché meta di turismo internazionale. A tirare le fila della nuova narrazione di Paese, di Borgo dove i giovani se ne sono andati per lasciare posto a bed and breakfast nelle straordinarie campagne affacciate sulle più fotografate zone della Toscana felix ma dove è nata una fenomenologia teatrale unica in Italia: Il Teatro Povero di Monticchiello, appunto, molto amato da intellettuali e artisti di area romana come il professor Asor Rosa, ci sono adesso in necessaria successione ad Andrea Cresti, due giovani studiosi di tradizioni popolari Manfredi Rutelli e Giampiero Giglioni Il lavoro Inneschi visto nella edizione agostana 2021, è frutto di restrizioni dovute al Covid, di una penuria di comunicazione diretta fra compaesani e vicinanti abituati a questa modalità di incontri e di creazioni solidali intense ed uniche, che li ha visti costretti dentro le mura di casa nel periodo dell' inverno e primavera scorsi. Il tema parte da un pretesto: una bomba in casa nella cantina di una famiglia che costringe a fare le valige e lasciare le pareti domestiche per lasciare spazio a vigili del fuoco o personale addetto ai disinneschi. Invece arrivano “aiutanti” che si qualificano come personale USCA- le piccole unità operative di soccorso medico -infermieristico per pazienti Covid con cui ci siamo abituati a convivere in Italia in questi mesi. Lo spazio scenico allestito nella piazza, oltre che ad essere dominato da anziani come da abitudini, trova invece la freschezza di molte bambine e bambini. Anche loro coinvolti a narrare le vicissitudini famigliari e di contesto sociale, ma in allegria e ottimismo e con lo stesso spirito concreto e ironico che si respira in questa parte della Toscana Monticchiello , visto il 7 Agosto 2021

lunedì 23 agosto 2021

PROGETTO NATURAE 2021- Compagnia della Fortezza renzia.dinca Volterra. Con La Valle dell'annientamento III Quadro, continua il progetto di studio e di lavoro coi detenuti della Compagnia della Fortezza del regista Armando Punzo sul tema Naturae. L'opera avrebbe dovuto concludersi questa estate con la celebrazione dello spettacolo all'interno del carcere di Volterra, ma la pandemia ha bloccato le prove per ben tre mesi, dall'inizio di marzo a fine maggio. Ciò ha fatto sì che il lavoro a cui abbiamo assistito (per pochi spettatori causa restrizioni Covid e in due repliche pomeridiane di circa un'ora) sia stato necessariamente e ancora segnato da una instabilità di segni dovuta al carattere ancora sperimentale dei processi. Tuttavia i segni espressivi delle due precedenti esperienze, sempre in forma di studio, restano sullo sfondo di una visione e visionarietà che è la cifra della ricerca di Punzo. I pilastri espressivi in questo terzo studio, ne sono chiaramente riconfermati con l'arricchimento di nuovi contributi specie sul piano degli oggetti di scena e fanno intravedere quello che dovrebbe essere il finale dell'intera operazione e la poetica sottesa allo sviluppo della ricerca in corso. Il filo rosso che si sdipana in questo ultimo seme di ricerca (la drammaturgia è firmata dallo stesso), prende parecchi spunti di riflessione dalla precedente opera Beatitudo, che ha consacrato una delle immagini più potenti e recenti fra le tante nate dalla creazione artistica del regista coi suoi attori-detenuti: l'invasione dell'acqua nel cortile della Fortezza, lo spazio della rappresentazione, poi portato in tournée certo non con la stessa impossibile forza dirompente espressiva dentro spazi di Teatri stabili. Vi sono anche riferimenti espliciti alla Biblioteca di Borges, quel “Borges che ci dice che la realtà non è altro che una delle infinite possibilità”, sottolinea Punzo nelle sue note di regia dove anche evoca il numero 7, numero magico della Cabala, nel tentativo davvero filosofico-letterario di rinominare il Mondo, dargli un senso, insomma una ricerca sull'Uomo e per l'Uomo attraverso l'esperienza corporea subliminale sensitiva verso un tentativo di forma di Teatro assoluto. Il cortile assolato della Fortezza alla presenza di decine di attori-detenuti a fronte di un pubblico sparuto che fa effetto a chi si è da sempre confrontato da decenni (la Compagnia opera da 34 anni), con ben altre quantità di persone, cosi si anima di decine e decine di personaggi misteriosi e ieratici che si intrecciano in coreografie studiate e complici: molti sono un deja vu degli studi di Naturae. Punzo è sempre in scena, li dirige ma anche gli accompagna in un rituale fantasmagorico ricco di colori suoni musica e parole che non commentano ma portano per evocazioni, altrove. Uno strumento di scena accoglie l'incipit e il pubblico: sono “gabbie” o “scatole”. Elementi di scena preziosi di forma a parallelepipedo in cui gli attori entrano ed escono- guidati da Punzo con l'ausilio di tre attori che li usano come oggetti decorativi ma funzionali, come camminano, si inerpicano, ne escono in gioia, in passaggio sorridente quasi una carrellata di figure e controfigure solo di passaggio come nel carosello della vita, del Mondo. Torna qui come in passaggi di lavoro precedenti, il pallone-Mondo mentre una voce fuori campo racconta, ed un altra ad un certo punto prende la parola forse quasi voce soffio del regista. Si avverte una leggerezza anche nei personaggi che appaiono come gli uomini-cemento bianchi immobili ricoperti di biacca, come nelle figure orientali ieratiche già praticate in scena di precedenti lavori, con costumi e pose orientali. Ed infine, mentre si allestisce una biblioteca- forse una summa dei testi utilizzati nel corso dei 30 anni della Compagnia da Genet a Shakespeare ( anche solo, per negarlo) a Borges si ricompone il percorso-nesso a ritroso quasi un passaggio alla Recherche, per superarlo. La scena finale commuove e incanta. E' una danza dove due uomini Punzo seduto con di fronte ed un Altro ovvero Uno dei tre attori che solleva e fa letteralmente danzare se stesso attraverso un movimento circolare fra braccia torso e gambe, elegante con con la struttura mobile “gabbia” o inferriata perchè a questo rimanda come simbolico, dirige in un crescendo musicale la pesantezza di colore nero che è sulla pelle dell'attore detenuto. La liberazione dalle gabbie come speranza , come danza, come rinascita dell'Uomo, finalmente libero, verso il Cielo. Il progetto di Carte Blanche si definisce anche rispetto alle iniziative collaterali fra cui a Volterra Parco dei pini, con la sera del 27 Luglio dentro il progetto Naturae 2021 con la conferenza tenuta dallo stesso Armando Punzo e con Monica Barni, ex assessora alla cultura della Regione Toscana ora Presidente della Associazione sempre diretta da Cinzia de Felice, curatrice ed organizzatrice storica con il Sindaco di Volterra Giacomo Santi e assessore alle Culture Dario Danti. Con loro a presentare e commentare le iniziative “ una serie di azioni di notevole rilevanza per la città e il nostro territorio, che hanno una valenza oltre che regionale, anche nazionale e internazionale” - sono parole di Dario Danti, la direttrice del Carcere Giampiccolo. Punzo, che ha anche aperto la serata del Teatro del Silenzio ideato dal famoso tenore Andrea Bocelli, uno spazio di straordinaria bellezza delle colline pisane a pochi chilometri da Volterra e che proprio a Lajatico ha avuto i natali

giovedì 22 luglio 2021

SCARICA IL PDF da WWW:DROMORIVISTA:IT ISTITUTO DI RICERCA STUDI PSICOANALISI - ROMA direttore prof Raffaele Bracalenti IL GIOCO DEL SINTOMO: UNA ESPERIENZA DI TEATRO E DISAGIO MENTALE Una scommessa vincente fra l'ASL Nord Ovest Toscana e il regista Alessandro Garzella Renzia D'Incà ...prendersi cura è un'azione violenta bisogna armarsi di un amore pieno di collera ( Alessandro Garzella) Il volume:I l Gioco del Sintomo narra del lavoro congiunto ideato da Alessandro Garzella regista e allora direttore artistico de La Città del Teatro di Cascina (Pisa), secondo Polo regionale toscano di Teatro per le Nuove generazioni, con la psichiatra Consiglia Di Nunzio. Di Nunzio è stata Dirigente sanitario di Psichiatria ASL 5 di Pisa, coordinatrice delle attività riabilitative e responsabile delle strutture residenziali psichiatriche della stessa Azienda Sanitaria locale. L'esperienza, tuttora in corso con l'ASL Nord Ovest Toscana, è stata da me seguita per molti mesi con cadenza bisettimanale dall' anno 2000, in qualità di studiosa e critico teatrale, si è svolta fra la sede del Servizio territoriale e il Teatro di Cascina a San Frediano a Settimo (Pisa), su un'esperienza laboratoriale di teatro e disagio mentale. Quell'esperienza pilota, nata per scommessa (parole della dottoressa Di Nunzio), sulla scia della riforma Basaglia che avviava alcuni pazienti psichiatrici all'esperienza del teatro, si è trasformata in un processo di lavoro che da “scommessa” si è aperto a prospettive inimmaginabili. Dall'osservazione dei laboratori tenuti da operatori teatrali in collaborazione con il CIM sono stati pubblicati due volumi: Il Gioco del Sintomo-crudeltà e poesia teatro e disagio mentale (2002) e anni dopo Il Teatro del dolore-gioco del sintomo e visionarietà (2011), una ristampa del primo volume con prefazione di Giuliano Scabia arricchito di aggiornamenti di ordine scientifico-didattico in un ambito di studio e riflessione con contributi di Dario Capone, attuale didatta e direttore didattico dell'Istituto di Psicoterapia relazionale (IPR) e di operatori socio sanitari. Il libro è ad oggi materia di studio presso l'Università di Pisa alla Facoltà di Medicina nel corso di Laurea per tecnici di Riabilitazione psichiatrica. A tutt'oggi in piena crisi mondiale pandemica, sono in corso laboratori guidati dal regista Alessandro Garzella in virtù dell'articolo 3 del DPCM del Marzo 2021. Sollecitata a raccontare di questa esperienza come contributo al nuovo numero di DROMO, mi sono interrogata sulla attualità e sulla urgenza di ancora e ancora seguire percorsi che erano stati segnati dalla rivoluzione attuata da Franco Basaglia a Gorizia e poi a Trieste con Marco Cavallo e gli artisti che hanno accompagnato quella straordinaria stagione. Sono arrivata alla conclusione che quella di Basaglia non è stata una rivoluzione mancata, e nemmeno una rivoluzione adesso “stanca”, come suggerisce il titolo provocatorio di questo numero della rivista. Sostengo che ad essere stanca è la società italiana e occidentale in generale, quella europea di fatto, e per ragioni socio-politiche croniche (ora aggravate e slatentizzate da esplosioni impensabili socio-sanitarie mondiali). E' la società ancora, come negli anni Sessanta e Settanta, ad essere malata forse e anche più di allora, nei tempi della rivoluzione mancata(?) basagliana: Abbiamo l'orgoglio di stare con gli ultimi cerchiamo di ascoltare i bisogni, l'essenza di ciò che siamo, la natura dei nostri istinti irrazionali, cerchiamo di ribellarci a certe regole sociali, a volte riusciamo a smascherare la falsità di un benessere sempre più indifferente e vuoto abbiamo messo la marginalità al centro della nostra ricerca artistica, con quell'amorevole crudeltà che fa dell'arte un luogo di contagio, dove il grave è lieve e l'indicibile talvolta può essere vissuto e detto, includendo ciò che l'ipocrisia sociale ritiene sconveniente e osceno (Alessandro Garzella). Quanto riportato sopra è il Manifesto del lavoro che Alessandro Garzella ha ideato e messo in piedi creando la sua Compagnia Animali Celesti-teatro d'arte civile: un gruppo di artisti, utenti psichiatrici e persone interessate a valorizzare l'espressione delle diversità. Animali celesti è una Compagnia nata per sperimentare il rapporto fra teatro e follia attuando la metodologia del Gioco del sintomo in ambito artistico e relazionale. L'opera Il Sigillo, installazione performativa di teatro, danza, musica e video arte ideata dal regista con il collega Satyamo Hernandez nell'ambito della Festa della cittadinanza universale prodotta in collaborazione con AEDO, Cantiere delle Differenze per il Comune di Viareggio, ha ottenuto la menzione speciale del Premio MigrArti2018 dove, alla fine dello spettacolo, viene distribuito agli spettatori un passaporto di apolide multiculturale. Spiegare in cosa consiste la tecnica teatrale del Gioco del sintomo è affare complesso perchè andrebbe vissuta dentro il corpo e la relazione di uno spazio teatrale con altri utenti. Nel mio libro ho provato a sintetizzarlo in uno schema consistente in tre figure; il Conduttore, il Paziente e la Relazione che si celebra. Il Conduttore opera l'Individuazione del sintomo, assume su di sé la maschera del Paziente, la porta al parossismo. La Relazione si incentra in forma di rappresentazione del sintomo portato dal Paziente in modalità caricaturale-parodistica. Il Paziente risponde con Rispecchiamento, spiazzamento per riconoscimento del proprio sintomo e con tentativo di simbolizzazione. Ho assistito a numerose altre esperienze di Teatro sociale nel nostro Paese. E sempre sulla scia della stagione esperenziale e culturale di Giuliano Scabia. In particolare il lavoro di Vito Minoia presso Università di Urbino che in Convegni internazionali ha portato pratiche teatrali coi malati mentali e con handicap fisici, esperienze di tutto rispetto nell'ambito del Teatro delle diversità (vedi rivista Catarsi-Teatri delle diversità). Vorrei altresì segnalare numerose altre esperienze a cui ho partecipato in veste di giornalista teatrale in diversi Convegni e rassegne, anche ben segnalate e descritte dal collega Andrea Porcheddu in Cosa c'è da guardare- La critica di fronte al teatro sociale d'arte. Fra le svariate cito Lenz Rifrazioni di Parma, Il Teatro dell'Ortica di Genova, il lavoro di Antonio Viganò, Isole Comprese Teatro di Firenze. Abbiamo rivolto alcune domande ad Alessandro Garzella per capire a dieci anni di distanza dall'uscita del saggio Il Teatro del dolore cosa sia cambiato rispetto alla ventennale esperienza descritta: Rispetto a dieci anni fa, le sembra che siano cambiate le tipologie di pazientirispetto agli storici delle precedenti esperienze in carico ai servizi ( anni Novanta), di invio dalle Istituzioni psichiatriche verso le cure di arte-terapia e in particolare al Teatro in quanto a patologie, comportamenti, relazioni con conduttori teatrali e con gli operatori sia teatrali che dei servizi? Rispetto a 10 anni fa il gruppo si è auto selezionato, anche a causa di un minor apporto logistico organizzativo da parte dei servizi; nell’ultimo periodo, per reazione al Covid ed alle conseguenti ricadute degli utenti derivanti dal maggior isolamento sociale, i nostri servizi hanno invece investito maggior interesse rispetto al progetto laboratoriale contribuendo fortemente a motivare il gruppo che oggi, sia nella dimensione del laboratorio ristretto, sia nella dimensione del laboratorio allargato a tutti i componenti della compagnia, manifesta una partecipazione attiva e creativa particolarmente intensa; la tipologia della nostra utenza non è mutata anche se i servizi non hanno ancora immesso nuovi utenti (avverrà da settembre) che pare siano portatori di dinamiche comportamentali e patologie diverse (ludopatia, disaffezione) rispetto a quelle sperimentate finora (psicosi, schizofrenia, disturbi del comportamento borderline). Rispetto a dieci anni fa, le sembra che stia cambiando o sia cambiato il rapporto fra pazienti / famiglie e società civile sul tema dello STIGMA della malattia mentale? Si tratta e ancora di un tabù o la questione rispetto agli anni Novanta-Duemila rappresenta ancora un sensibile tema di discriminazione sociale su cui lavorare sul piano etico-politico? Nella sostanza è cambiato poco anche se la maggiore apertura e pratiche mediatiche anche discutibili rispetto alla spettacolarizzazione dello stigma hanno reso meno distante la follia sanitaria dalla follia civile che governa gli Stati e la morale standard; ciò che non è cambiato nello stigma è la pratica della separazione dal sociale, attuata anche attraverso interventi ipocritamente solidaristici che, in realtà, determinano una ghettizzazione culturale delle persone che presentano stili di vita, idee, comportamenti fuori dagli schemi culturali dominanti. Il Teatro come terapia ha ancora una valenza terapeutica? Il teatro è arte, gratuita e inutile come deve essere; una sensibilizzazione artistica del corpo, dell’espressione, è di per sé terapeutica, così come terapeutico è l’incontro con un amico affettuoso e intelligente o un buon cibo, una serata di festa; la differenza dell’arte scenica è la pratica di teurgia (rapporto con un divino del tutto laico o pagano) che l’artista sperimenta ogni volta che si mette in gioco in quanto corpo anima trasfigurante; l’intensità di questo gioco induce due possibili processi di cura: l’arte che cura e cura sé stessa attraverso la frequentazione della malattia; l’altrove del teatro come spazio di ricerca e di contagio reciprocamente sano. È stato superato il paradigma basagliano e adesso la Rivoluzione è solo stanca dal punto di vista della cura? La Rivoluzione è stanca oppure proprio in questa fase di trasformazione antropologica mondiale ( anche legata al Covid) bisogna ripensare le categorie di cura della “ follia” e di “arte” come cura delle Persone? Entrambe le cose sono in divenire: per un verso la privatizzazione della sanità pubblica ha arrestato il compimento del processo di liberazione della follia, riducendo i livelli di inclusione e limitando la così detta riabilitazione a piccoli garage di conservazione se non cristallizzazione delle patologie (senza incentivare progetti di ricerca innovativi poiché contrastanti con l’egemonia dei protocolli e della farmacologia); in questo la rivoluzione non è stanca, è imprigionata dalla politica e dalla prassi della burocrazia sanitaria; per l’altro verso la crisi sociale è così esplosiva da determinare processi in cui si formano piccole comunità in cui il diritto di cittadinanza della parte sana della follia è sempre più sentito come bisogno individuale e sociale; in quale direzione evolverà questo scontro non so dirlo: dipende molto dalla capacità di integrare processi di settori attualmente troppo separati tra loro per determinare una forza d’urto capace di incidere sui rapporti di forza e sulle dinamiche esistenziali della società. Bibliografia: Il teatro del dolore di Renzia D'Incà -Edizioni Titivillus Teatro Stalla: Animali Uomini e dei a cura di Andrea Porcheddu- Edizioni Moretti e Vitali Che c'è da guardare?-La critica di fronte al teatro sociale d'arte Andrea Porcheddu -CUE PRESS A.Di Benedetto, Prima della parola. L'ascolto psicoanalitico del non detto attraverso le forme dell'arte-Edizioni Franco Angeli

domenica 11 aprile 2021

OGGI SUL SITO DI iTALIAN pOETRY DELLA cOLUMBIA uNIVERSITY DI nEW yORK UNA MIA poesIA PER IL dANTE DI

domenica 21 marzo 2021

21 marzo 2021. oggi sul sito di Italian Poetry della Columbia university una mia poesia dedicata agli sbarchi nel Mediterraneo. in compagnia dei maggiori poeti italiani novecenteschi. e di Paolo Ruffilli Franco Buffoni Gian Mario Villalta.

martedì 2 marzo 2021

Renzia D’Incà Enrico Stinchelli è stato nominato nuovo Direttore artistico “per le attività musicali” al Teatro Verdi di Pisa. Critico musicale, conduttore radiofonico con Michele Suozzo della seguitissima trasmissione di Radio3 La Barcaccia che va in onda da 30 anni, Enrico Stinchelli è figura nota al pubblico del Verdi come firma di due opere: Otello di Verdi nel 2013 e Mefistofele di Boito nel 2016 Stinchelli, lei è regista lirico di fama, ha condotto regie per il Verdi di Pisa e in numerosi Teatri Lirici nazionali e internazionali, è stato Direttore a Taormina Opera festival e al Teatro Verdi a Busseto: ci racconta come vive questa sua doppia veste di regista e di Direttore artistico? “In qualità di neo Direttore artistico per le attività musicali, il mio desiderio è di riuscire a trasformare il Teatro Verdi (Teatro Lirico nazionale), che ha una tradizione e una storia importantissime, in un Teatro pilota, un teatro modello, un Teatro che sappia programmare, rientrando nel budget e aumentando la produzione. Per quanto riguarda la mia doppia veste come regista: si tratta di una sfida. In Teatro nella Lirica devi saper fare tutto. Lavorare con entusiasmo. Il campo operistico è un mestiere che richiede grandi competenze. Specie in questi tempi di emergenza Covid dove bisogna far fronte ai decreti ministeriali. Oggi più che mai dobbiamo adeguarci e guardare al futuro. Oggi più che mai avere idee è il massimo a cui aspirare perché il Teatro e la Vita sono la stessa cosa. In un momento di grande confusione a causa del Covid accade che per paura di morire non si riesce a vivere più. Nel nostro settore da un anno siamo messi male: i Teatri sono chiusi. E in più siamo anche viziati per le nostre vestigia data la storia del Paese in campo artistico e musicale Quindi cosa si può fare adesso per il settore così provato dopo un anno di chiusura di Teatri e Fondazioni liriche? che cosa Lei propone in qualità di Direttore artistico per le attività musicali per il Teatro Verdi di Pisa? “Adesso occorre essere decisi e pragmatici. Ecco perché data l’impossibilità a programmare, dal 16 al 19 febbraio al Teatro Verdi di Pisa abbiamo aperto con delle sedute di Audizioni per 200 posti di nuove voci. L’indirizzo che abbiamo preso è quello di creare un vivaio per valorizzare i talenti, per dare spazi e visibilità alla bravura del cantante. Studiare belcanto è un sacrificio vincolato allo strumento della voce. Lo studio prevede un notevole dispendio economico per il cantante. In un momento storico in cui il rispetto per la Cultura nel Paese è inesistente, il nostro obiettivo è dare spazio ai talenti” Andrea Bocelli, che al Teatro Verdi di Pisa ha inaugurato la sua straordinaria carriera, intervenuto in video alla Conferenza stampa alla presenza del Sindaco di Pisa Michele Conti e della Presidente del Teatro di Pisa Patrizia Paoletti Tangheroni, ha affermato che quella della direzione affidata a Enrico Stinchelli è “scelta che gioverà a tutta la città”

lunedì 1 febbraio 2021

renzia.dinca PISA. Mala tempora currunt in quel della Città della Torre pendente. In una manciata di giorni sono state smantellate due realtà culturali e di aggregazione sociale: Il Teatro Rossi Aperto e lo spazio storico di proprietà della Provincia di incontri, mostre e dibattiti della Villa La Limonaia. Nella Pisa deserta delle tre Università, la Statale, la Scuola Normale Superiore e Scuola Sant'Anna eccellenze di studi a livello internazionale, sono stati messi i sigilli a due realtà consolidate di storia e cultura, luoghi di trasmissione, diffusione e cura dei saperi, spazi di bellezza di fruizione d'arte e cultura per generazioni di studenti di intellettuali e di cittadini della Toscana e dell'intero Paese. Spazi che non solo hanno costituito un polo di attrazione e riferimento solido decennale, ma hanno permeato le radici di una intera comunità amministrativa, sociale e culturale. Segno dei tempi? L'instabilità di ciò che era, anche solo pochi anni fa, è oggettivamente riscontrabile: da anni il quartiere della Sapienza è svuotato: chiusura della Biblioteca Universitaria, chiusura delle lezioni a Giurisprudenza per motivi di sicurezza dell'edificio proprio nei pressi della Piazza Cavalieri dove ha sede la Normale. In zona Duomo quartiere Santa Maria via di straordinaria suggestione architettonica che si affaccia sulla Torre, zero turismo da un anno. Ristorazione azzerata. Crollo delle immatricolazioni degli studenti universitari da fuori Regione con conseguente caduta del mercato degli affitti per studenti fuori sede. In uno scenario che apocalittico non è (con Umberto Eco preferiamo essere costruttivi), arriva pochi giorni fa la notizia della Piazza Carrara su cui si affaccia la sede storica di Palazzo Ricci sede di Lettere: il Teatro Rossi Aperto (gioiello architettonico Settecentesco vedi il Saggio di Fabrizio Sainati-Pacini Editore 1997, Associazione TRA lo aveva occupato 8 anni fa in contemporanea col Valle e altre esperienze a Palermo e a Roma...), è stato blindato. Un lucchetto all'ingresso e altro accesso chiuso da una lastra. A distanza di poche ore e a poca distanza in quartiere San Francesco, arrivano a detta di testimoni, mezzi blindati che sbarrano gli accessi a Villa Limonaia negli ultimi tempi utilizzata per aiuti umanitari di associazioni del territorio. In una piccola Città dove la cultura è internazionale, dove a fronte di una cittadinanza di residenti che va sempre più assottigliandosi ( meno di 90 mila) e dove gli studenti fuori sede rappresentavano una cifra di ben 40mila unità, è forse davvero il caso di interrogarsi sullo stato dei fatti perchè è come se si stia invertendo un ordine di fattori per cui il risultato come in matematica non cambia affatto, anzi si involve in senso disconfermativo. A minacciare la chiusura definitiva di processi di buone pratiche che hanno costruito un terreno di ospitalità tolleranza e iniziative sociali pensiamo per esempio alle iniziative della Casa della Donna, alla realtà associazionistica della Leopolda, una fitta rete che lavora dal basso della comunità cittadina. Teatro Rossi: dopo oltre otto anni è stato chiuso: porte di ingresso blindate con pannelli di acciaio. Decisione del Demanio ( la proprietà è della Sovrintendenza), che con questa blindatura “ rispristina la legalità”.Ne abbiamo parlato con Alessio Trillini e Giovanni Campolo due giovani artisti che fanno parte della Costituente del TRA -Teatro Rossi Aperto. L'ex Presidente della Regione Toscana Rossi ne elogiò il lavoro su Repubblica nel 2013 quando il gioiello architettonico da sessantanni chiuso e in cattive condizioni fu occupato da un gruppo di studenti e intellettuali. Ne seguirono una ricchissima serie di iniziative culturali: teatro danza incontri workshop con un pubblico sempre più partecipe e affezionato. Furono avviati tavoli di incontri e trattative fra Regione, il Sindaco di Pisa Filippeschi, la Sovrintendenza proprietaria dell'immobile. Le trattative dovevano cercare di trovare una soluzione per la totale messa in sicurezza dell'immobile per la sua agibilità e per la salvaguardia di un presidio culturale che si stava lanciando come progetto di rilievo nazionale. Il progetto, che avrebbe provato a conseguire seppure a piccoli passi dei finanziamenti per la realizzazione di quanto convenuto al tavolo trattative fra Associazione TRA e Istituzioni, si è arenato nel Settembre 2020 quando L'Associazione si è sciolta. In questo momento dentro gli spazi chiusi del Teatro Rossi ci sono materiali privati appartenenti agli artisti. Nel frattempo proprio in questi ultimi mesi la città di Volterra è stata candidata a Capitale Italiana della Cultura 2022, Pisa fra le città candidate è stata esclusa. Volterra è stata eletta dal Governatore della Toscana Giani Città della Cultura della Regione 2022.

domenica 17 gennaio 2021

È su Italian Poetry per Poesie del Covid un mio breve testo. in buona compagnia di Renato Minore Franco Buffoni Paolo Ruffilli a breve in antologia mie poesie dedicate agli animali e poi la nuova silloge

domenica 22 novembre 2020

 

Volterra per Città Capitale della Cultura

 

Volterra, 16 novembre 2020:da comunicato ufficiale Volterra entra nella short list e prosegue il suo cammino verso il 2022 per il titolo di Capitale italiana della cultura

In questa giornata infatti la città è stata indicata nella decina finalista e unica toscana, scelta tra le 28 candidate di cui sono stati valutati i dossier progettuali dalla Commissione nominata dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo presieduta da Stefano Baia Curioni.

La candidatura di Volterra vede protagonista la città e l’intero territorio (oltre 50 Comuni hanno partecipato o aderito al progetto) ed è intitolata Rigenerazione umana, tema che qui ha radici profonde, a partire dalle esperienze della Compagnia nata nel Cacere della Fortezza e dell’ex Ospedale psichiatrico. 

Volterra ha dato l’immediata disponibilità a collaborare con le altre città finaliste per costruire un palinsesto comune che possa diventare una vera occasione di rete tra le città italiane di media e piccola dimensione. 

Siamo molto contenti del risultato che è il frutto di un lavoro costante costruito in questi mesi di candidatura. Il dossier è uno strumento che ci servirà anche per gli anni futuri” commenta il Sindaco di Volterra Giacomo Santi “Chiediamo al Ministro Franceschini e al Presidente della Commissione Baia Curioni di convocare quanto prima una riunione tra tutte le città finaliste. Vogliamo proporre di costruire una vera e propria rete di Sindaci per il 2022, con un palinsesto comune che rimandi da una città all’altra e che possa coinvolgere anche le città che non sono arrivate in finale: vogliamo superare l’Italia dei campanilismi”.

 

Il Presidente della Regione Eugenio Giani, che ha scelto di tenere tra le sue deleghe quella alla cultura sottolinea: “Mi associo alla soddisfazione di tutta la Toscana per questo risultato, Volterra in questa competizione è il baluardo dell’intera Regione. La capitale dell’Etruria ha tenuto il passo dimostrando una grande vitalità culturale e oggi diviene l’espressione di un intero territorio, che grazie al percorso di candidatura può manifestarsi al meglio attraverso una città che diventa essa stessa il simbolo della cultura". Nel comunicato ufficiale si legge anche la dichiarazione di 

Paolo Verri, direttore della candidatura di Volterra 22  dove sottolinea “In linea con il progetto New Generation EU, vogliamo essere una piattaforma che accolga i progetti di tutte le città che hanno lavorato in vista del 2022 e che credono nella cultura come motore di sviluppo dei territori. Sicuramente, emergenza Covid permettendo, vorremmo invitarli tutti a Volterra per l’inaugurazione dell’installazione natalizia in alabastro realizzata dagli artigiani alabastrai insieme alla designer internazionale Luisa Bocchietto”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RI GENERARE uno slogan un Progetto di Area vasta local  Toscana ed Europea

 

PISA

 

renzia.dinca

 

Un complesso lavoro faEnti pubblici e privati, quello che ha contribuito al successo del Progetto di Volterra Capitale della Cultura. Città di 10 mila abitanti in provincia di Pisa, unica in Toscana (con l'esclusione persino del capoluogo Pisa e  di Lucca), è stata scelta dal Ministero del Turismo e Spettacolo, fra le dieci candidate  per il 2022 al ruolo di Città Italiana della Cultura. Un asso nella manica per il futuro della città di fama internazionale per il Museo Etrusco Guarnacci, la collocazione strategica nella zona collinare dell'Etruria toscana che richiama turismo da tutto il mondo in un territorio che si estende fra le province di Pisa, Livorno e Siena, che vanta iniziative culturali di spessore internazionale a cominciare dal lavoro trentennale di Armando Punzo con la Compagnia della Fortezza nel Teatro-Carcere. Un successo considerevole per la Giunta guidata dal Sindaco  Marco Santi e per l'assessore pisano alle Culture Dario Danti. Ne abbiamo parlato con tre figure professionali che hanno lavorato col Comune alla progettualità  di Volterra Capitale

Massimiliano Zane, veneziano, è manager progettista culturale, consulente strategico per lo sviluppo e valorizzazione del patrimonio, è coordinatore della stesura del Dossier per la candidatura di Volterra città della Cultura 2022- Living Lab 21x21x21

Volterra, il Comune più piccolo in corsa, è tra le 10 città finaliste candidate a Capitale italiana della cultura 2022, una bellissima notizia, per la città tutta e per tutti coloro che hanno reso possibile questo bel (primo) risultato. Lo spirito più sincero della Capitale Italiana della Cultura il dossier di Volterra 2022, è stato costruito dai cittadini per i cittadini, in un moto volto a favorire l’inclusione e la crescita individuale e comunitaria. In questo senso il processo di partecipazione è stato centrale nello sviluppo del dossier e ha coinvolto l’intera comunità che ha abbracciato il progetto con entusiasmo, responsabilità e la fiducia. Non è stata solo una ‘chiamata alle arti’, ma anche e soprattutto voler proporre un nuovo modello di relazioni fra comunità e stakeholder. Lo abbiamo fatto mettendo in campo strategie di rete innovative e vincenti, definendo una nuova modalità di progettazione attraverso un momento di comunanza attiva, di formazione e condivisione dei saperi e dando luogo a una esperienza di innovazione sociale a partire dalla cultura e attraverso la co-progettazione. Perché, parafrasando un noto spot: Per fare grandi progetti non servono città grandi ma grandi città, e Volterra ne è l’esempio.

 

 

Ledo Prato è segretario generale dell'Associazione MECENATE 90, senza fini di lucro con sede a  Roma che opera da oltre 30 anni in consulenze di Progetti culturali a livello nazionale

 

Il Comune di Volterra ci ha chiamato come consulenti per  il progetto Ri-Generazione umana. Abbiamo lavorato per corredare il dossier progettuale non solo sul Comune di Volterra  ma sui territori di Area vasta. Abbiamo collaborato con 50 Comuni per un Piano strategico d'Area per la realizzazione del Dossier. Mecenate 90 è una agenzia  culturale di facilitatori in progetti culturali, noi costruiamo insieme alle nuove  generazioni

 

Credo che il fatto che la Giuria del Ministero abbia segnalato 4 Comuni non capoluogo di Provincia fra le dieci possibili Capitali, sia una segnale molto importante. Si tratta di una Giuria molto innovativa per le scelte che ha fatto e testimonia la volontà di valorizzare risorse non esplorate per la ripresa economica. Indirizza una strada possibile  per rilanciare lo sviluppo del nostro Paese intero. Col Progetto Matera Capitale europea iniziato nel 2019, si erano già creati dei modelli di sviluppo. La rete allora era fra Matera e altri sei Comuni.

 A prescindere dai risultati che e se ci saranno, a Volterra stiamo provando a investire sulle Vocazioni territoriali. Anche in linea con direttive ONU. Non basta più oggi la politica ordinaria. I progetti vanno radicati dentro la Storia del territorio. E comunque  il piano strategico  per Volterra Capitale, accompagna e va oltre il Progetto attuale.

 

Entro il 18 Gennaio 2021 sarà deciso quale Città italiana sarà Capitale della cultura 2022. se lavoreremo cosi  di questo passo, potremmo anche superare  nel 2021 il lavoro fatto a Matera nel 2019, in una previsione dei prossimi cinque anni

 

La realizzazione del Progetto avrà  a disposizione 1 milione di euro, oltre a  Fondi New generation found  e  nel Recovery fund 2 miliardi per la Cultura e creatività, una nuova creatività

 

Il Team Progetto è stato creato  dal Sindaco  Giacomo Santi a Volterra nel 2018. Oggi per essere competitivi della iniziativa ministeriale bisogna lavorare sulla qualità dei progetti. La strada possibile: rivedere le linee guida per la Cultura per l' intero Paese nel post Covid. Oggi ci chiediamo: coinvolgere tutti i Comuni o pensare ad un Piano più ristretto? In quale direzione dobbiamo andare? Il testo non è stato scritto da noi come Mecenate 90, ma in collaborazione. Non abbiamo ancora il piano strategico. L' obiettivo è definire area strategica fra Comuni, che si realizzi o meno il progetto Volterra  Capitale nel 2021, questo Piano va collocato dentro una visione di medio periodo. L'Amministrazione  di Volterra ha accompagnato il processo sul futuro sviluppo economico sociale dell' intero territorio toscano

 

PAOLO VERRI già direttore Fondazione Matera Basilicata. Attualmente collabora col Comune di Genova  per il  Sindaco  Marco Bucci. Ha  lavorato con Parma capitale della Cultura, Expo di Milano e nell'Editoria

 

Sono 21 i  giovani  come da Bando, che hanno partecipato alla scrittura del dossier di candidatura per Volterra Capitale, una città che ha solo10 mila abitanti.

Per Volterra Capitale la logistica era quella di esprimere sensibilità, dare bellezza  e visibilità ai territori,  dare loro voce. Dovevano essere coinvolte le Piccole Città  ma fare di Volterra  la capofila. Il Progetto è dentro una visione europea che delinea il ripensare i territori, la cultura  e il turismo secondo la linea legislativa  del Bando MIBACT 2017-2022 , Direzione Generale del Turismo

 

 

 

 

mercoledì 11 novembre 2020

 

Intervista a LAMBERTO BAVA regista  cult internazionale di fantasy

 

renzia dinca

 

Lamberto Bava, figlio d'arte, è regista e sceneggiatore fra i più noti al mondo nel genere fantasy. Esordisce nel 1980 con Macabro, prodotto e co-sceneggiato con Pupi e Antonio Avati. Ha collaborato con Dario Argento in Demoni e Demoni 2. Ha firmato le serie televisive di grande successo anni Novanta: Fantaghirò con Alessandra Martines, Desideria e Sorellina.  Ha avviato i  suoi primi passi  da regista affiancando il padre Mario in alcune scene di Schock del 1977 e del film TV La Venere d'Ille del 1978. Il padre Mario Bava è stato un antesignano del genere horror  italiano col film La maschera del demonio, e divenuto famoso, per film dagli effetti speciali. Lamberto Bava doveva  essere presente  a Lucca Comics edizione 2020, (che ha  comunque avuto luogo, sia pure in formato molto ridotto), per via del COVID, e a La Spezia a presenziare al docu-film: Bava Puzzle-Il cinema fantastico di Lamberto Bava (oltre che per suo nuovo romanzo), curato e firmato da Paola Settimini, Direttrice artistica di La Spezia Film Festival e direttrice della rivista on line  www.laspeziaoggi.it. Paola Settimini è co-regista con  Daniele Ceccarini. Il docu-film, durata circa 70 minuti, si avvale del montaggio di Francesco Tassara con Daniele Ceccarini, la fotografia  di Francesco Tassara, la musica  di Francesco Tartarini. Di recente Bava Puzzle è stato presentato  a Stiges, Festival del Cinema fantastico in Spagna

 

 Dedicato al regista nei suoi quarant'anni di carriera  cult a livello internazionale, ne ripercorre i passaggi fin dai primi passi. Numerose le testimonianze fra cui quelle di Pupi Avati e Antonio Avati (ricordiamo un capolavoro  di  Pupi: La casa delle finestre che ridono, 1979), Alessandra Martines (protagonista per il grande successo televisivo di Fantaghirò), e poi Veronika Logan, Erika Blanc, Alessandra Moretti, i Manetti Bross, Davide Pulici e Manlio Gomarasca di Nocturno, George Hilton, Urbano Barberini, Antonio Tentori, Luigi Parisi, Luigi Cozzi e Massimo Antonello Geleng

Inoltre, la notizia per tutti gli appassionati del genere, è che Bava ha appena dato alle stampe ed è già in libreria, il suo secondo romanzo Il terzo giorno (Cut-up Publishing). Il romanzo, scritto in tempi  antecedenti al Covid (quindi non è un instant book), narra di un misterioso morbo che miete vittime nella città di Roma e in tutte le città del mondo. Nessuno riesce a fermare l'epidemia e la civiltà si dissolve. Ci sono due protagonisti, i primi: una coppia che prova, senza successo, a salvare il mondo e poi, molti decenni dopo, un'altra coppia formata da due ragazzi molto giovani che provano a capire le ragioni  dell'epidemia.  Per capirne la cause, lasciano la comunità che si era formata nel post epidemico  fino a scoprire una sconvolgente verità sulla catastrofe che ha distrutto l'umanità

Il regista, che avrebbe dovuto essere presente a Lucca comics edizione 2020, non è potuto venire causa emergenza Covid, ma ci ha rilasciato un'intervista 

 

 

Domanda: Suo padre Mario era nel cinema. Ci racconta del suo rapporto con lui nella sua formazione al genere fantasy?

 

Risposta: Anche mio nonno era nel cinema. Era in  Ambrosio  FILM a San Remo. Aveva  Portato in teatro Aldo Fabrizi che gli disse: devi dare la mano e guardare negli occhi gli attori quando giri

 

 

Domanda:Lei è un regista cult a livello internazionale per i suoi lavori in Cinema sui temi horror e gotico italiano. Ci può dire il suo rapporto con Tiziano Sclavi, ideatore di Dylan Dog?

 

Si sono stato al primo Festival creato dall'Editore Bonelli  a Milano. Certo che ho conosciuto  Tiziano Sclavi. Era il 1986. Ero molto interessato al genere fumetto al punto che ho anche girato un mio film sul fumetto Diabolik nel 1968

 

 

 

 

Lei è stato aiuto regista con Dario Argento

Si sono stato una settimana con lui  quando girava il film Inferno ( 1980) sequel di Suspiria

 

Domanda: Colpisce la sua attenzione nella narrazione visiva verso i bambini, la fiaba. Alcune sue produzioni ricordano la straordinaria produzione letteraria di Steven King: in particolare IT. Ricordano anche il film Neverending Story tratto da un racconto e poi in cinema  di Ende

 

Bisogna fare attenzione fra Demoni e fiaba. La claustrofobia fra realtà e l'onirico

 

I suoi attori nel docu-film sostengono che Lei con loro è stato un regista 'sobrio ed elegante' (cit. Urbano Barberini) e anche : Lamberto ha l'aspetto del questore. Cosa sta facendo adesso in una Roma deserta?

 Il suo nuovo Romanzo dove  e quando è stato ambientato?

 

 

Agosto 2019. in terrazza. Cosa faccio ?Nulla. Esco solo a portare fuori i cani

 

 

 

mercoledì 26 agosto 2020


PAOLO RUFFILLI Le cose del mondo. Lo specchio Mondadori, 2020 L'indefinibile chirurgia delle cose Coerenza chiama coerenza nella poetica di Paolo Ruffilli. Così in questa ultima fatica letteraria Le cose del mondo, che raccoglie ben 40 anni di produzione e ricerca lirica, l'Autore di cui Eugenio Montale intuì la felice ispirazione giovanile, conduce chi lo segue dentro un nuovo viaggio esperenziale e sapienziale. Fedele alla unità formale-le sei sezioni o “capitoli” di cui si compone il volume, sono elaborate per lo più in forma di settenari e endecasillabi, Ruffilli costruisce una struttura ad anello dove la partenza, quella evocata nella prima sezione Nell'atto di partire, si sviluppa per cerchi concentrici a tema fino a riavvolgersi come un nastro e a ritroso vero il ritorno, un eterno ritorno. Il dualismo si sdipana fra la stasi e il moto, l'azione e l'osservazione che è auto-osservazione. L'Autore osserva la realtà o ciò che i suoi sensi percepiscono come tale, per farne materia di indagine interiore in forma di autonarrazione, di autosvelamento come in Morale della favola, dedicata alla figlia e in La notte bianca. Rispettivamente seconda e terza sezione, per poi affrontare lo zoccolo duro del volume nel capitolo Le cose del mondo( pag.105): Le persone muoiono e restano le cose solide e impassibili nelle loro pose nel loro ingombro stabile che pare non soffrire affatto contrazione dentro casa perché nell'occuparlo non cedono lo spazio vaganti come mine, ma nel lungo andare il tempo le consuma senza strazio solo che necessita di molto per disfarle e farne pezzi e polvere, alla fine. Cosa c'è di più statico delle “cose” e della loro nominazione. E la parola cosa poi: quanto di più ambiguo racchiude nei significati di cui è portatrice nella nostra lingua. Ruffilli gioca coi versi sulle ambiguità di senso, lavora sul significante, sulla relazione contenente/contenuto. Infatti ne Il nome della cosa (pag 109) si legge: Eccolo, il nome della cosa: l'oggetto della mente che è rimasto preso e imprigionato appeso ai suoi stessi uncini disteso in sogno, più e più inseguito perduto dopo averlo conquistato e giù disceso sciolto e ricomposto rianimato dalla sua corrosa forma e riprecipitato nell'imbuto dell'immaginato Da questo incipit parte una serie di poesie che, secondo un ordine alfabetico, danno un contenuto concreto e simbolico, funzionale e metaforico secondo l'uso della lingua italiana, come da locuzioni prese dai vocabolari: si va da Anello a Bambola, da Occhiali a Scarpa registrando anche un: Vocabolario Registro, elenco, catalogo, inventario -ministro di governo, regina delle carte e scorta e giacimento di parole in schiera (…) sistematico schedario di tutto l'universo A questa segue la sezione Atlante anatomico dove, dissezionate, sono alcune parti del corpo umano, da Ascelle a Collo, da Occhi a Seno. L'osservazione minuta del Poeta fin dalle sue precedenti prove in versi (Piccola colazione, Diario di Normandia, Camera oscura, Nuvole, La gioia e il lutto, Le stanze del cielo, Affari di cuore), dotato di un raffinato sguardo, affila le sue pinze chirurgiche di scavo in questo volume composito e diacronico che costituisce un micro trattato di linguistica in versi. Si avvertono echi delle filosofie orientali nell'ossimorica perlustrazione di un immagine e del suo complementare od opposto, specie dove l'Autore si affida e cerca relazioni analogiche per immagini. Predilige un registro linguistico sintattico quasi quotidiano come nello stile, così come nella scelta dei temi da entomologo o chirurgo pur senza mai scendere nel minimalismo. Un continuo rincorrere il tentativo di formulare senso del reale, lui consapevole che il reale è la personale unica e individuale rappresentazione della realtà. Mai univoca sempre di inesausta narrazione. Senza cadere nelle trappole della o delle verità, per tentare di afferrare la sua realtà che è la realtà della vita e delle sue diverse irrazionali componenti fisiche, psichiche, esistenziali, esperenziali. In questa ricerca Ruffilli si appoggia a metafore del Novecento letterario come quella del viaggio caproniano con cui si apre il volume, per approdare a ritroso e insieme in avanzamento di conoscenza al passaggio dell'ultimo capitolo Lingua di fuoco (pag.173): Il nominare chiama e, sì chiamando ecco che avvicina invita ciò che chiama a farsi essenza convocandolo a sé nella presenza E' la ragione che si fa linguaggio(...) E' una sorta di Manifesto di poetica, questa dell'ultimo capitolo. L'inesausta e mai esaustiva ricerca dell'uomo Ruffilli e della sua ricerca in Poesia. Renzia D'Incà Arcidosso, 23 Agosto 2020

NATURAE . La vita mancata-primo quadro renzia.dinca Volterra . Pensato per festeggiare i Trentanni della Compagnia della Fortezza il progetto triennale doveva concludersi questa estate dentro le mura del Maschio in forma di spettacolo con i detenuti della Compagnia della Fortezza diretta da Armando Punzo. A causa del COVID19 si è formalizzato in due tranche sempre in forma di studio, Naturae-la vita mancata- primo quadro realizzata dentro il cortile del Carcere e La valle dell’innocenza-secondo quadro, site specific in azione teatrale a Saline di Volterra, dentro la struttura del Padiglione Nervi. Un anno speciale il 2020 che inaugura un’idea sognata e finalmente realizzata da Punzo: l’inizio dei lavori per la realizzazione del Teatro Stabile in carcere e insieme funestato, come del resto tutto il comparto del teatro e spettacolo, dal virus planetario che ha bloccato spettacoli e produzioni in corso. L’attività in carcere è comunque stata portata avanti anche se con molte difficoltà dal regista, così che anche in questa affannosa estate un piccolo gruppo di spettatori (25 per regole COVID) hanno varcato il portone della Fortezza medicea. Un clima particolare si avverte fin sulla salita che porta al carcere di solito affollata e vociante: i giornalisti–pochissimi, che si salutano con gli occhi oltre la mascherina d’obbligo con uno sparuto pubblico che si è conquistato l’ingresso attraverso un posto aggiudicato per lotteria. Armando Punzo fa iniziare lo spettacolo in solitaria nello spazio alberato del pre-cortile dove di consueto si svolgono le azioni. Non avere paura. Qui c’è soltanto un uomo- una sorta di prologo di un io narrante fra il poetico l’esistenziale e il filosofico entro un copione dove l’io parla in terza persona. Un monologo –dialogo che attiva in sinergia con gli attori ( in parte detenuti in parte attori professionali), che manterrà per tutto il lavoro. Il passaggio testuale dal io sono solo a lui non è solo è incastonato dentro una metatestualità costruita su suggestioni di innumerevoli quadri creati da azioni plastiche coreografiche fra gli attori e le musiche create e suonate dal vivo da Andrea Salvadori. La scena è costruita su elementi essenziali: fondale in bianco e nero con effetto optical a spirale che richiama il labirinto ( Borges), un solo albero scheletrico rosso scarlatto ( l’albero della tentazione? Albero della Genesi dell’umanità secondo il Libro delle religioni occidentali). Punzo è autore- narratore e cantastorie : evoca con le Parole e commenti le azioni anche talvolta agendole quasi trasfigurandosi lui in libro-corpo sonoro e per immagini. Corre con una mela rossa, sbocconcella- si dirige verso un catafalco che ricorda il Cristo velato. Dal lenzuolo funebre se ne esce, a sorpresa una giovane donna bionda ( Eva?). intanto entrano ed escono dallo spazio scenico figure ieratiche cariche di simbolismi: uomini con scale rosse issate verso l’alto, uomini con caravelle, una geisha, uomini con mantelli costellati di pavoni secondo l’uso orientale, dervishi danzanti con ombrelli e mantelli rossi. Il poema della rinascita-immagina, ripete Punzo. poi altri figuranti: un viaggiatore con la valigia, sacerdoti e soldati-Voglio vedere le linee dell’infinito. Guerrieri puntano verso il pubblico- seduto lungo una sola parete sulla cancellata, dei bastoni di finto bambù rossi come il colore dell’albero, poi due di essi creano una forma di sostegno a croce dove Punzo si sdraia sulla schiena: una sorta di Cristo o di San Sebastiano. Si conclude con il monologo del detenuto ( che fiancheggia Punzo in doppio nel percorso testuale) : non smetto mai di sognare. Sono in un’isola sulla spiaggia. La mia nuova terra. In questo lavoro -studio del regista, si accavallano molteplici segni non sempre chiari anzi forse ridondanti. Sono comunque frutto di un percorso che parte da Shakespeare di Dopo la Tempesta per arrivare a Beatitudo da Borges. Narrano un viaggio –ancora incompleto, anche per forza maggiore dovuta alla emergenza sanitaria, di una fuga dalla realtà nel senso di cercare di vedere oltre, che del resto ha contrassegnato tutta la ricerca e l’utopia del regista. Insomma Punzo è giunto all’indagine sulla nostra Natura umana, anzi sulle nostre Naturae. Il fine è quello di superare l’Homo sapiens per andare incontro all’Homo felix, cioè al di là delle religioni e delle ideologie, alla ricerca hic et nunc, dell’armonia dello stupore e della bellezza. Del Paradiso in terra, quello della Vita mancata. E questo ha molto a che vedere col trentennale percorso artistico di Armando Punzo e della Compagnia della Fortezza. E ha molto a che vedere con l’attuata realizzazione in questo difficile anno 2020 del Teatro in Carcere, a Volterra. NATURAE-La vita mancata Regia e drammaturgia Armando Punzo Musiche originali e sound design Andrea Salvadori Scene Alessandro Marzetti, Armando Punzo Costumi Emanuela Dall’Aglio Corografie Pascale Piscina Con Armando Punzo e………….

venerdì 31 luglio 2020


ANIMALI CELESTI TEATRO D'ARTE CIVILE. Il SIGILLO E IL CANTIERE renzia.dinca Pisa. Teatro Verdi di Pisa: gloria nazionale fra Teatri Nazionali destinati alla Lirica. Struttura ottocentesca incastonata nel pieno centro storico fra un di qua e di là d'Arno per il passaggio obbligato sul fiume, per via del Ponte appunto chiamato di Mezzo, situato nel quartiere ebraico. Spazio cittadino che ha ospitato nel secolo scorso e nei primi due decenni del Duemila, stagioni liriche d'eccellenza anche internazionali in partnerariato con Teatri Lirici nazionali. Ma non solo: spettacoli di Teatro e di Danza anch'essi di rilievo internazionale. Fra questi il progetto la RAGIONE INSIDIATA, un memorabile Carnevale in cui fu rappresentata Sogni di cartapesta, una performance itinerante ideata da Alessandro Garzella assieme a Emanuele Luzzati e Pietro de Vico ed altre attività teatrali che travolsero Pisa. Insomma un fiore all'occhiello di amministrazioni lungimiranti sul tema centrale citato nell'articolo 9 della Costituzione: una realtà e pratica di governo della cultura dentro uno spazio di bellezza e accoglienza, spazio con al centro la quotidiana attività per le Scuole di ogni ordine e grado nonché delle collaborazioni con le Istituzioni universitarie cittadine. Dal lockdown il Teatro Verdi è ancora chiuso. Non solo: non si sa se e quando riaprirà. Il direttore artistico Stefano Vizioli ha dato le dimissioni. Del resto altri più piccoli spazi pisani, ma non di meno rilievo nazionale e internazionale, presìdi in grado di sviluppare e proteggere realtà territoriali di arte e cultura: due fra tutti Teatro Lux fondato da Paolo Pierazzini e Sant'Andrea Teatro (anche sede storica della Compagnia I Sacchi di Sabbia): anch'essi sbarrati con una ipotesi di riapertura del più recente Teatro Nuovo. Fra le eccellenze teatrali ed artistiche della Provincia di Pisa Alessandro Garzella, regista ora anche attore, aveva fondato con alcuni collaboratori oltre 25 anni fa, il secondo polo di Teatro Regionale dopo Prato per le nuove generazioni: La Città del Teatro di Cascina. Ne è stato ideatore e Direttore artistico per oltre 20 anni. Garzella, in continuità col suo percorso di ricerca artistica sul rapporto tra il teatro e le differenze, ha fondato la Compagnia Animali Celesti/teatro d'arte civile (definizione di Teatro d'Arte Civile: Andrea Porcheddu, il volume Teatro Stalla. Edizioni Moretti e Vitali e il volume Che c’è da guardare –Edizioni Cues, Renzia D’Incà Il Teatro del dolore-Titivillus). Fra le ultime rappresentazioni di Animali Celesti (a settembre al Parco di San Rossore si rinnoverà l'appuntamento con la terza edizione di ALTRE VISIONI -contro festival di teatro nei boschi di Coltano Pisa), vi è Il Sigillo - delusioni e sogni di migranti in cerca di diritti universali. Visioni di teatro, musica, video arte e danze sui popoli migranti. L’opera, come piccolo tributo alle sofferenze e al coraggio dei popoli del Terzo Mondo, ripropone il percorso artistico svolto dal Cantiere delle Differenze, un presidio d’arte contemporanea che ANIMALI CELESTI teatro d'arte civile, assieme a AEDO, promuovono da molti anni in Toscana, nelle zone a rischio di marginalità, con particolare riferimento alle culture extra comunitarie, alle disabilità, agli adolescenti e agli anziani in difficoltà. Il Cantiere è un laboratorio di ricerca basato su processi di reciproco apprendimento che utilizzano le abilità e le disabilità di ognuno, nella prospettiva di valorizzare l’arte come linguaggio che combatte le ingiustizie sociali e nutre le periferie umane più povere e dimenticate. Il Cantiere delle differenze, opera in tre sedi territoriali: a Pisa in collaborazione con CRI - Croce Rossa Italiana, sezione di Pisa, a Lucca in collaborazione con Provincia di Lucca e Arci Nova-Lucca Versilia e a Viareggio con il Comune di Viareggio, Cooperativa Odissea e Uovo di Colombo. La performance IL SIGILLO è stata premiata a Palermo con una menzione speciale della giuria nella fase finale del Premio Migrarti 2018, perché “presenta una ricchezza di linguaggi artistici e mostra un percorso di teatro sociale esemplare, in grado di coinvolgere, in una azione etica e artistica un gran numero di partecipanti con particolare attenzione ai ragazzi di seconda generazione”. Il lavoro, visto al Giardino Scotto dentro una Rassegna sotto il coordinamento artistico di Luca Biagiotti per il Teatro Verdi è intitolata FUORI TEATRO. Non essendo stato possibile riproporre in scena dopo molti laboratori, un percorso che ha coinvolto centinaia di partecipanti in molti anni di laboratori, Alessandro Garzella e Satyamo Hernandez, assieme a Chiara Pistoia, Sara Capanna, Giulia Paoli, Alain Frank Nahi e Boris Pierrou, hanno raccolto l’essenza fondamentale di questa esperienza, concentrando il senso emotivo dei vissuti in un piccolo viaggio di parole, suoni, danze e visioni. L’azione teatrale de IL SIGILLO, propone un video curato da Indiara Di Benedetto e Shawn Hernandez (giovani professionisti immigrati di seconda generazione). Continua con monologhi e dialoghi serratissimi fra Alessandro Garzella (portato in scena da un ragazzo di colore) e Satyamo Hernandez che propone alla chitarra canti della sua terra originaria il Portorico, canti di emigrati verso gli Stati Uniti fra le lingue spagnola inglese e italiana. Un discorso fra monologhi e dialoghi interno fra i due attori – anche drammaturghi entrambi in scena, molto intenso, pur nel dramma della scrittura che tratta di esclusione e dis-appartenenza. Una bella coreografia di giovani donne, coordinate da Chiara Pistoia, che mimano la traversata sul mare dei profughi. E al gran finale, alcuni ragazzi di colore, coi loro strumenti a percussione e danze dei collaboratori. Il lavoro, molto interessante e che avrà visibilità, si conclude con la distribuzione di un Passaporto di apolide multiculturale di cittadinanza universale (la Dichiarazione dei diritti Universali dell'Uomo del 1948), un omaggio a tutti gli spettatori che con la loro presenza, hanno condiviso i principi e le responsabilità di un documento particolarmente significativo sul piano simbolico: prefigurare, non solo utopicamente, un mondo senza confini, privo di violenze economiche, sociali e culturali. Un mondo reso bello dall’arte, un mondo divenuto apolide per la felicità d’esistere ovunque, nonostante avversità e sfortune. drammaturgia e regia Alessandro Garzella e Satyamo Hernandez con Sara Capanna, Alessandro Garzella Satyamo Hernandez, Alain Franck Nahi, Giulia Paoli , Boris Pierrou, Chiara Pistoia e alcuni partecipanti al CANTIERE DELLE DIFFERENZE coreografia Chiara Pistoia ripresa e montaggio video Indiara Di Benedetto e Shawn Hernandez collaborazione tecnica Abha Federica Mariano menzione speciale PREMIO MIGRARTI 2018 lo spettacolo è prodotto da ANIMALI CELESTI teatro d’arte civile con il sostegno del Ministero ai Beni e alle Attività Culturali, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Regione Toscana, Fondazione Pisa, Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, Croce Rossa Italiana/Pisa (progetto P.I.S.A.), Cooperativa Odissea, ARCI Lucca - Versilia, Uovo di Colombo in collaborazione artistica con il Cantiere delle differenze, AEDO, Geometria delle Nuvole

lunedì 13 luglio 2020

RUMORSCENA- COMPAGNIA DELLA FORTEZZA Volterra (Pisa) renzia.dinca “Felice per l'avvio dei saggi archeologici per realizzare il Teatro Stabile in carcere”. Così dichiara l'Assessore alla Cultura del Comune di Volterra Dario Danti: sono orgoglioso di essere assessore alle culture in una città dove vogliamo realizzare il Teatro Stabile in Carcere. E continua: quando svolgevo il medesimo ruolo a Pisa, nel 2014, lanciammo con l’allora Assessora regionale Cristina Scaletti ,l’idea della Rete delle città per il Teatro Stabile nel Carcere di Volterra. L'idea era stata rafforzata dalla presenza dell’allora Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, alla prima di Santo Genet al Teatro Verdi di Pisa. E fu importante l’incontro fra il Ministro e i detenuti-attori alla fine dello spettacolo. Da allora sono trascorsi ben sei anni. Di fatto oggi il finanziamento del Ministero di Grazia e Giustizia, ammonta a 1,2 milioni di euro, denari che dopo anni di attesa, potranno finalmente essere impiegati. E così lunedì scorso(6 Luglio), sono iniziati i saggi archeologici per realizzare la struttura del Teatro Stabile in Carcere: un momento importante per la città di Volterra, ma anche per tutto il nostro Paese. Armando Punzo, regista e attore, artefice del progetto, insieme a Cinzia de Felice dell' associazione Carte Blanche, ne ha realizzato di fatto l'utopia. Punzo infatti da ben trent'anni dirige la Compagnia della Fortezza-Compagnia formata da detenuti dentro la Fortezza Medicea. La struttura adibita a carcere, è perfettamente incardinata fra le mura dell'architettura medievale della città di origine etrusca, che l'ha resa famosa, arricchendola di turismo internazionale anche grazie al Festival di teatro che si è tenuto per decenni nel mese di Luglio in concomitanza con l'esperienza dentro il Teatro in carcere. Il lavoro di Armando Punzo coi detenuti della Fortezza, è una esperienza artistica che ha fatto il giro del mondo: rientra ad ampio spettro negli studi della letteratura della Storia del Teatro, oggetto di studi, tesi di laurea ed esempio di buone pratiche di lavoro di riabilitazione delle persone incarcerate, secondo un recitato di articolo della nostra Costituzione, da decenni oggetto di salvaguardia da parte della Regione, che ha fatto del territorio toscano un presidio di attenzione e cura delle situazioni carcerarie. La notizia- ufficiale, dell'inizio dei lavori, ha scatenato ire sui social. Su Facebook, dove l'ex Sindaco della città Marco Buselli, dal 2009 e fino al 2019 per due legislature alla guida del Comune in Piazza dei Priori, eletto con Lista civica appoggiata dalle Destre, esterna da cittadino volterrano la sua non contentezza rispetto alla realizzazione del Teatro Stabile in Carcere a Volterra. Nell'aprile 2019, dopo elezioni amministrative, l'attuale Giunta volterrana ha come Sindaco Giacomo Santi eletto in una Lista di centro sinistra dove Dario Danti ricopre il ruolo di Assessore alle Culture. Scrive l'ex sindaco Marco Buselli sul suo profilo personale FB: Se avessi dovuto sceglier delle priorità su cui spendere energie sarebbe stato oggi come ieri (ma con l'emergenza ancor di più) Lavoro, Ospedale, Servizi e Strade(...) Probabilmente ho solo detto quello che molti pensano ed il mio non è neanche un pensiero di cui detengo l'esclusiva(...) Non si fa attendere la risposta di Cinzia de Felice: Il Teatro sarà solo ed esclusivamente di proprietà del Ministero della Giustizia. Ogni lavoro o danneggiamento da riparare non potrà essere a carico della comunità (…) Tutte le carceri italiane sono dotate di sala teatrale (…) il carcere di Volterra pur essendo famoso nel mondo per l'attività teatrale è uno dei pochissimi che non ne è dotato. Si è quindi osteggiata strumentalmente per anni una questione normalissima solo perchè collegata alla nostra esperienza. E prosegue: si getta pubblicamente discredito su chi lavora e opera seriamente(...) facendo arrivare fondi sul territorio e creando lavoro facendo girare la voce orribile e offensiva “che si rubano soldi pubblici”. Questa polemica -sostiene de Felice, è strumentalizzata in chiave politica in una fase in cui i cittadini italiani sono chiamati alle urne per elezioni amministrative in particolare alle elezioni regionali della Regione Toscana. Su FB si sono succeduti post a sostegno del regista Punzo e della Compagnia della Fortezza e post incandescenti con botta e risposta di cittadini volterrani pro e contro il progetto. A questo proposito l'assessore Danti dichiara:ringraziamo in modo particolare l’ex-Garante dei detenuti della Regione, Franco Corleone, per la tenacia dimostrata in tutti questi anni, finalizzata a dare concretezza a un sogno. In meno di un anno - i lavori sarebbero dovuti partire a metà marzo, ma l’emergenza Covid ha rinviato tutto - abbiamo dato la svolta politica necessaria. Questa accelerazione è stata resa possibile dalla determinazione dalla nuova amministrazione comunale di Volterra e da Monica Barni, Vice-presidente della Giunta regionale, che ha saputo coordinare e far dialogare tutte le istituzioni per conseguire l’obiettivo. Al di là del ruolo istituzionale che in questo preciso momento ricopro-continua Dario Danti, mi sento di fare un ringraziamento ad Armando e Cinzia, per tutti: sono persone a cui mi unisce un senso profondo dello stare al mondo da una precisa parte della vita. Quella che accoglie e ri-conosce il valore di ogni forma di vita. Che non ritiene la legge del taglione la cifra per giudicare e condannare, assolvere o rimandare. La parte buona della vita non si misura, si pratica ogni giorno attraverso il dono.

giovedì 2 luglio 2020


renzia.dinca

Pisa- Firenze

Abbiamo in tanti nel cuore il volto dolce e sorridente di Alessandro Fantechi, artista da poco prematuramente scomparso, che con Elena Turchi , sua compagna da molti anni nella vita e sul palcoscenico avevano creato: ISOLE COMPRESE Teatro, Compagnia teatrale che fra Firenze e Prato aveva ideato e portato avanti una piccola rivoluzione nel Teatro sociale. Dagli anni Settanta Fantechi, attore con vocazione al comico e al mimo, passa dal teatro di strada al Teatro ragazzi fino ad approdare al lavoro con pazienti psichiatrici, disabili mentali e fisici, ex tossicodipendenti. Al Teatro di Antella a Firenze nel novembre 2018 (pochi giorni dopo la scomparsa), è stato rappresentato il suo ultimo lavoro: Manifesto, alla presenza oltre che di numerosi colleghi, di un suo estimatore che del Teatro e disagio è Maestro internazionale: Giuliano Scabia. Dell'esperienza di Isole Comprese si ricordano spettacoli memorabili come quello presentato a Volterra nell'ambito del Festival diretto da Armando Punzo Io sto bene del 2006, i Convegni nazionali su Teatro e disagio mentale al Teatro Florida a Firenze, gli spettacoli sempre al Florida-l'ultimo Fondamenti di difettologia. Avevano creato in coppia, sempre a Firenze il piccolo spazio Seipuntozero, una stanza per pochi spettatori. Fantechi ha lasciato come sua eredità il progetto in corso Teatro come differenza. Una eredità passata alla sua compagna nel teatro e nella vita: Elena Turchi. Elena ha un trascorso giovanile di mimo danzatore. Psicologa e psicoterapeuta ha da sempre diviso la sua professione di aiuto con la creazione di spettacoli per e con il disagio fisico e mentale insieme ad Alessandro. Oggi è direttore sanitario del Centro di Solidarietà pratese- Comunità terapeutica Tossicodipendenze. E' da molti anni collaboratrice di Armando Punzo nel lavoro coi detenuti della Compagnia della Fortezza a Volterra. Ora, nel passaggio di consegne, Elena Turchi è su iniziative avviate da Alessandro Fantechi, ha un percorso con diverse associazioni che lavorano su Firenze e provincia su Salute Mentale. Sono, oltre a Isole: Arbus, diretta da Francesca Sanità, Teatro come differenza diretta da Marilena Manfredi, EsTeatro diretto da Paolo Biribò, Arte in corso.



venerdì 29 maggio 2020


INTERVISTA  A ARMANDO PUNZO – COMPAGNIA DELLA FORTEZZA

renzia.dinca

Volterra ( Pisa)

Rumorscena: Cosa è accaduto nelle attività teatrali in carcere  al Maschio di Volterra dal  primo Decreto sicurezza di Marzo, in piena pandemia COVID19?

Punzo: io da solo sono rimasto a lavorare dentro il carcere fino alla seconda settimana di Marzo. Abbiamo preso accordi con la Direttrice  Maria Grazia Giampiccolo per capire come portare avanti  il lavoro e come mantenere i rapporti coi detenuti dall'esterno. La Direttrice, con molta disponibilità, ci ha permesso di continuare il lavoro che stavamo facendo in vista dello spettacolo Naturae che in forma di studio avrebbe debuttato a Luglio, come di consueto da trent'anni nel cortile del Carcere. Abbiamo avuto a disposizione e-mail e video-chiamate attraverso un telefono dedicato della Compagnia oltre ad un PC molto potente per video chiamate sulla Piattaforma ZOOM. Dalla piattaforma ci colleghiamo quasi ogni giorno interagendo da casa nostra coi detenuti-attori dentro il carcere, dove hanno a disposizioni i libri su cui stavamo lavorando  e siamo in continuo scambio di testi immagini  e riflessioni collettive. Oltre al lavoro in continuità con loro, infatti, i collegamenti sempre su Zoom sono con tutti i collaboratori  (siamo anche 50 ogni volta). Le sessioni si svolgono in questo modo: la costumista Emanuela Dall'Aglio, per fare un esempio, propone dei bozzetti  che vengono condivisi come immagini rispetto a conversazioni avute nella seduta precedente, oppure il musicista Andreino Salvadori propone le musiche anch'esse condivise. Stiamo anche lavorando molto sulla Parola, cioè sui testi della futura drammaturgia. Tutto questo in vista di passare alla fase delle azioni dell'allestimento di Naturae. Siamo in collegamento inoltre anche con  gli attori della Compagnia che ora sono usciti dal carcere: Aniello Arena, Giuseppe Venuto (Pino), Placido Calogero, Ibrahima Kandji, Qin Hai Weng, Ivan Chepiha. Questi attori erano sempre ospiti in Carcere durante l'inverno, ora sono assolutamente disponibili alle nostre riunioni  collettive in piattaforma.

RUMOSCENA: Quale è stato l'impatto sui detenuti-attori di questa nuova modalità di lavorare sullo spettacolo?

Punzo: Un impatto molto buono. Abbiamo avuto il beneplacito a livello istituzionale dell'Ispettore Alessio Pistacchi  che ci sta seguendo con molta convinzione in questo nuovo aspetto dell'esperienza teatrale. In realtà abbiamo lavorato su un terreno già conosciuto e praticato dagli attori-detenuti. Uno degli aspetti difficili in questa fase Covid in carcere, è stato infatti quello di una impossibilità assoluta di continuazione in presenza dei colloqui coi famigliari. Per questo sono state attivate le telefonate  skipe in video con le famiglie. Ma già c'era stata sensibilità in precedenza dell' emergenza COVID per avviare  questo tipo di comunicazione: da anni qui si svolgono video telefonate fra detenuti e famigliari.

RUMORSCENA: Quali prospettive ci sono adesso nella Fase2 di riprendere le attività in presenza dentro il Maschio?

Punzo: Nei prossimi giorni capiremo meglio la ripresa. Secondo il nuovo Decreto di fine Maggio, siamo in grado di poter riprendere il lavoro dentro il Maschio. La stagione ci consente di poter fare le prove  all'aperto in cortile, così come ci concede di poter allestire lo studio di Naturae  per l'estate.  Il contagio si sta abbassando ed io sono ottimista. Per quanto riguarda l'accesso agli spettatori: se fino allo scorso anno potevano assistere allo spettacolo circa 300 persone più settanta collaboratori, in questa fase i numeri saranno necessariamente ridotti. Altra buona notizia è che stanno iniziando a riprendere i lavori nel cantiere per la costruzione del Teatro in Carcere, aperto proprio due giorni prima  del   Decreto Covid di Marzo. Invece non abbiamo notizie  e mi preoccupo per gli aspetti economici relativi al progetto ACRI. Ad oggi non abbiamo contatti su questo capitolo col ministro Franceschini e col ministero della Giustizia Bonafede

RUMORSCENA: ACRI ci puoi spiegare di che si tratta?

Punzo: Il progetto a cura di Carte BlancheCentro Nazionale Teatro e Carcere, è nato tre anni fa come esperimento pilota allo scopo di esportare l’esperienza trentennale e il modello operativo della Compagnia della Fortezza di Volterra. E' arrivato oggi alla creazione di una rete nazionale che coinvolge undici fondazioni bancarie e dodici strutture teatrali che operano professionalmente nelle carceri.
Pochi giorni fa si è svolta  in videoconferenza, la riunione ufficiale, che segna la partenza della terza edizione di PER ASPERA AD ASTRA - come riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza, alla presenza del  Direttore di Acri Giorgio Righetti, del Presidente della Commissione per le attività e i beni culturali Marco Cammelli, dei responsabili delle fondazioni bancarie e dei rappresentanti  delle associazioni partner. Il progetto ACRI è firmato da numerose Fondazioni bancarie  che sostengono i mestieri del Teatro come formazione di figure professionali che operano dentro le carceri italiane. Il progetto pilota è incentrato sull'esempio della Fortezza. Prevede scambi  di operatori fra diverse realtà carcerarie da Palermo a Milano e rappresenta un esempio di buone pratiche. In  video conferenza Marco Cammelli ha confermato la volontà delle Fondazioni per una  ripartenza importante ed emozionante allo stesso tempo, che racconta la volontà a livello nazionale di sostenere ancora di più, nel contesto attuale, un progetto di cultura, civiltà e bellezza.
 Il progetto è sostenuto e promosso da ACRI-Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio Spa con Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, Fondazione Cariplo, Compagnia di San Paolo, Fondazione Con il Sud, Fondazione CariSpezia, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, Fondazione di Sardegna, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e vede in partenariato Associazione Baccanica - Palermo, Associazione Gli Scarti - La Spezia, Opera Liquida - Milano, Teatro e Società - Torino, Teatro dell’Argine - Bologna, Teatro Stabile dell’Umbria - Perugia, Cada Die Teatro - Cagliari, Voci Erranti Onlus - Saluzzo (CN), Teatro Necessario – Genova.