mercoledì 1 giugno 2016
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mercoledì 13 aprile 2016
sabato 9 aprile 2016
mercoledì 6 aprile 2016
martedì 5 aprile 2016
mercoledì 16 marzo 2016

giovedì 10 marzo 2016

Posted by renzia.dinca
Genova. Il Teatro dell’Ortica nasce a Genova con l’associazionismo di volontariato nel 1996 come progetto di Teatro di Comunità organizzando corsi di teatro per bambini e adulti fino a diventare tre anni dopo in collaborazione con l’ASL3 di Genova Teatro sociale per soggetti in stato di disagio ed emarginazione. Così nasce il laboratorio Stranità sotto la direzione di Anna Solaro che ancora oggi continua con grande energia e coraggio dopo che sono stati sospesi i finanziamenti che la Regione Liguria aveva assicurato fin dall’inizio- la sua battaglia di impegno civile e artistico attraverso numerosissime iniziative in Liguria fra carcere, progetti formativi con l’Università e le scuole pubbliche di base, conduzione di laboratori teatrali per grandi e piccini, ideazione e produzione di spettacoli con disabili anche in tournée fuori Regione, gruppi di lavoro con donne vittime di violenza di genere.
RUMOR(S)cena: Anna Solaro, sei direttrice artistica, regista formatrice e attrice di un progetto di lungo corso in un settore in cui la grave crisi economica ha ancor più penalizzato i fondi alla Cultura e il settore Teatro e spettacolo dal vivo nazionale oltre che il settore del Sociale. La Regione Liguria in cui operate vi ha azzerato il finanziamento da sempre concesso. Come e perché ben 20 anni fa hai deciso di intraprendere questa straordinaria esperienza di Teatro sociale?
Anna Solaro: nasco come educatrice professionale. Mi occupavo da dentro i Servizi, di povertà, tossicodipendenze, problemi di incapacità genitoriale, donne in difficoltà. A Genova allora, il tessuto privato/sociale era molto forte ed il sistema di welfare molto attivo. In tre anni eravamo in grado come servizi di garantire un reinserimento sociale per esempio negli alloggi popolari, nella cooperazione. Siamo come Gruppo in seguito passati alla grande questione sociale legata al tema basagliano della normalità|disabilità. Con Marco Bonomi abbiamo provato una ricerca nella relazione di cura con una eccellente cooperazione con la USL nel settore della Psichiatria. E’ così che è nata Stranità.
RUMOR(S)cena: qual è il rapporto che esisteva allora con la realizzazione di Stranità e la situazione attuale dell’esperienza?
Anna Solaro: Con la realizzazione di Gruppo Stranità- L’altra bellezza volevamo mostrare attraverso la rappresentazione teatrale e grazie all’espressività corporea, come le persone si trasformino da esseri sofferenti ad una espressività interiore diversa. Abbiamo creato un ponte con le scuole.Del Gruppo fanno parte 30 cittadini di diverse età. E’ un gruppo aperto alla cittadinanza per una azione solidale. Il fine è quello di allentare lo stigma della diversità. Il nostro lavoro è sull’autobiografia e sulla corporeità.
RUMORScena: oggi che la Regione non vi finanzia più avete inventato una azione di crowfunding. Quale è stata la reazione della città di Genova al vostro progetto?
Anna Solaro: abbiamo avuto ben 600 persone che hanno manifestato in nostro favore. Siamo fiduciosi nell’attenzione al nostro lavoro della Regione Liguria. Adesso (18 marzo)saremo a Modena al Teatro dell’Archivolto in tournée col nostro lavoro L’altra bellezza, anche grazie a questo finanziamento che arriva dalla condivisione dal basso.
mercoledì 9 marzo 2016
mercoledì 2 marzo 2016

venerdì 26 febbraio 2016

Buti (Pisa). Riedizione, la numero due per la coppia Giovanna Daddi e Dario Marconcini a distanza di 15 anni, di un lavoro di scalpello nato dalla felice riduzione drammaturgica dell’immensa opera del Bardo tratta dal Macbeth a firma di Andrea Taddei. Davvero la coppia Daddi/ Marconcini continua a stupire per la forza esperienziale unita all’intelligenza creativa che ha ideato da molti anni una fra le più interessanti stagioni toscane a detta di studiosi e critica militante nazionale, una rassegna Piccoli fuochi , un crogiolo di progetti fra cui la residenza di Jean Marie Straub. Da sempre fortemente collegato con Il CSRT di Pontedera, se non altro per la provenienza generazionale di esperienze straordinarie quali quelle originarie del gruppo con i Maestri da Grotowski, Living ed Eugenio Barba, Dario Marconcini dirige da decenni uno spazio il Francesco di Bartolo, un gioiello architettonico della metà dell’Ottocento alle pendici del Monte Serra a pochi chilometri dalla città della Vespa. Già apprezzata da chi scrive per una edizione a Radicondoli nel festival di Nico Garrone e a firma di Taddei anche della regia (con Emanuela Villagrossi e Bruno Viola voci recitanti), questa nuova edizione del Minimacbeth convince per la prova d’artisti e la originale invenzione scenica. Lo spazio infatti viene circoscritto e allestito direttamente sul palcoscenico dove si sale (lo spettacolo è per quaranta persone) e siamo fatti accomodare su due spalti intorno ad un lungo tavolo di legno ricoperto da foglie secche autunnali dove i due Macbeth si incontrano e scontrano, tramano amano e uccidono fino al delirio finale, l’una di fronte all’altro, sopra e sotto il tavolo, sopra e sotto le sedute delle rispettive e simmetriche sedie-trono. La riduzione drammaturgica prosciuga tutti i personaggi che non siano i due e quindi sta-anche e soprattutto, all’invenzione registica e scenografica trovare oggetti e spazi di narrazione evocativi e restituivi della trama. Breve candela, spegniti! La vita è solo un'ombra che cammina, un povero attorello sussiegoso che si dimena sopra un palcoscenico. Questi versi fra i più celebri della tragedia e in realtà collocati nel V Atto, vengono trasposti all’inizio della riduzione drammaturgica e vedono un Macbeth-Marconcini, dotato di insolita capigliatura: una parrucca dalla lunga chioma bianca con maschera (balinese) che reindosserà in uscita dalla scena, una chiusura ad anello, nel finale. La Lady-Daddi, si presenta a sua volta abbigliata con pesante damascato assai elegante da regina e si muove da vera dark lady sensuale e sanguinaria che tutto è pronta a immolare per il Potere, bambini compresi e non, in pasto nella stanza-tavolo desco letto, spazio simultaneo dove tutto si consuma. Tutta l’azione che dura almeno un’ora, si svolge all’interno di un microcosmo spazio-temporale dove le due anime-corpi si aggrovigliano in una sorta di psicodramma dal sapore grottesco, un delirio à deux dove la prova attoriale è sia fisica che mentale e tutta giocata all’interno di un sofisticato gioco di sostituzione anche allegorica. La trama originaria della tragedia è come ammansita, distanziata per prosciugamenti attraverso una mise en abime, un sottotesto che si desume più dalla fitta affabulazione in contraddittorio dialettico fra due interpreti che invece non risparmiano e non si risparmiano in scena. Sino alla cavalcata finale, agita sempre sul tavolaccio nuziale, quella della famosa foresta semovente della battaglia, su cui vengono allineate figure stranianti di eleganti cavalieri di varie fogge (in pasta di legno su intelaiatura metallica creati da Riccardo Gargiulo di pregevole fattura). Un omaggio ai Maestri questo della coppia, in particolare all’Odin Teatret per la cura dell’essenzialità, l’estrema pulizia formale di gesto e segni espressivi.
Scrittura per la scena di Andrea Taddei
con Dario Marconcini (anche regista) e Giovanna Daddi
coreografia e luci di Riccardo Gargiulo
musiche di Shonberg e Madrigali di Gesualdo da Venosa
Visto a Buti( Pisa), il 9 febbraio 2016 al Teatro Francesco di Bartolo
giovedì 25 febbraio 2016
mercoledì 24 febbraio 2016

domenica 21 febbraio 2016
sabato 20 febbraio 2016
venerdì 5 febbraio 2016
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