venerdì 29 dicembre 2017


PISA CRONACA In dieci anni triplicati a Pisa gli italiani poveri. Alla Caritas anche chi ha un reddito CRONACA In dieci anni triplicati a Pisa gli italiani poveri. Alla Caritas anche chi ha un reddito Stipendio e pensione non bastano più. I dati del Rapporto 2016 di Eleonora ManciniPubblicato il 28 dicembre 2017 Ultimo aggiornamento: 29 dicembre 2017 ore 06:46 Vota questo articolo Le donne della Caritas con (da sinistra) Emanuele Morelli, l’Arcivescovo e Francesco Paletti Le donne della Caritas con (da sinistra) Emanuele Morelli, l’Arcivescovo e Francesco Paletti 4 min Pisa, 29 dicembre 2017 - Una tonnellata e mezzo di avanzi della mensa della Cnr recuperata nei primi sei mesi del 2017 e donata ai bisognosi. E’ il peso (purtroppo solo parziale) della povertà nella città di Pisa, dove, in dieci anni, si è triplicata la presenza degli italiani nella schiera degli indigenti. PUBBLICITÀ inRead invented by Teads Ieri mattina, in Arcivescovado, sono stati presentati i dati del XII Rapporto dell’Osservatorio delle Povertà della Caritas Diocesana. Lo spaccato è desolante, mentre avvilente è che si tratti, come ha detto il direttore della Caritas don Emanuele Morelli, di una «fotografia della povertà incontrata da noi della Caritas. Non è quindi una fotografia dell’intera città». I dati presentati sono relativi al 2016 e raccontano che 1.623 persone si sono rivolte alla Caritas, il 4,4% in più rispetto al 2015. Per il 36% si tratta di italiani, ,mentre il 64% è straniero. L’età media delle persone è di 51 anni per gli italiani e 39,5 per gli stranieri. le comunità più numerose, fra quelle che si rivolgono ai centri d’ascolto, sono la romena, la marocchina e l’albanese; cresce l’indigenza anche frai filippini, una comunità con presenze significative nel Comune di Pisa, ma che solo dal 2015 ha preso a rivolgersi alla Caritas. Quasi due terzi delle persone incontrate dalla Caritas nel 2016 è senza lavoro: 990 persone per le quali la quancanza di occupazione costituisce una delle principali cause di povertà. Ma c’è una nuova povertà, quella degli occupati, che dai 71 casi del 2012 passano ai 246 del 2016: «si tratta di gente che percepisce un reddito, da lavoro o da pensione – spiega Francesco Paletti, dirigente dell’Osservatorio e autore, assieme ad Azzurra Valeri e Silvia Di Trani, del Rapporto – ma troppo basso per far fronte alle esigenze. Si tratta, in moltissimi casi, di nuclei familiari. Fra i dati emersi dal Rapporto c’è che 300 persone vivono in «marginalità abitativa», cioé in baracche, roulotte o ruderi, ma anche panchine, porticati o androni di palazzi. Oltre la metà degli assistiti dalla Caritas vive nei Ctp 4 e e 5, mentre il Ctp 3, cioé quello di Putignano, Riglione, Oratoio, coltano, Le Rene, Ospedaletto e Sant’Ermete, è quello con l’incidenza più elevata di povertà in diretta proporzione con la presenza di case popolari. Ma non basta, perché a Pisa, «un quinto delle persone che si sono rivolte a noi – spiegano gli autori del Rapporto – vive in dieci strade: oltre un sesto fra Cisanello e Pisanova, una su dieci al Cep, e poi anche Sant’Ermete, San Martino e San Giusto. La spesa affrontata dalla Caritas per aiutare queste persone è stato nel 2016 di 949.893 euro: «E’ una cifra – spiega Morelli – che comprende mense, docce, pacchi spesa, la Cittadella della Solidarietà e il microcredito. Quasi un milione di euro, sì, che in realtà è sottostimato». I fondi provengono dall’8 per mille della Cei o da collette. Proprio le collette e la donazione privata, ma anche la politica antispreco della Cittadella della Solidarietà sono linfa vitale per l’emporio della Caritas che, in un anno, ha preparato 32.972 pasti per 616 persone, distribuito 2.406 pacchi spesa per 425 famiglie e 140mila chili di generi alimentari, per un valore economico di 644mila euro. «Non si può pensare di affrontare in maniera adeguata le sfide delle nuove povertà – ha detto l’Arcivescovo Benotto – se non si ritorna a proposte educative serie e che siano capaci di rilanciare la bellezza delle relazioni interpersonali e sociali e che aiutino a dare senso e vigore a una vita comunitaria che contrasti l’attuale individualismo imperante».

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